punto di partenza

by Amicus Plato
MANCINELLI
Valeria Mancinelli vince le primarie del PD per le elezioni amministrative del 27 maggio. Buona partecipazione (4700 elettori, come in quelle di 4 anni fa), risultato netto: 57 a 43.
Va dato atto a Stefano Perili, segretario comunale del PD, di avere pilotato la barca con coraggio e abilità: ha operato per concludere l’esperienza della Giunta Gramillano e scegliere un candidato attendibile tenendo unito il partito. I due candidati, Mancinelli e Foresi, hanno cooperato con una competizione corretta che fa bene sperare in un impegno concorde nelle elezioni.
Nessun trionfalismo: il PD rimane un progetto semi fallito, in città è diffusa la convinzione che sia ora di mandarlo all’opposizione, ma perlomeno le primarie dimostrano che il partito è vivo. Un buon punto di partenza.
E’ stato importante, forse decisivo, l’approccio di Mancinelli alla competizione. Candidatura autonomamente decisa, senza attendere un’investitura, e un discorso chiaro e convincente su un punto apparentemente metodologico e istituzionale, in realtà dirimente: recuperare lo spirito e la lettera della legge sull’elezione diretta del Sindaco, pervertiti dalla pratica politica degli ultimi anni: è il Sindaco, non i partiti, che sceglie gli assessori. Questi non sono nè i consiglieri più votati nè i rappresentanti di partiti e correnti, ma la squadra del primo cittadino, che è eletto dal popolo e ad esso risponde.
Inoltre, i consiglieri eletti della coalizione di governo prendono insieme, a prescindere dalla loro appartenenza di partito, le decisioni che a loro competono. Coerente con questa impostazione lo sbarramento all’alleanza con Favia: niente di personale ma la presa d’atto che Favia è stato negli anni scorsi il rappresentante più deciso dell’orientamento opposto; quello secondo il quale i partiti decidono tutto: composizione della Giunta, presidenza delle aziende, perfino i dirigenti comunali. Un orientamento che ha sfibrato la maggioranza di Gramillano e ha condannato il Comune alla paralisi.
Non è un’innovazione da poco, perchè contrasta con una prassi che non è certo solo del Comune di Ancona ed è tra le cause non secondarie della sfiducia nella politica.
Molta strada c’è ora da fare. Programma, squadra, una visione complessiva dello sviluppo della città e dei rapporti con la Regione che faccia da sfondo al realismo e alla concretezza che Mancinelli vuole porre a fondamento della sua campagna elettorale, e, se le cose le andranno bene, della sua amministrazione.
Alcune cose sono state dette durante le primarie, altre si dovranno dire, altre ancora approfondire. Va anche migliorata, a mio parere, la comunicazione. Giustamente la candidata rivendica la sua personalità, non vuole mascherarsi per la ricerca del consenso purchessia. Ma qualcosa si può cambiare senza venire meno a questo principio: non potrebbe ad esempio riporre quell’impermeabile del tenente Colombo? Per fortuna che arriva la buona stagione.

2 thoughts on “punto di partenza

  1. mariano guzzini

    Essendomene andato dal pd non sono neppure andato alle primarie. Il che non significa che non sia contento del risultato e che non mi auguri per la città dove passo le mie giornate una giunta e un sindaco di sinistra. Valeria la conosco e la stimo da sempre, così come, del resto, Foresi. Perilli l’ho conosciuto dopo (ma ne frequentavo il padre), e quello che scrive Silvio lo sottoscrivo.

    Semmai mi formalizzo meno sull’impermeabile di Valeria, che spero non sia una questione di fondo, tale da farci litigare di nuovo.

    Ciò detto staremo a vedere gli sviluppi. Mettiamo che Perilli (o Valeria) siano il generale Custer e cavalchino al piccolo trotto verso Little Big Horn in una bella primavera di sole.
    Riusciranno i nostri eroi a non farsi decimare dal Toro Seduto della demagogia grillesca e del qualunquismo di destra?
    Certo, ci sono tantissime differenze. La prima delle quali è che quella volta era Toro Seduto ad avere ragione, mentre stavolta Quattrini ha torto, e D’Angelo puranco.
    Però faccio notare che – come fece ai tempi il Custer – troppi reparti della sinistra se ne vanno altrove senza una rigorosa strategia ben documentata e lungimirante, mentre sarebbe meglio essere compatti e fare fronte comune perché la battaglia sarà durissima.

    Come ci suggerisce Giorgio Napolitano siamo tutti in campagna contro il fanatismo negatore e distruttore della politica. Per non fare la fine del Sor Custer a Little Big Horn bisogna essere tutti uniti fin dall’inizio. Non solo Valeria e Stefano, ma tutta quanta la sinistra cittadina.

    Ancona fino ad oggi non è mai stata qualunquista. Al contrario ha sempre mostrato una identità democratica e antifascista. Tuttavia quelle doti stanno smottando e sembrano appannarsi. Vediamo di dare loro una lucidata, per difendere l’allegria.

  2. Mi trovo d’accordo con Guzzini, finalmente, almeno su un punto: non è coerente che a votare per le primarie di partito vadano non iscritti a quel partito (e addirittura -come ho sentito- persone che scelgono di non andare a votare alle elezioni vere).
    Anch’io conosco molti degli attuali candidati a sindaco e fra questi, da più di 30 anni, Valeria Mancinelli: per questo ritengo possa tornare utile una riflessione metodologica.
    La riforma istituzionale ed elettorale delle Province e Comuni (ormai molto rodata) era frutto di un compromesso: elezione diretta del sindaco, ma sua sottomissione al Consiglio comunale il quale decide -dando indirizzi e approvando atti fondamentali- se il Sindaco possa restare in carica.
    Per questa configurazione e bilanciamento tra i poteri municipali, l’atteggiamento di un sindaco non può prescindere da un lato dal relazionarsi con i consiglieri comunali ed i rispettivi partiti di appartenenza in maniera rispettosa; dall’altro non può presentarsi come un esecutore di un programma scritto da altri (e cioé dai partiti).
    L’attuale commissario prefettizio dimostra come il tecnico -ammesso che lo sia- non è utile per un buon governo, mentre sarebbe molto importante avere un mix fra capacità, passione, conoscenza della città, delle persone, della burocrazia.
    Sempre da un punto di vista metodologico, un grande sindaco dovrebbe esprimere una sua idea di città.
    Il contenitore o, per rimanere all’aforisma, il vestito non deve prevalere sul contenuto.

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