ops, mattarella!

by il ns. corrispondente dal Transatlantico

Ops, avevo scritto Veltroni, solo in subordine Mattarella, e invece è Mattarella e senza subordinate.

Ma il vero errore di previsione non è il nome ma la maggioranza che si profila, non quella del patto del Nazareno, e neanche quella di governo.

Il fatto è, mi spiega uno del cerchio magico, che molti, non essendo abituati a credere a quello che dice Renzi, non gli avevano creduto neanche quando diceva che la partita del Quirinale era indipendente da quella sulle riforme. Per cui, sbaglia oggi Berlusconi a dire che è stata tradita la parola data.

Ma soprattutto molti non avevano capito che la vera priorità in questo momento per il premier è compattare il partito ed evitare la figuraccia dei 101. Anche a costo di rompere con il Cavaliere e Alfano. Una riedizione della vicenda di due anni fa, quando il PD rischiò il suicidio, avrebbe disintegrato la leadership di Renzi e anche la credibilità della politica italiana.

Mattarella, come presidente di garanzia è indiscutibile, ma Berlusconi quando parla di garanzie, allude ad un patto politico, non al comportamento imparziale e rispettoso della Costituzione. Il vero motivo per cui la sinistra dem e perfino Vendola sono entusiasti di questo vecchio e dignitoso democristiano é che sono sicuri che non si è messo d’accordo con lui.

Ora Berlusconi è in difficoltà, molti dei suoi gli rinfacciano di avere concordato la riforma elettorale senza ottenere niente in cambio. Avrebbe fatto meglio ad accettare la proposta di Renzi e votare Mattarella, come gli consigliavano i saggi Letta e Confalonieri. Di sicuro non sarebbero arrivati i voti di SEL e anche di molti della minoranza PD, e forse sarebbe stato determinante. Ma anche lui ha sottovalutato Renzi, pensava che bluffasse, che una volta usciti di scena Mattarella e Amato, si sarebbe potuto mediare su un altro nome. Invece Renzi ha tagliato i ponti alle spalle e per non dare alibi ai suoi avversari interni ha blindato Mattarella come candidato senza subordinate.

Se il giudice costituzionale siciliano sarà eletto, Renzi avrà vinto, ma questo non significa che la vittoria sarà senza prezzi da pagare.  Dovrà ricostruire il rapporto con Alfano, che è necessario per la tenuta del Governo, e con Berlusconi, che rimane necessario per garantire le riforme. E’ vero che quella elettorale avrà vita facile alla Camera, ma quella costituzionale è ancora in mare aperto e senza di quella anche quella elettorale è monca, perchè vale solo per la Camera e non per il Senato, finchè questo sopravvive. E non avrà la rete di sicurezza che gli forniva Napolitano, perché a Mattarella manca l’agilità che ha consentito al presidente uscente di forzare al massimo del possibile i suoi poteri costituzionali. Veltroni lo avrebbe aiutato di più e forse avrebbe preso anche i voti di Alfano e Berlusconi, ma, dicono i maliziosi, gli avrebbe anche fatto ombra…

Inoltre, Renzi ha legittimato l’opposizione interna del PD, che si sentirà più forte ed esigente e che ormai opera come un partito nel partito: un partito che esce dall’aula invece di votare contro, ma pur sempre un soggetto con una sua linea politica e un programma distinto da quello del segretario.

Si è formato un sistema originale con un pianeta al centro – Renzi e la sua maggioranza nel partito – e tre satelliti  a diversa distanza e con una diversa orbita: la minoranza dem, il NCD e Forza Italia. Non facile da pilotare.

Ma l’altra caratteristica di Renzi è che risolve un problema al giorno.

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