con quella bocca..

by Amicus Plato

Nell’assemblea regionale del PD di ieri che ha ratificato l’elezione a segretario regionale di Francesco Comi, ha fatto sensazione l’intervento del Sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, che ha detto più o meno: “abbiamo perso voti perchè abbiamo governato male”. Mormorii in sala. Ha avuto buon gioco Spacca, intervenuto subito dopo, ad assolvere tutti, e in primo luogo se stesso, tra gli applausi.

Eppure nelle elezioni politiche dello scorso anno, dopo venti anni di governo del PD e dei partiti suoi progenitori in Regione e in molti enti locali, il Movimento 5 stelle è arrivato primo nelle Marche e ha ottenuto il migliore risultato in giro per l’Italia. Una ragione ci sarà, ma da allora nessuno si è dato la briga di esaminarla, si è preferito fare finta di niente.  Non solo nessuno ha dato la risposta che ha dato la Mancinelli con la solita franchezza, ma nessuno si è neanche posto la domanda. Per questo le sue parole hanno fatto così sensazione in un partito che non è abituato a ragionare in modo obiettivo e, se necessario, severo

Può darsi che la sua risposta sia troppo tranchant, ma certo alla domanda nessuno dovrebbe potere sfuggire. E sarebbe molto strano che tra qualità del governo e risultati elettorali non ci fosse alcuna relazione.

Da questo punto di vista, il congresso regionale è stato un’occasione mancata, perchè si è impantanato nei cavilli e nei ricorsi.

Se Comi vuole proporsi come protagonista del necessario rinnovamento, cominci da qui.

 

 

2 thoughts on “con quella bocca..

  1. Giovanni Marcelli

    Spesso non approvo i modi apparentemente “poco urbani” di Valeria Mancinelli, non tanto per il tono o il merito di quanto afferma (chi mi conosce sa che sono, nel mio piccolissimo, assai più “scriteriato” e temerario di lei – senza neppure avere le spalle abbastanza larghe per potermelo permettere – nell’esprimere giudizi e pareri politici), ma perché talvolta dà l’impressione di voler sembrare estranea a tutto il sistema che lei stessa critica, come sa da esso in parte non provenisse anche lei, e per antica militanza politica e (soprattutto) per i ruoli ricoperti in seno ai CdA (spesso con ruoli apicali) di diverse aziende partecipate, le cui nomine seguono (fin troppo, anche se non solo) logiche prettamente politiche, per non dire spartitorie. Ciò premesso – e il mio non vuole essere facile moralismo né un ‘”j’accuse” da popolino – credo che Valeria Mancinelli, a cui va riconosciuto il coraggio di dire le cose con chiarezza (e in politica è qualità da non sottovalutare, anche se spesso poco conveniente in termini di… utilità personali), abbia fondamentalmente ragione. Certo, il livello di governo dei nostri territori è stato ed è di gran lunga migliore di quello subìto dai cittadini (che pure si sono resi troppe volte complici della mala politica) di alcune regioni italiane; eppure bisogna riconoscere che il centrosinistra marchigiano, forse per aver governato tanto a lungo e senza soluzione di continuità, data anche l’insipienza qualitativa e quantitativa della locale opposizione di centrodestra in tutti questi anni, ha più di qualcosa da farsi perdonare, soprattutto per ciò che riguarda la costruzione di un progetto ambizioso e di prospettiva per i nostri territori. Ci trastulliamo ancora nel piccolo mondo antico marchigiano, decantandone le lodi, tuttavia una vera idea di cosa le Marche vorranno essere da qui alla prossima generazione non ce l’abbiamo ancora. L’annosa ed irrisolta questione delle carenze infrastrutturali o la non chiara (per usare un eufemismo) evoluzione di ciò che dovrà essere nei prossimi anni la tanto citata Macroregione Adriatico Ionica sono due esempi – ma se ne potrebbero fare altri – che stanno lì a dimostrarlo. Calandomi poi nella realtà della mia città – Ancona – si ha uno spaccato, in scala minore, della mancanza di prospettiva che affligge sottotraccia la nostra Regione nel suo insieme. Ancona, ad oggi, appare come una città bloccata, ripiegata su se stessa e priva di un tessuto socioeconomico che sappia renderla dinamica e appetibile sotto ogni punto di vista. Non sappiamo a tutt’oggi quale sia la vocazione del capoluogo marchigiano: commerciale, turistica, paesaggistica, logistica, culturale? Un po’ o tutte queste cose insieme? Nel frattempo, succede che altri territori, magari in nome di vecchi e deleteri campanilismi che DA SEMPRE azzoppano le Marche, pensino di andare per la loro strada, certo non sentendosi “guidati” da una città che a volte sembra compiacersi del suo splendido e supponente (ma anche tragico) isolamento. Pesaro (tanto per richiamare indirettamente le polemiche congressuali del PD Marche, che pure più di quale correlazione con tale questione ce l’hanno) docet. Bisogna cambiare passo e, probabilmente, mentalità; ovviamente io non posso dare lezioni, se non offrire, per quel che posso, con tutti i miei limiti, il mio umile contributo. Ovviamente, mi auguro che Valeria Mancinelli, da sindaco del capoluogo di Regione, sappia tradurre le legittime e condivisibili (da parte mia) critiche in azioni politico-amministrative ambiziose, seppur attente, com’è inevitabile che sia, ai necessari equilibri di bilancio. Sfida titanica, questa, per Ancona (ma anche per le Marche e per l’Italia)? Sì, lo è, ma non abbiamo alternative.

