a dieci giorni dal voto

by Amicus Plato
ancona
A pochi giorni dal voto, non è facile fare previsioni sull’esito delle elezioni ad Ancona.
La campagna è poco visibile: qualche banchetto in piazza, l’unico che fa comizi è Grillo. Tranne lui, i big disertano la piazza. Il PDL ci crede poco alla vittoria: ha promesso i voti a D’Angelo e praticamente si è tirato fuori. Il PD regionale e nazionale si occupa d’altro, preso dai (gravi) problemi nazionali e dalle (ridicole) trattative sul rimpasto regionale. Sta di fatto che nessuno corre in aiuto. Ma forse è meglio così, potrebbero fare danni.
La campagna è sotto traccia, si svolge in una miriade di microincontri di candidati. La più attiva è Valeria Mancinelli, che sta toccando migliaia di persone. La sua è obiettivamente la candidatura più forte, per capacità e reputazione. Nei confronti prevale per la chiarezza di esposizione e la conoscenza dei problemi. La accusano di essere troppo “concreta”, di non fare sognare, ma è più importante un’immagine autentica che una posticcia. Il suo vantaggio dipende anche dal fatto di essere partita in anticipo, cosa che a torto le fu rimproverata.
I suoi handicap non sono propriamente suoi, ma del suo partito: il disincanto degli anconetani per i quattro anni di amministrazione Gramillano e lo stato non brillante del PD dopo le vicende della elezione del Presidente della Repubblica e i primi passi del Governo Letta, come incideranno sul voto?
Il PDL è tradizionalmente debole nelle elezioni locali, si appoggia sulla lista D’Angelo che è un’incognita. Tra gli stessi pidiellini il loro candidato suscita perplessità. “Ma” ti dicono ammiccando “conosce un sacco di gente importante”.
La stampa applica rigorosamente la par condicio. Nella rete i candidati sono moderatamente attivi, il dibattito è scarso. Perfino i grillini, che nelle elezioni politiche hanno avuto nella rete uno strumento decisivo, sembrano opachi.
Nei confronti pubblici, quelli che dànno l’idea di sapere di cosa parlano sono soprattutto Mancinelli, Pesaresi e Tombolini, che forse convergeranno al secondo turno.
SEL non si schioda da un approccio da sinistra del PD, fa tutta la campagna sull’avversario ex alleato e ha inevitabilmente un raggio di azione limitato.
Quattrini, candidato 5 stelle, è funereo, portatore di una linea fortemente dirigista: se fosse sindaco la città sarebbe paralizzata, peggio di oggi.
D’Angelo fa leva sulla sua figura istituzionale, ma ammicca agli elettori di Grillo: “Sono un grillino istituzionale”, dice. E nel dibattito televisivo, dopo avere litigato con Quattrini, gli tende la mano: “abbiamo un obiettivo comune, mettere la sinistra fuori dal Comune”: un avance per il secondo turno?
Il suo programma è raffazzonato, un assemblaggio di suggestioni raccolte da questa o quella categoria di elettori.
Gli altri candidati concorrono solo per entrare in Consiglio comunale.
E’ una campagna incerta, viene dopo gli scossoni della crisi comunale e delle elezioni politiche. “Ma al dunque”, dice Valeria Mancinelli, “confido che gli elettori vadano alla questione fondamentale, che la città ha grande bisogno di un governo efficace, e io sono in grado di garantirlo”.

4 thoughts on “a dieci giorni dal voto

  1. mariano guzzini

    La domanda che a me sorge spontanea è la seguente: se tutti quelli che avrebbero il dovere di passare dal capoluogo delle Marche per dare una mano a fare campagna elettorale hanno ben altro da fare altrove, per quale ragione ragionevolmente ragionevole io dovrei abbandonare le mie occupazioni per andare al seggio e votare? Per partecipare ad un sondaggio più preciso degli altri consegnando alle cronache l’opinione dei concittadini sulle forze politiche attuali? Ma cosa vuoi che sposti un voto in più o uno in meno nel calderone complessivo!
    Se il Comune di Ancona è irrilevante per i grandi professionisti della politica praticata, figurarsi quanto è irrilevante per un dilettante emerito, oggi fuori da ogni riunione e da ogni potere immaginario…

  2. La scelta e la pretesa di così tanti candidati a concorrere a consigliere comunale(495) e a sindaco (10)desta in me, non scalpore, ma tenerezza. I centri decisionali, per quel poco di risorse che si possono ancora spostare, è da tempo altrove, ben oltre gli organi dei partiti e gli amministratori comunali. Come modo per arricchirsi o arrotondare, poi, la politica è diventata d’improvviso outdate. Resta, forse, un modo per pensionati benestanti di impegnare il tempo in alternativa alla canna da pesca, un divertimento per ragazzi bene che vogliono giocare alla politica, avvocati e medici stanchi di scrivere ricorsi e ricette e desiderosi di veder riconosciuto il loro decisivo punto di vista. Qualcuno lo fa come fosse un dovere, spinto da presunti capibastone. 500 anconitani che giocano alla Ballarò comunale. Ma rinunciare al giochino della democrazia, questo mai. Quell’aria fresca di primo mattino di primavera nell’andare al seggio, l’odore di varechina nella scuola, i ragazzi-scrutatori assonnati ma allegri, quel gesto solenne nell’apporre la croce e uscire appagati, squadrati dai rappresentati di lista (beh, no, questo non più). E pensare già al lunedi pomeriggio, ai sorrisi, ai mugugni. Ma dai, perchè rinunciare!?!

  3. gabriella nicolini

    Non so chi si nasconda sotto lo pseudonimo di marbi. In genere diffido di chi non ha il coraggio di esprimere le proprie opinioni, con nome e cognome.
    Se poi le opinioni sono acide…
    Io sono tra gli avvocati iscritte/i alle liste elettorali e posso dire di non essere affatto stanca di “scrivere ricorsi”, anzi molto soddisfatta. Per inciso, la professione forense non si esercita solo redigendo ricorsi. Per quanto mi riguarda ho semplicemente ritenuto di fare la cosa giusta sostenendo Valeria Mancinelli, candidata sindaco. Ogni volta che devo decidere se agire o meno, ricordo Pasolini (e non solo) che ammoniva che il male consiste anche nel non fare..
    Ricambio, comunque, la tenerezza per chi ha paura di sottoscrivere le proprie ragioni.

  4. Scomodare Pasolini per così poco.. Io mi riferivo ai sindaci e ad indagare bene c’era anche dell’autoironia. Ma anche se ti candidi a consigliere della bella addormentata un pelo di ironia non guasta. Ceriago avrebbe detto che “la gallina che canta è quela che ha fato l’ovo”

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