un futuro che sembra il passato

by Amicus Plato
marche 2020
Marche 2020 era il titolo di un progetto di ricerca che la Giunta regionale affidò al prof. Alessandrini per studiare gli scenari futuri. Ma i tempi si sono allungati e il 2020 è un orizzonte troppo vicino; così il progetto è stato ribattezzato Marche+20 e l’orizzonte proiettato al 2034, venti anni dopo la presumibile presentazione del rapporto.
Il titolo originario è stato fatto proprio dal gruppo consiliare del Presidente Spacca, di cui fa parte anche il Presidente del Consiglio regionale Solazzi: il 2020 viene inteso come il traguardo della prossima programmazione dei fondi europei 2014-2020, e posto al centro del convegno odierno all’Auditorium della Mole ad Ancona.
Con la partecipazione di Pacetti, ex rettore dell’Università di Ancona, Gregori, attuale prorettore, e Nicola Piepoli, sondaggista la cui presenza nessuno ha capito, visto che non ha presentato alcuna ricerca relativa alle Marche.
Si potrebbe insinuare che il 2020 è anche il termine della prossima legislatura regionale e che queste iniziative si pongono come propedeutiche al lancio di una nuova candidatura alla presidenza da parte di Spacca.
La nutrita presenza è fatta del tipico parterre regionale di amministratori, consulenti, truppe cammellate fabrianesi e pesaresi, clienti interessari all’accesso ai fondi europei.
Per dire cosa? La solita litania sul sistema industriale delle Marche, polemiche contro avversari inesistenti (chi sostiene che le Marche dovrebbero abbandonare il manifatturiero?), ripetizione delle immancabili ancorchè molto generiche priorità: capitale umano, innovazione e ricerca, reti, zone interne (la parte fabrianese della platea appalude).
Alle consueta vanagloria (le Marche premiate come regione imprenditoriale europea, Spacca al 57% di gradimento; si glissa sull’ultima classifica della UE sulla competitività che le relega in fondo alla lista) si aggiungono richiami preoccupati al fatto che la regione è in coda per quanto riguarda la valorizzazione del capitale umano e le spese per ricerca e innovazione. Addirittura, Spacca strappa l’applauso quando denucia il fatto che la spesa per la formazione professionale va a tutelare l’occupazione dei formatori anzichè ad accumulare capitale umano. Ma questo accade da trenta anni e da più di venti Spacca è in Giunta, con chi se la prende?
E gli stessi esponenti universitari, come possono denunciare il fatto che “siamo una regione di ignoranti” senza chiedersi in cosa le università marchigiane hanno mancato? E l’obiettivo dell’aumento dell’investimento in ricerca non è nei programmi di Spacca da quando, otto anni fa, fu eletto presidente?
Alla solita enfasi sull’industria si contrappone il silenzio sulle attività che impegnano il 90% del bilancio regionale, dalla sanità ai trasporti, sulla legislazione nelle materie di competenza, sul fallimento dei centri per l’impiego, sulla qualità della burocrazia regionale.
In compenso, si alimenta una speciosa polemica, a fini di raccolta del consenso, sul policentrismo del modello marchigiano, da difendere contro non ben precisati attacchi di chi vorrebbe uno sviluppo concentrato di tipo metropolitano.
Senza neanche rendersi conto che, se il policentrismo marchigiano non è in discussione, è pure vero che i dati negativi sul capitale umano e la ricerca applicata sono anche il riflesso di esso, della piccola dimensione delle imprese e delle università, del municipalismo foraggiato dalla dispersione delle risorse pubbliche.
E se si insiste sulla necessità che le banche abbiano cuore e cervello nel territorio (Solazzi), non si può fare finta di non vedere che proprio in nome del radicamento territoriale le Fondazione bancarie hanno dilapidato il loro patrimonio, mettendo in piedi una governance della Banca delle Marche che si rivela fallimentare. E che ha avuto sempre il pieno appoggio della Regione.

3 thoughts on “un futuro che sembra il passato

  1. Sono assolutamente d’accordo con questa analisi.

  2. mariano guzzini

    Ancora una volta ripeto che se davvero qualcuno in Regione sta lavorando per una macroregione, Egli è un benefattore. Dopo di che leggo che il presidente della provincia di PU vede nel futuro una macroregione spostata sull’Umbria e la Toscana. Altrove si legge che l’avvenire sarebbe adriatico-jonico.
    Per carità. Finché sono chiacchiere hanno ragione tutti. Dipendesse da me ci farei sopra subito una rivista (la rivista della macroregione) dove si potrebbe rilanciare tutto il ruminamento sull’ipotetico legame adriatico – la koinè – e tutti i calcoli ed i progetti integrati tra regioni rivierasche.

    Magari non servirebbe a niente, ma ci divertiremmo a scrivere cose di alto profilo. A proposito del quale va osservato con tutta l’ironia che il fatto merita, che più qualcuno tenta di alzare il livello della proposta macro regionale complessiva, più il pd si mostra piccino e gonfio di rivalità da quattro soldi. Riflettiamoci su. Magari se ne può derivare una legge. Una formula. O anche soltanto un filo di rimpianto per quello che ci era parso possibile fare rimescolando e impastando la politica.

  3. Gianluca Fioretti

    Sono le Marche 2020 bellezza, diciamo 5 anni prima, anzi 7, già campagna elettorale

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