un punto fermo

by Amicus Plato
strada sbarrata
Si poteva pensare che, finito anticipatamente il mandato di Gramillano come sindaco di Ancona, il Pd avrebbe attraversato un periodo di confusione. Favorito dalle procedure per la scelta del nuovo candidato: elaborazione di programmi, formazione della coalizione, regole per le primarie e, nel frattempo, riunioni di gruppi e correnti.
Non è andata così e la ragione sta proprio nella decisione di Valeria Mancinelli di proporsi immediatamente come candidata. In questo modo è stato messo un punto fermo, sia per chi condivide la candidatura, sia per chi ne preferirebbe un’altra.
Una proposta c’è già: ciò dà sicurezza agli elettori del Pd e avvia la discussione di merito.
In secondo luogo, fa chiarezza su un punto che sarebbe potuto rimanere irrisolto ancora per diverso tempo: ci saranno le primarie. Nel momento in cui un candidato è già in campo, chi non lo condivide ha un solo modo per competere, quello di proporne un altro.
E’ possibile naturalmente che le primarie non si tengano, ma solo nell’eventualità che non ci siano concorrenti; non perchè qualcuno più in alto deciderà che non si terranno.
Questo è un punto importante. Infatti, fin dal giorno dopo della presentazione della candidatura di Mancinelli è cominciata una singolare campagna all’unisono nella stampa locale: secondo la quale, dato che il PD non è unito sulla candidatura – e come potrebbe esserlo fin da subito? – ci sarà prima o poi un intervento dall’alto che imporrà il ritiro della candidatura e di altre che nel frattempo fossero avanzate, per imporre un “candidato unitario”.
E si fa anche il nome, quello del rettore dell’Università Marco Pacetti: il quale, in un’intervista al Corriere Adriatico, si guarda bene dall’accreditare la proposta, ma ci pensa il giornale con una bella foto di lui insieme a Bersani; quasi a dire che la sua eventuale candidatura avrebbe l’appoggio del segretario del PD.
Non so se questa proposta sia frutto della fantasia della stampa o abbia qualche riscontro nel PD – nessuno nel partito, di fatto, l’ha avanzata – ma sarà bene chiarire che l’ipotesi che si rinunci alle primarie per una qualche iniziativa romana, per di più a favore di un candidato esterno al partito, è fantascienza. Ci vorrebbe una situazione tale da giustificare un commissariamento del partito, che per fortuna non c’è. Ancona non è Napoli e d’altra parte a Napoli, il candidato unitario ed esterno voluto da Roma andò incontro ad una sonora sconfitta.
Bersani non ha alcuna intenzione di occuparsi di Ancona e nei prossimi mesi avrà altro a cui pensare: vincere le elezioni, formare il Governo in caso di vittoria; e poi, l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e l’avvio del congresso per scegliere un nuovo segretario del PD. E se mai se ne dovesse occupare, non smentirebbe se stesso, visto che ha avuto il coraggio di accettare la sfida lanciata da Renzi, malgrado che, lui sì, avrebbe potuto, a norma di statuto, evitarla.
Chi vuole proporsi candidato del Pd e della coalizione che intorno ad esso si riunirà, ha una sola via, quella di partecipare alle primarie.
Altre strade sono impraticabili.

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