vincitori e sconfitti

by Amicus Plato
servillo
Il PDL perde quasi la metà dei suoi voti del 2008, eppure canta vittoria.
Il fatto è che solo sei mesi fa la previsione era anche più catastrofica e il PDL rischiava l’implosione e l’irrilevanza politica. In questo modo, rimane sul campo e può essere determinante per la formazione del nuovo governo e, prima ancora, nella scelta del nuovo Presidente della Repubblica. I suo elettori affezionati sono contenti: per loro, decisivo era impedire che il centrosinistra potesse governare da solo. E tanto basta.
Il risultato del PDL si differenzia nelle diverse regioni: si vede che, a venti anni dalla nascita di Forza Italia, il PDL ha messo radici in diverse regioni, del nord (Lombardia) e del sud (Campania, Sicilia), dove esiste un suo sistema di potere in parte indipendente dalla stesso Berlusconi. In altre, tra cui le Marche, l’insediamento è sempre rimasto fragile e il PDL non ha mai superato lo stadio del partito di opinione legato strettamente al leader. Alleanza nazionale aveva portato dentro una qualche organizzazione di partito, ma dopo l’uscita di Fini e la nascita di Fratelli d’Italia, anche questa scompare.
Sull’altro fronte, il PD conquista la maggioranza dei seggi ma è dato per perdente. Non solo non riesce ad intercettare la frana del PDL e del centrodestra (meno 18 punti), ma perde molti voti verso Grillo.
Nelle Marche il deflusso è così forte che il M5stelle diventa il primo partito, risultato molto diverso da quello delle regioni “rosse”, a cui talvolta le Marche sono state accomunate.
Se si guarda l’andamento dei sondaggi, si vede che il risultato del PD non è molto diverso dai dati che gli venivano attribuiti durante tutta la gestione Bersani. Con un solo picco, quello in occasione delle primarie, quando il PD guadagnò in un mese i 7-8 punti percentuali che poi progressivamente ha perduto. Segno che il rinnovamento della politica a cui le primarie avevano alluso, e che Grillo ha cavalcato, non è stato coltivato come tema dell’impegno del partito e della campagna elettorale.
Molti elettori che si avvicinarono allora, attratti più da Renzi che da Bersani, se ne sono andati e poco è stato fatto per trattenerli.
Il PD ha mancato la vittoria non per la rimonta di Berlusconi, ma per l’emorragia di voti verso il Movimento 5 stelle.
Ha fatto conto sul Porcellum, che può consentire di avere la maggioranza assoluta nei due rami del Parlamento con un terzo dei voti, per non rischiare la conquista di nuovi consensi.
E’ prevalsa una linea conservativa per quanto riguarda l’insediamento sociale di riferimento, il programma, i candidati (non basta la giovane età), le forme della ricerca del consenso.
Basta andare sui siti regionali e provinciali del PD delle Marche per rimanere sconsolati per la povertà di contenuti, di stimoli e di partecipazione; proprio nel momento in cui i social network acquistano un’importanza decisiva per coinvolgere gli elettori.
Iniziative pochissime, scontate e frequentate solo da elettori affezionati. Il Porcellum, con le sue liste bloccate, ha contribuito all’apatia, dando una posizione di rendita ai candidati eleggibili e demotivando gli altri.
Il dato marchigiano è particolarmente negativo. Occorrerà riflettere, senza scansarlo ancora una volta con sufficienza, come si è fatto quando Renzi vinse le primarie di un partito il cui gruppo dirigente era schierato quasi all’unanimità per Bersani. Il fatto è che il PD delle Marche non è mai esistito come organizzazione dotato di un pensiero autonomo e di capacità di mobilitazione: appiattito sulla propaganda della Giunta regionale, per quanto riguarda le questioni di programma, impegnato solo sui giochi di vertice (la stucchevole discussione sul cd Modello Marche) non ha identità nè iniziativa.
E ora le elezioni mostrano che il suo modello di gestione del consenso e controllo del territorio anche nelle zone di più forte insediamento (vedi Pesaro) va verso il tramonto.

5 thoughts on “vincitori e sconfitti

  1. Condivido l’analisi.
    Il TG3 Marche di oggi ha ospitato due interviste a Spacca e Ucchielli.
    Spacca si doleva per il fatto che le elezioni nazionali non avessero convalidato il “Modello Marche” a lui caro.
    Ucchielli si compiaceva del fatto che la coalizione (grazie al Porcellum, ndr) avesse migliorato i risulati del 2008 (10 deputati invece di 8 e 5 senatori come nel 2008).
    Evidentemente non basta lo “tsunami” di Grillo, per smuovere certa gente ci vuole proprio un “terremoto”.
    Sento che sta per arrivare, a cominciare dalle prossime elezioni comunali di Ancona.

  2. mariano guzzini

    Sigmund Freud in una analisi che può essere usata anche per valutare il livello della crisi della politica che attraversiamo, scrisse che quando un cristallo si rompe lo fa secondo le sue direzioni di sfaldamento.
    In Europa è difficilissimo correggere gli errori dei burocrati con un pochino di dialettica tra la destra del PPE e la sinistra dei socialisti. Tanto che c’è chi guarda con speranza all’eventuale vittoria della SPD nelle future elezioni tedesche.
    In Italia in generale, ma nelle Marche in particolare, c’è stato un lavorìo non privo di contenuto politico, tendente a sfumare la differenza tra destra e sinistra allo scopo di rincorrere il cosiddetto centro. Quello dei professori e delle terrificanti nobildonne della lista Monti che meriterebbero un ritrattino di Ennio Flaiano o di Pasolini.

