cronache delle primarie

by Amicus Plato

Secondo Carlo Carboni, l’altro ieri sul Corriere adriatico, Spacca è accentratore, mentre Marcolini è aperto al dialogo: basta sostituire l’uno con l’altro, sembra di capire, e in Regione tutto andrà a posto. Tesi cara agli alti burocrati regionali, che vogliono che niente cambi, salvo, se proprio necessario, il presidente.

Il problema di Marcolini è che ha l’appoggio di tutti i gattopardi della Regione.

La verità è che le regioni, nessuna esclusa, vanno ripensate.

Nate per essere la chiave di volta della riforma democratica dello Stato, per avvicinare le istItuzioni ai cittadini, le regioni sono diventate parte della crisi della politica e della amministrazione pubblica. In talune realtà, la parte più importante.

I sostenitori di Ceriscioli, ieri a Recanati, dicono invece che occorre cambiare verso. Ma il candidato non assomiglia a Renzi, salvo che anche lui viene dall’esperienza di sindaco, non usa parole grosse, tipo rottamazione. La sua idea è di ripensare la Regione a partire dai bisogni dei cittadini e dei territori, intermediati dai comuni: in sostanza, il rilancio del principio di sussidiarietà. Ma come fare sintesi? Le proposte di Ceriscioli sono puro buon senso: definire obiettivi precisi, concentrare le risorse, rendicontare i risultati, valorizzare il merito, combattere il clientelismo, coordinare gli interventi.

Voi direte, ovvietà. Già, ma proprio qui è il punto: perché in Regione l’ovvio sembra rivoluzionario?

 

5 thoughts on “cronache delle primarie

  1. mariangela paradisi

    …forse perché l’unica rivoluzione che hanno combattuto i nuovi rampantini del Piddì, furenti sponsor di Ceriscioli e altezzosi dispensatori di posti in lista per il nuovo consiglio regionale ristretto, è stata quella degli spinaci che non volevano mangiare da bambini, Amicus Plato?

  2. Mariangela, ho l’impressione che ce l’hai con qualcuno di quelli che sostengono Ceriscioli. Tiro ad indovinare, il Sindaco di Senigallia?
    Comunque, per risponderti, mi collego al nostro dibattito su un precedente post. Che cosa è davvero la Regione? Prendiamo una delle cose di buon senso dette da Ceriscioli, e che naturalmente non posso garantire che faccia se eletto, rendicontare i risultati. Sembra l’abc di un governo, perché non accade? Hai mai provato a leggere un Rendiconto della Regione? Una massa confusa di dati che ci dice solo quanti fondi sono stati stanziati, impegnati e spesi. Questo dipende dal fatto che chi governa la Regione, e da ben prima di Spacca, non è realmente interessato ai risultati, e non è perciò neanche attrezzato a valutarli; quello che gli interessa è se e quanti soldi sono stati spesi, perché la sua finalità è l’erogazione.
    Inoltre, non è interessato a farli conoscere perché potrebbero emergere sprechi, finanziamenti a chi non ne aveva bisogno, favoritismi, risultati contrari a quelli proclamati; ciò favorirebbe la formazione di un’opinione pubblica più informata e critica e potrebbe perfino avvantaggiare l’opposizione.
    Non è una novità: il potere non è interessato a socializzare l’informazione, la nasconde o la manipola. C’è voluto il rapporto “Marche più 20” di Alessandrini per vedere che i risultati della politica industriale della Regione sono stati sostanzialmente nulli. E sarà un caso, da quando il rapporto è uscito, è sparito.

  3. mariangela paradisi

    Sbagliato, A.L., il sindaco di Senigallia non c’entra. Come ti viene in mente? Non è al centro delle miei pensieri, il fascinante ragazzone. Semmai è l’attivismo pro-Ceriscioli di Lodolini che mi preoccupa. Gli effetti distruttivi delle sue battaglie politiche sono palesi da tempo.

