un consiglio a comi

by Amicus Plato

Consiglio a Francesco Comi, segretario regionale del PD delle Marche di leggere l’editoriale di oggi del costituzionalista Michele Ainis sul Corriere della sera: un quadro molto crudo della crisi dell’istituto regionale.

Delle due l’una: o l’articolo di Ainis è infondato oppure nelle Marche tutti, centrosinistra e centrodestra, Giunta e Consiglio non hanno visto o hanno fatto finta di non vedere. Credo sia vera la seconda spiegazione. Di fronte alla crisi delle regioni, che l’improvvida riforma del 2001 ha accentuato, la Regione Marche ha reagito in due modi: il primo è stato l’esaltazione dell’eccezionalità marchgiana, quasi che la nostra fosse l’unica regione immune dalla malattia; accompagnata dalla consueta lamentela sullo Stato centrale che taglia i fondi e invade le competenze (mentre la spesa regionale continuava a crescere più del PIL).

La seconda risposta, specifica del Governatore, è stata di parlare d’altro e distrarre l’opinione pubblica con il circo delle mostre in Cina, degli incontri con Dustin Hoffmann, delle feste delle Marche, delle macroregioni, delle gare di equitazione per gli sceicchi: puro marketing territoriale ed elettorale, niente a che fare con il governo di un ente in crisi, in una fase di grandi difficoltà economiche e di sfiducia nelle istituzioni.

Capisco che per Comi, che è stato consigliere regionale, non sia facile partire da un riconoscimento della crisi dell’ente, ma non c’è altra strada: una linea continuista non sarebbe capita, una reticente o minimizzatrice nemmeno. Affronti lui per primo la questione: proprio perchè è un consigliere regionale la sua iniziativa avrebbe il sapore della autenticità.

Anticiperà il Movimento 5 stelle e  potrà anche segnalare in modo credibile quei punti su cui la Regione  Marche si è distinta in modo positivo. Altrimenti si troverà schiacciato in difesa, in una campagna elettorale dominata da critiche generiche e liquidatorie.

One thought on “un consiglio a comi

  1. mariano guzzini

    Chi ha talmente tanto sperato e scommesso sul regionalismo da costruire uno strumento come “Marche oggi” vive con un turbamento difficile da capire la fase che si attorciglia ora attorno a contraddizioni macroscopiche e a tatticismi inaccettabili.

    Le contraddizioni macroscopiche sono quelle elencate (ma ce ne sono anche altre, che completerebbero il quadro. Una sola, per capirci. Lo sceicco a cavallo ha usato il parco del Conero come palcoscenico, quando i parchi in Italia e nelle Marche sono oogetto di disprezzo, e di piena sottovalutazione; nei pilastri della futura macroregione non si fa esplicito cenno al valore delle aree protette terrestri o marine nella predisposizione di azioni tali da integrare la crescita economica e lo sviluppo civile).

    I tatticismi inaccettabili partono dal ragionamento ipocrita e falso che tutto quello che è accaduto e accade in regione ha avuto il consenso del Pd ed è materia che il Pd è tenuto a difendere a spada tratta. Come se il Pd non vivesse una profonda crisi, parallela ma non sovrapponibile a quella che vivono le regioni, e come se la crisi della politica non avesse impedito una costante analisi delle mosse del potere regionale, ed una sua costante e puntuale verifica critica.

    Ciò scritto io non caricherei sulle giovani e fragili spalle di Comi una questione di così grande rilevanza.
    Se la cosiddetta società civile non sa battere nessun colpo anzi si inchina a Spacca e ne canta le lodi usando ogni musica ed ogni strumento, e se la presunta effervescente base giovanile del renzismo marchigiano tace e si nasconde dentro la ripetizione pappagallesca delle banalità nazionali correnti, se quel poco o quel tanto di pensiero critico regionalista marchigiano sopravvissuto al degrado e all’imbarbarimento non trova il tempo di analizzare i guasti prodotti dalla rinascita di un sistema di potere postdemocristiano attorno a Spacca e dentro la burocrazia regionale, chi è Comi (direbbe papa Francesco “chi sono io …”) per farsi carico di tutto, surrogando ogni segmento del principe che avrebbe lo scettro ma lo ha messo via, tra le vecchie cose di pessimo gusto?

    Se Spacca fosse il solo ad avere un progetto e una pratica astuta e decisa, e se nessuno ne fa oggetto neppure di una superficiale e occasionale lettura critica (esclusi i presenti, e i rompiscatole di sempre, che criticherebbero chiunque per il piacere di dissentire) perché di colpo si potrebbe accendere una giostra critica rumorosa e lampeggiante capace di riaprire il progetto regionalista?

    Se serve per fare quattro chiacchere al bar parliamone pure. Ma Comi, francamente, lo lascerei vivere nel suo palazzo incantato, con riti e giochi di piccolo potere ormai talmente antichi da non essere neppure più avvertibili dai nostri strumenti, che a giusta ragione li considerano spam e non li fanno passare attraverso gli antivirus più economici.
    Comi può riunire la segreteria regionale, e la direzione. Fare un comunicato. Partecipare al gruppo regionale e alle assemblee provinciali, comunali e di circolo. La sera arriva distrutto a Tolentino e il mattino dopo ricomincia. Può incontrarsi con Spacca e dirgli “Gianmario, stai sereno”.
    Ma davvero verrà da quel sistema di energie dissipate la contromossa ai disegni di Spacca e delle burocrazie del palazzo della regione?
    Non so. Magari succederà. Per via della crisi di ogni cosa, della eterogenesi dei fini e del terzo segreto di Fatima.
    Ma se nemmeno Prandelli riesce a sconfiggere il Costarica, noi davvero davvero immaginiamo Comi che sfida il mostro e lo abbatte?
    Servirebbe san Giorgio. Che, peraltro, la chiesa ha stabilito non essere mai esistito, mettendo in crisi Genova, Londra e molte altre antiche certezze.

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