  2. mariano guzzini

    Restiamo ai fatti, evitando i voli pindarici. Domenica ero nella sala “Censi” dove si svolgeva l’assemblea regionale del Pd marchigiano, e ho ascoltato il saluto della sindaco di Ancona. L’indomani i quotidiani hanno virgolettato quello che ha detto:
    “Non è più consigliabile una linea politica come quella che negli ultimi anni ha determinato la stasi amministrativa di cui siamo debitori verso la città di Ancona. Quanto accaduto nei tempi addietro non è stata una svista, ma il frutto di una logica politica che va abbandonata”.
    Questo virgolettato non è stato smentito né corretto. E sinceramente anche a me pare di ricordare che queste siano state le parole precise della prima cittadina di Ancona. Che non sono per niente chiare, né comprensibili. Alludono ad una linea politica e ad una logica politica senza esplicitarne i dettagli, o almeno le linee generali portanti. Si capisce che esisterebbero colpe rispetto alle quali occorrerebbe fare autocritica ( e la cosa è sempre vera, soprattutto quando si dimettono le amministrazioni a metà del loro mandato) ma non risultano chiare le colpe (la linea era troppo di sinistra, troppo di destra, troppo indifferente alla destra e alla sinistra? C’è stato troppo partito che ha soffocato gli amministratori, oppure gli amministratori se ne sono andati troppo per loro conto ignorando il partito? E potrei continuare con le domande. Ma il fatto stesso che me le possa porre dimostra che la coraggiosissima accusa è priva di fondamentali argomenti capaci di reggere un dibattito.
    All’ultima assemblea comunale svoltasi alla presenza di Comi, Maiolini e Benadduci, sono stato tra coloro che hanno chiesto una seduta appositamente dedicata alla questione posta in maniera poco chiara dalla prima cittadina. E sono lieto che Benadduci nelle conclusioni si sia impegnato a favorirne la convocazione.
    Si tratta – infatti – di capire fino in fondo il ragionamento, affinché ai giorni nostri e con l’attuale amministrazione la linea politica sia quella giusta, e la logica politica sia differente. Dopo che si sarà capito di che linea politica parlasse la prima cittadina domenica 2 marzo, e di quale logica politica. Se tutti rinfrescheremo i nostri ricordi, e se lo potremo fare sulla base di critiche più esplicite e argomentate, sarà possibile evitare di ripetere gli errori che hanno portato alle dimissioni di Fiorello Gramillano.
    Ma occorre uscire ancora di più dal generico, e mettere in discussione tutto intero il pensiero che oggi guida chi amministra il capoluogo di Regione.
    Perché c’è ancora tutto il tempo per esercitare la critica e l’autocritica (come si diceva un tempo) e per confrontare le opinioni prima che diventino pregiudizi e mezze verità congelate da usare come clave o come prefabbricati murari destinati a fare del male ad Ancona, agli anconitani e a quanti fuori dalla città guardano con simpatia al nuovo che avanza e al capoluogo di regione che sta per rinascere.

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