    Sulla trasparenza, concordo, ma continua a essere una ovvietà. C’è per legge, basterebbe applicarla secondo la direttiva europea. Le Marche, tra l’altro, sono già inadempienti, con quel che ne consegue. Oltretutto, sarebbe sufficiente una bella lista dei destinatari dei provvedimenti, con cifra erogata e obiettivi del finanziamento richiesto, come quella che pubblicava in rete Fabrizio Barca, poi sparita assieme a lui. Nessuna rivoluzione, dunque, ma puro e semplice rispetto delle regole europee, finalmente. Sempre che tu non pensi che Marcolini sia tale e quale a Spacca in quanto a voglia di trasparenza e Ceriscioli invece no. Io non ho elementi per affermarlo.

    La rendicontazione degli interventi, poi, è una chimera. Da economista non puoi non saperlo. A meno che tu non faccia riferimento a quella boiata che è il “tiraggio” (numero di domande presentate), ché sai bene che nulla ha a che fare con la valutazione dell’efficienza ed efficacia di un intervento. Solo chi non sa di cosa parla può proporre la rendicontazione come fosse cosa banale. Ceriscioli ha una vaga idea di quanti libri sono stati scritti circa la valutazione (rendicontazione) degli effetti delle policy, senza arrivare ad alcun metodo certo e sufficientemente semplice e tempestivo? Mi sa di no. Oppure Ceriscioli pensa che rendicontare significhi che quando eroga soldi ci può essere qualcuno tra chi li ha ricevuti che poi ci rendiconta che non già il progetto finanziato è andato a buon fine, ma che i soldi se li è invece sputtanati ai Caraibi con l’amante, e lui lo mette in rete? Ma dai…

    Dunque, ripeto: ovvietà senza spessore alcuno. Ciao

  4. Mariangela, temo che non ci intendiamo, tu parli di economia, io di politica, tu di valutazione, io di accountability: la disponibilità o l’obbligo dei governi democratici e delle loro agenzie di riferire sui risultati raggiunti rispetto agli obiettivi annunciati o contenuti nei loro programmi. L’accountability della Regione è scarsa, perché i programmi sono vaghi e l’informazione sui risultati insufficiente o distorta. In questo senso la critica di Ceriscioli è fondata.

  5. mariangela paradisi

    Diciamo meglio, A.L.: i programmi e gli obiettivi sono stati chiarissimi, come ho già avuto modo di dire: internazionalizzazione; “Piccolo è bello”; Piano Sanitario; infrastrutture fisiche; marchigianità (lo sfracello di Banca Marche). L’informazione sui risultati, invece, è sempre stata distorta, è vero: i primati farlocchi di Spacca.

    L’accountability è dunque, per te, solo un auspicabile nuovo stile di governo? Ok, basta intendersi. Che è come dire che è solo un preliminare doveroso (=ovvietà), visto che dovrebbe essere la regola. Ma allora mi chiedo: se Ceriscioli con “rendicontazione” intende semplicemente dire che il suo stile sarà l’opposto dello stile accentratore di Spacca, non ti pare un po’ semplicistico? Perché, certo, va bene. Bravo, perfetto. Tutti al bar a prendere il caffè assieme e porta girevole al settimo piano di palazzo Raffaello. Ma poi, che si fa? Perché non mi risulta che il volemose bbene urbi et orbi sia un programma di governo. Manco Papa Francesco ci crede, tant’è che Curia e Ior li ha fatti neri.

    Insomma, il busillis per la scelta tra i due candidati, A.L., ci sarebbe solo se Marcolini – che il cosa si fa, a differenza di Ceriscioli, lo sa benissimo – dichiarasse apertamente che il caffè lo prenderà solo con Becchetti e che il lucchetto sulla porta del settimo piano non lo leverà manco morto. Allora sì che dovremmo scegliere. Tra forma e sostanza. Altrimenti, non c’è storia, tra i due.

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