intervista a Valeria Mancinelli

by Amicus Plato

Arriva un po’ in ritardo all’appuntamento. Visto che è domenica ha dormito di più. Beata lei, si vede che ha la coscienza a posto. Di sicuro ce l’ha a proposito dell’asilo di via Ragusa: ha fatto di tutto per una soluzione pacifica e concordata, alla fine lo sgombero era inevitabile e l’assalto alla sede del PD dimostra che c’era chi soffiava su fuoco.

Ma, ammette cominciando la nostra conversazione, devo migliorare la comunicazione; non si tratta di presentarmi come non sono, casomai di fare sì che l’immagine, mia e della Giunta,  corrisponda meglio alla realtà, a quello che effettivamente facciamo. Non sono così antipatica come talvolta vengo dipinta.

Ad esempio,si dice che ti fidi solo di pochissime persone che conosci bene

Ma non è così. Pensa che dei componenti della Giunta molti non li conoscevo prima di candidarmi, eppure li ho scelti e dato ampie deleghe: ad esempio, Ida Simonella che ha non solo la delega sul porto ma anche sul piano strategico. E poi, per Conerobus ho indicato dei tecnici qualificati che neanche conoscevo.

Per il Consorzio dei teatri si potrebbe dire: tutto il potere a Velia Papa

Ad ognuno i suoi compiti: c’è il Direttore, c’è il CdA e ci sono i consigli comunali per gli indirizzi strategici. Quello che conta è che al potere corrisponda la responsabilità e viceversa: senza potere non c’è responsabilità e nessuno risponde per risultati ed errori.

Delle volte sembra che in nome del pragmatismo e della concretezza diffidi degli intellettuali  e dell’immaginazione

Per una che ha la mia formazione sarebbe assurdo, quello che non mi piace è la chiacchiera magari brillante ma superficiale. Vorrei combinare concretezza e progettualità in una situazione molto complessa dal punto di vista amministrativo e con pochissime risorse disponibili. Non ce l’ho coi salotti, solo che non ho tempo per frequentarli. Ma ho incontri continuamente, ad esempio ne ho fatti nei vari club, Rotary, Lions ecc, e le conversazioni sono state molto utili, per me e spero anche per chi è intervenuto.

Non hai tempo neanche per la prima della lirica?

Chiederò un incontro agli Amici della lirica, agli Amici della musica e agli Amici del teatro e dirò quello che penso; sono sicura che mi capiranno. Nessuno può dubitare del nostro impegno sulla cultura

Ma molti si chiedono qual è la visione dello sviluppo futuro della città che avete

Presto partiranno due nuovi strumenti, il Piano strategico e l’Agenda urbana  e apriremo una discussione non solo con le associazioni ma anche con i singoli cittadini, con metodologie nuove di coinvolgimento, ad esempio mediante i social network. Ma niente a che vedere coi vecchi PRG, che richiedevano anni di discussione e avevano un’impostazione dirigistica. Documenti brevi con indirizzi chiari: il piano definirà obiettivi condivisi, azioni per raggiungerli e chi fa cosa tra soggetti pubblici e privati;  l’agenda le funzioni delle diverse macroaree della città. Poi, le scelte puntuali, ad esempio sui diversi contenitori, emergeranno dalla domanda espressa dagli operatori privati e pubblici e gli strumenti saranno quelli più appropriati. Una programmazione veloce, partecipata, flessibile, aperta al protagonismo individuale e associativo.

E non faremo l’errore di ricominciare tutto da capo, ci sono scelte già mature, anzi in ritardo di anni. Così ad esempio non aspetteremo il piano strategico per la variante sul Metropolitan, che è pronta. Questo intendo dire quando insisto che bisogna partire dalla realtà: le vocazioni reali, la domanda effettiva, le scelte mature, le risorse disponibili. In un quadro di indirizzi strategici.

E le risorse?

Sono pochissime, per questo bisogna ricorrere a finanza straordinaria, fondi europei, operatori privati. E quelle che ci sono bisogna utilizzarle al meglio. Cito il piano casa: accanto ad interventi per l’edilizia popolare a favore dei meno abbienti e agli interventi per l’area di disagio estremo (vedi il caso dell’asilo di via Ragusa) c’è lo spazio per un intervento di social housing, per quella fascia di reddito tra i 12.000 e i 40.000 euro. Qui si possono mettere insieme risorse immobiliari del Comune, dei privati (costruito invenduto) e finanziamenti della Cassa depositi e prestiti.

