un’aria di famiglia

by Amicus Plato

Quando ascolto e guardo D’Alema, ieri da Lilli Gruber, sono preso da sentimenti contrastanti.

Da una parte non posso non riconoscere una certa aria di famiglia: per quanto sia andato raramente d’accordo con lui, ha più o meno la mia età e la mia formazione; anche se lui era un funzionario di partito e questa è una differenza non da poco.

D’altro canto lo trovo così terribilmente superato. Tanto più se il modello di comunicazione di oggi è quello di Renzi. Con la sua – di D’Alema – aria supponente, la parola calibrata, il dire e non dire, l’ironia maliziosa, gli ammiccamenti, è la classica espressione della elìte politica del passato, quella che ha verso di te sempre un atteggiamento paternalistico e pedagogico: come dire, adesso ti spiego la politica.

Ecco uno dei motivi per cui la sinistra ha avuto per tanti anni difficoltà a conquistare un consenso maggioritario: perché veniva identificata con questo tipo antropologico che D’Alema impersona benissimo.

E si capisce anche lo sconcerto della elìte verso Renzi e la simpatia che invece riscuote a livello popolare: perchè lui non dà l’impressione di volerti insegnare come va il mondo, ma al contrario di essere andato là, nel cuore delle istituzioni, per cambiare le cose e riportare i presuntuosi sulla terra.

Nel merito di quello che ha detto D’Alema, poco di interessante. Dice che lui l’aveva previsto che Renzi avrebbe fatto fuori Letta – senza accorgersi di imitare quelli che l’avevano detto che lui avrebbe fatto fuori Prodi – ma che comunque vuole dare una mano. E’ un po’ patetico quando rivendica i suoi incarichi internazionali e sottolinea che il suo ultimo libro è stato pubblicato anche in inglese; anzi, anche in italiano, precisa.

Si schermisce sulla candidatura al parlamento europeo – “deciderà il partito” – ma tutta la performance appare un’autocandidatura, storce la bocca quando dà merito a Renzi dell’adesione al PSE, loda la sua fondazione, sull’Europa dice cose ovvie a sinistra, dove non hanno capito che continuare a chiedere “più Europa” spaventa la maggioranza degli europei, perché non vogliono più burocrazia e invadenza negli affari nazionali. Il modo giusto per combattere populismi e nazionalismi di ritorno è riconoscere che essi si alimentano di critiche e insofferenze motivate.

 

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