quale riforma elettorale

by Amicus Plato
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Tutti a dire che prima di un eventuale ritorno al voto, occorre rifare la legge elettorale. E, anche se avrebbero potuto pensarci prima, hanno ragione, perchè il Porcellum ha i difetti che conosciamo (vedi il post “Cui prodest Porcellum?”).
Ma quale legge? Sembra che si sottintenda: una legge elettorale che non consenta lo stallo in cui siamo a seguito delle elezioni di domenica e lunedì scorsi. Ma esiste? A meno di non ipotizzare di estendere al Senato il premio di maggioranza nazionale eliminando quelli regionali, lo stallo probabilmente rimarrebbe anche con la migliore legge. Senza contare che il difetto del Porcellum non sta nei premi regionali ma nell’entità eccessiva del premio nazionale, che consente al centrosinistra di avere 340 seggi alla Camera con meno del 30% dei voti. Vediamo alcune possibilità.
Per eliminare le liste bloccate si potrebbe reintrodurre le preferenze. Sarebbe probabilmente un colpo basso per Grillo, che ha candidati poco conosciuti e si vanta di fare campagna senza soldi, ma a parte questo aspetto, non si vede perchè il risultato di ieri non potrebbe essere replicato.
Si può pensare ad una legge proporzionale con soglia di sbarramento, ma un simulazione sui dati di lunedì mostrerebbe che si avrebbe ugualmente un Parlamento bloccato, con la sola differenza che il centrosinistra non avrebbe la maggioranza neppure alla Camera.
Un sistema di collegi uninominali ad un unico turno? Probabilmente ne farebbe le spese Monti con la sua Scelta civica, ma il Parlamento sarebbe ugualmente diviso in tre, e si riproporrebbe il problema delle alleanze. Si veda l’esempio delle ultime elezioni politiche nel Regno Unito. Può darsi che, considerando che l’insediamento di PD e PDL è più differenziato sul territorio mentre quello di Grillo è più uniforme, i primi due partiti sarebbero più forti del M5stelle ma nessuno avrebbe la maggioranza assoluta. A meno, naturalmente, di uno spostamento significativo dei consensi.
Forse il sistema più appropriato sarebbe quello con collegi uninominali e due turni, purché, però, l’accesso al secondo turno fosse consentito solo ai primi due e non a chi ha raggiunto una certa soglia (di solito si indica il 12 o 15%). Ma è tutto da dimostrare che l’esito sarebbe quello di una maggioranza compatta.
Il fatto è che le elezioni ci consegnano un Parlamento diviso in tre forze di dimensioni analoghe più una quarta più piccola; e che, soprattutto, tra queste forze ci sono differenze, dovute al programma e all’avversione reciproca, difficilmente componibili.
Non c’è, in altri termini, quella solidarietà costituzionale fondamentale che ha consentito nel Regno Unito a Cameron e Clegg, visti i risultati elettorali, di accordarsi una settimana dopo essersi combattuti. Questa condizione non è destinata a cambiare a breve termine. E quello che si potrebbe fare con una nuova legge elettorale non è diverso da quello che si dovrebbe fare oggi per garantire un governo.
Insomma, la legge elettorale è sicuramente da cambiare, ma il problema odierno della governabilità non deriva da essa.

One thought on “quale riforma elettorale

  1. A mio parere si può conciliare l’esigenza di governabilità con quella di ridare lo scettro all’elettore con un sistema a doppio turno simile a quello dei comuni e province.
    Al primo turno ognuno vota per la propria bandiera.
    Al secondo si è chiamati a scegliere tra i primi due classificati.
    Nei comuni e province funziona, secondo me funzionerebbe anche a livello nazionale.
    Poi il sistema perfetto non esiste: è stato citato l’esempio inglese che è un uninominale secco (vince chi arriva primo in ogni collegio), ma alle ultime elezioni non ha dato una maggioranza a Cameron.
    Negli Stati Uniti esiste il problema che le elezioni presidenziali non comportano un rinnovo completo di Camera e Senato per cui ad esempio Obama gode di una maggioranza al Senato ma non alla Camera.
    Tutto comunque meglio del “Porcellum” compreso il ritorno al secondo me ingiustamente vituperato Mattarellum che ha garantito 5 anni di governo al centrosinistra (1996-2001) e 5 al centrodestra (2001-2006) a dimostrazione che era un sistema equilibrato.

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