Un altro esempio di uso razionale delle risorse riguarda l’intervento ai piedi della frana: qui si può risparmiare molto usando i materiali ricavati dall’escavazione dei fondali del porto

Nei prossimi anni, nel porto molte cose cambieranno

Intanto nel 2015 torneranno le crociere della Costa e questo è un risultato. Ma molte cose sono in progress: l’uscita del porto, il progetto sul lungomare ai piedi della frana. L’approccio è quello che dicevo prima: ci sono scelte consolidate contenute nel PRG del porto, altre che vanno definite: ad esempio quelle che riguardano la Mole; l’idea è che contenga attività culturali ma sia soprattutto una vetrina sul mondo della creatività, anche manifatturiera, marchigiana. La liberazione delle banchine oggi adibite ad attività commerciali apre il discorso sul waterfront, che sarà al centro del piano strategico.

E cambierà anche la gestione della banchine attraverso gare per la concessione

Questo riguarda l’Autorità portuale, quello che auspico e che tutti gli operatori anconetani trovino spazio nel nuovo regime

La competizione arriverà anche in altri campi, ad esempio nei servizi pubblici locali: trasporti, gas

Ci stiamo attrezzando. La Multiservizi ha fatto un’alleanza con una società pubblica toscana, in modo da avere la massa critica, anche finanziaria, per partecipare alla gara per la distribuzione del  gas. I nostri dati sulla efficienza sono buoni, siamo competitivi.

E veniamo ad un punto dolente da molti anni: i rapporti con la Regione e il ruolo di capoluogo. Vediamo prima i dossier aperti

In questi casi si dice che c’è un “franco confronto”. Alcuni problemi li abbiamo risolti, come quelli del taglio ai fondi per il trasporto pubblico locale (700.000 euro) che è stato recuperato. Su altri, come le varianti per gli immobili sanitari, siamo d’accordo ma sono necessari chiarimenti. L’ospedale regionale offre servizi a tutti i cittadini marchigiani, ma l’utenza anconetana rischia di essere sacrificata. E poi, ok allo spostamento a Torrette del Salesi, ma deve mantenere la sua unità non essere “diluito” nei reparti dell’ospedale regionale. Sui teatri abbiamo operato di concerto, ma ora il risultato, che è quasi miracoloso visto da dove partivamo, deve riflettersi sulla programmazione regionale.

A parte i dossier c’è un problema più generale che riguarda il ruolo di capoluogo: che cosa significa per te svolgere questo ruolo nelle condizioni di oggi? E perché Ancona non lo svolge, così almeno si dice?

Penso che noi anconetani, mi riferisco naturalmente a chi ha responsabilità politiche o istituzionali, non abbiamo mai definito il ruolo che la regione poteva riconoscere come utile. Le Marche sono una città diffusa e la stessa teoria del modello marchigiano sembra implicare che un capoluogo non è necessario. Io penso invece che sia necessario. A parte che offriamo servizi a tutta la regione, penso alla sanità o all’università, posso fare altri esempi: il capoluogo può aggregare comuni per progetti di area vasta che semplifichino l’azione della Regione e la aiutino a uscire dall’alternativa tra municipalismo  e centralismo regionale. Ho già parlato dei servizi pubblici locali, che gestiamo insieme a molti altri comuni della provincia. Posso poi citare il piano di area vasta definito insieme a 44 comuni della provincia per accedere a fondi europei riservati alle aree metropolitane, o allo stesso progetto della Mole per la vetrina della creatività marchigiana. Senza Ancona questi progetti non sono possibili e sono utili alla regione.

Oltre  questo, penso che Ancona debba riscoprire la capacità e il gusto dell’innovazione in tutti i campi – economico, sociale, culturale e perfino amministrativo, pensa a quello che dicevo prima sulle nuove metodologie di programmazione e partecipazione – per proporre e realizzare progetti e iniziative che siano esemplari per altri, nella regione e fuori.

Non pensi che per fare questo Ancona debba rafforzarsi anche sul piano più strettamente politico e che negli ultimi anni si sia invece indebolita?

Sì, ma questo discorso magari lo facciamo un’altra volta.

 

2 thoughts on “intervista a Valeria Mancinelli

  1. Valentina Conti

    “Il purgatorio moderno è fatto di purghe, di iniezioni, di interventi chirurgici”, scrisse un intellettuale di rango.
    Ma per intanto, direbbe ancora l’intellettuale, il coito si è ridotto, per la stragrande maggioranza degli utenti, a pura rappresentazione mimica, a ripetizione pedissequa e meccanica di positure, gesti, atti, trabalzamenti, in vista dell’evacuazione seminale, unico fine ormai riconoscibile e legalmente esigibile. Il resto non conta, il resto è puro simbolo che serve a spingerti all’attivismo vacuo. Questo vuole la classe dirigente, questo vogliono sindaco, vescovo e padrone, questurino, sociologo e onorevole, vogliono non già una vita sessuale vissuta, ma il continuo stimolo del simbolo sessuale che induca a muoversi all’infinito.”
    Ma non credo sia questo il caso in cui gli intellettuali vengono ascoltati. Pazienza, dico io.

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