    Inoltre – peggio ancora – si sono date buone tutte le banalità populiste senza correggersi mai ma cedendo sempre ad ogni argomento classico della destra. Cedi oggi, abbozza domani, si sono definite precise direzioni di sfaldamento di quella che un tempo si chiamava “linea politica”, e che in questa campagna elettorale demenziale fatta senza una lira e senza un partito locale che non può affittare circoli ha rotto una parte della cristalleria quantificata in tre milioni e 450 mila voti, con molti che hanno votato Grillo (un 23% dei voti a Grillo proverrebbero dal Pd, il 32% al Pdl, ma chissà se è vero).

    Quello che è certamente vero è che si è rotto un cristallo che avevamo già parecchio rigato, secondo direzioni di sfaldamento note ed eterodirette dalla destra finanziaria. Se non si parla mai di politica, basta un Grillo per portarti via milioni di voti, impedendoti di vincere le elezioni e perdendo nelle Marche una egemonia che non c’è più da molto, molto tempo.

    La prevalenza del cazzeggio sui saggi da rivista ha fatto il resto. E la ben nota viltà degli intellettuali che li fa accorrere a sostegno del Vincitore. La corsa a innamorarsi di Grillo è appena cominciata. Continuerà alla grande.

    E’ giusto così? Probabilmente si. Il principio maggioritario fotografa la realtà, e la determina ulteriormente.
    E’ vero che la politica è anche un buon affare privato, che consente di vivere meglio. Se il Pd sarà ancora nelle mani di chi punta a usare la politica per cavarsela al meglio le direzioni di sfaldamento note si spaccheranno sempre più.

    Resta presente come un convitato di pietra il “mostro buono di Bruxelles”. Nei confronti del quale si può essere di destra o di sinistra. Dentro o fuori il Pd, nel caso probabile che nel Pd non lo si possa più. E che l’allegria non sia più difendibile. E neppure il quieto ridere.

  3. La tua analisi sulla sconfitta nazionale (si, sconfitta)è più che condivisibile. Sottolineo alcuni aspetti, decisivi secondo me, e che molti di noi avevano segnalato in tempi non sospetti. Il primo, l’aver di fatto accettato il porcellum (non accettando nessuna dele mediazioni proposte), convinti che avrebbe comunque pagato. Il secondo, determinante: aver lasciato a Grillo e Berlusconi le maggiori critiche a questa (sottolineo questa) Europa e alla politica del fiscal compact della Merkel; intestandosi implicitamente le manovre di Monti. Si potrebbe aggiungere che anzichè il berlusconismo, proprio il conservatorismo montiano dovesse essere individuato come avversario, affermando con più forza la teoria delle due grandi famiglie europee che tornano ora a contrapporsi sulle politiche per il lavoro e la tutela dei redditi. Ogni volta, che Bersani ha pronunciato quella frasetta “se vinciamo con il 51, ci comportiamo come se avessimo iil 49”, ogni volta si sono aperti i rubinetti, fino al famigerato incontro con la Merkel. Da quel giorno (D’Alimonte dixit) da Pd a M5S è tracimato uno 0,5 % al giorno. I giovani se ne sono andati praticamente tutti (13% contro addirittura il 16% di Pdl e il 50% di M5S)
    Sul caso Marche (M5S 32% e primo partito), occorre prendere atto che dalla società che non ti aspetti è venuta la maggiore richiesta di liberaqzione e cambiamento. Non conosco i flussi e non ho ricette; forse l’arretratezza dei partiti, del partito, da più anni al potere nelle sue diverse configurazioni e sfumature credo sia alla base di quel risultato. L’esplosione della disoccupazione (in una regione che 5 anni fa’ ha sfiorato il pieno impiego) e della cassa integrazione ha fatto il resto(2 parlamentari grilline da Fabriano, 2 da Jesi, qualcosa vuol dire). L’analisi del PD regionale è a dir poco sconcertante. Ma io che posso dire da semplice elettore…Se non che comincio a capire megliuo il meccanismo oligarchico-populista delle primarie. Chi può capire, capisce..

  4. Sono abbastanza d’accordo con marbi
    In effetti Bersani ha commesso due gravi errori:
    1) sposare l’Agenda Monti pensando che l’Italia sia come un’azienda che per rilanciarla bisogna innanzitutto “tagliare, tagliare, tagliare”.
    In realtà l’Italia è un’azienda in crisi perché non investe in innovazione.
    2) Non coinvolgere Renzi nella campagna elettorale, se non negli ultimi giorni.

    A questo aggiungiamo che già dalle reazioni dei maggiorenti del partito alla “non vittoria” si capisce che c’è anche un problema di correnti e di linea politica, per cui c’é chi parla di governissimo, chi di governo tecnico, magari affidato a Giuliano Amato (il nuovo che avanza…), chi di governo di scopo (l’unica proposta che condivido).

    P.S. A proposito, l’immagine in alto è di Toni Servillo in “Viva la libertà“, film profetico quanto “Habemus Papam” lo è stato per le dimissioni di Benedetto XVI.

  5. @Raniero. Bersani non ce lo vedo proprio a Parigi a cercare se stesso e il suo amore giovanile. Anche se a pensarci bene, un gemello brillante ce l’ha anche lui ( a La7)

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