confermare l’agenda monti

by Amicus Plato
MORANDO
A Roma ieri i quindici parlamentari PD sostenitori della continuità dell'”agenda Monti” (Morando, Tonini, Ichino, Ceccanti, Vassallo, Follini e altri) hanno illustrato le loro posizioni.
Rivendicano di avere posto in anticipo la questione che ora i commentatori italiani ed esteri considerano dirimente. E i sondaggi, che dànno il gradimento a Monti oltre il 50% malgrando la recessione e l’IMU, confermano.
Quando la sollevarono, suscitarono l’ironia degli avversari interni (Franceschini parlò di questione metafisica), ora sono Bersani e i suoi a sentirsi pressati.
L'”agenda Monti”, dicono, deve essere confermata nella prossima legislatura, sostenuta da una chiara maggioranza politica. Questa maggioranza non può essere quella attuale, come vorrebbe Casini, troppo eterogena e condizionata dal populismo antieuropeo di Berlusconi (“non sarebbe male che la Germania uscisse dall’euro” ha detto il Cavaliere), ma un’alleanza sinistra-centro.
La cosa migliore sarebbe che fosse ancora Monti a guidarla, per questo alcuni dei 15 vorrebbero evitare le primarie, ma tutti concordano che ai candidati delle primarie la questione della continuità debba essere posta come dirimente. Un’asticella per i candidati, ha concluso Morando, hic Rhodus hic salta.
Ma cosa si intende per “agenda Monti”? Non semplicemente quello che è stato fatto o impostato, che pure è largamente positivo, e non va rinnegato, come vorrebbe chi ha promosso il referendum per ripristinare l’articolo 18, quanto uno sviluppo coerente di un indirizzo e di uno stile di governo fatti di
– responsabilità verso l’Europa e al tempo stesso autorevolezza e coraggio nel partecipare alla costruzione delle politiche e delle istituzioni europee;
– sobrietà ed estraneità alla demagogia: “dire la verità al paese”, senza cercare capri espiatori o illusorie scorciatoie, per una situazione che è primaria responsabilità dell’Italia e sopratutto della sua classe dirigente;
– sviluppo coerente su base pluriennale di una politica di rigore nella spesa e di liberalizzazione, integrata da riequilibrio fiscale e riforma degli ammortizzatori e delle politiche sociali;
– riforma della politica basata sull’integrale trasparenza degli atti della pubblica amministrazione, fatte salve le esigenze di sicurezza e di tutela della privacy, nella convinzione che sia l’antidoto, più efficace delle inchieste giudiziarie e giornalistiche, agli sprechi e alle malversazioni.
Nel PD prevale però l’ambiguo atteggiamento di considerare l'”agenda Monti” una parentesi, quando non un indirizzo sbagliato o al più un modo per scaricare su un tecnico il necessario e sgradevole “lavoro sporco”, in attesa del “ritorno della politica”.
Non si capisce che il discredito della politica che ha costretto a chiamare in servizio il tecnico Monti si è aggravato non solo per gli scandali, ma per l’incapacità delle forze politiche di approvare le riforme che rivendicarono alla loro esclusiva competenza (“Monti pensi all’economia, al resto pensano i partiti” si disse al momento dell’insediamento del Governo).
Siamo al punto che i presidenti delle regioni, gelosissimi delle loro competenze costituzionali, chiedono al Governo di intervenire per decreto sulla disciplina delle loro assemblee.
Gli italiani hanno paura del “ritorno della politica”, a meno che questa non faccia suoi gli indirizzi e lo stile che Monti propone.

3 thoughts on “confermare l’agenda monti

  1. mariano guzzini

    Da molti anni mi trovo bene con l’agenda “Quo vadis” nella versione Rigiro. Qualche anno ho usato le agendine della camera dei deputati, che mi passavano gentilmente amici parlamentari e che nelle riunioni facevano fico. Adesso però è meglio evitarle.

    L’agenda Monti è scomoda. Non c’è spazio per scriverci niente. E’ tutto già scritto, con quel tocco di arroganza e di puzzetta sotto il naso che non sempre si può perdonare (esodati, Ilva, Marchionne, attacco alle Province e alle Regioni, e via così).
    Anche se mi chiamo Mariano, preferirei il Mario che combatteva contro Silla stando dalla parte di quello che all’epoca si chiamava popolo, a questo che non mi pare sia soprattutto preoccupato di coloro che diventano sempre più poveri.

    L’agenda del governo che vorrei dovrebbe invece
    mettere al primo posto l’equità, tentando di riavvicinare la forbice tra chi diventa sempre più ricco e chi diventa sempre più povero.
    Sbaglierò, ma non mi pare che sia questa la preoccupazione dei tecnici di Monti, di Monti e della sua cosiddetta agenda.

    Si può essere europei, europeisti e democratici europei in molti modi. E’ invece impossibile che si possa essere contemporaneamente europeisti di destra ed europeisti di sinistra. Bisogna scegliere. Come in ogni altro stato europeo.

    Oppure mescoliamo tutto. E ci chiamiamo tutti democratici di sinistra, liquidi, a vocazione confusionaria: un modo come un altro per perdere le elezioni. Tanto c’è Monti.

  2. il discorso di Mariano si fa sempre più asciutto: Monti è di destra, punto. Si deve scegliere tra destra e sinistra, punto.
    Non credo che Monti sia di destra, direi che è un uomo di centro, i suoi riferimenti, l’ha detto lui stesso, sono quelli dei popolari europei e tedeschi in particolare (economia sociale di mercato, a cui si richiama spesso anche Prodi).
    In questo momento è necessaria, lo dice anche Bersani e non solo per una questione di numeri, un’alleanza tra sinistra riformista e centro.
    Quanto al programma, ormai credo sia chiaro che non c’è equità senza crescita e viceversa. Confermare e sviluppare l’agenda Monti in questa direzione dovrebbe essere l’impegno del PD, chiunque sia il futuro Capo del Governo.

  3. Barone Barolo

    Segnalo l’odierno articolo di Salvatore Vassallo pubblicato sul quotidiano del PD, in tema di probabili risultati elettorali

    http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137500/il_rischio_ingovernabilita

    Ecco dunque finalmente i dati, certificati dall’autorevolezza di Vassallo, che ci dicono una cosa che in realtà era già nota a tutti, ma di cui inspiegabilmente non si parla: stando così le cose, il PD perderà le elezioni — niente eufemismi, essere il primo partito non è vincere le elezioni, se poi non si è in grado di formare un governo.

    Un partito che, non riuscendo a conquistare un voto nonostante l’assenza di competizione, neanche si interroga sulle ragioni di questo fallimento ma si accinge ad andare alle elezioni senza fare nulla per vincerle, dovrebbe essere oggetto di studio. Da parte di psichiatri, prima ancora che di politologi.

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