la sfida per ceriscioli

by Amicus Plato

Il PD marchigiano attacca Spacca per avere voltato gabbana. Ha ragione, ma dovrebbe anche rimproverare se stesso. Negli anni scorsi ha lasciato che il presidente – che, ricordiamolo, entrò nella giunta di D’Ambrosio dalla porta di servizio nel lontano 1997 – si ritagliasse un grande potere personale in settori chiave della Regione, che ora usa per mettersi in proprio e contro il suo ex partito.

L’idea che la destra cerca di accreditare per giustificare la sua proposta di alleanza a Spacca, cioè che in questi anni il governatore è stato prigioniero del PD, non ha alcun fondamento.

La strategia del presidente uscente era visibile da tempo ma si è palesata nel tour di lancio di Marche 2020, lo scorso anno; che non si capiva se era un’iniziativa della giunta per presentare la programmazione dei fondi europei per il 2020 oppure il lancio preelettorale del movimento di Spacca: il nome era lo stesso.

Ma il messaggio che veniva mandato era chiaro: se vuoi un occhio di riguardo nell’accesso ai fondi, sostieni il nuovo movimento.

Il PD non ha visto bene cosa stava per succedere (avrebbe fatto bene a comprarsi degli occhiali, come ha fatto Spacca), ma non è solo un problema di accortezza, bensì politico. Il PD marchigiano ha pensato che il 45% dei voti presi alle europee fosse un’assicurazione sul futuro; trascurando che quei voti erano più di Renzi che suoi.

Ceriscioli non parte dai voti delle europee ma da quelli delle politiche dell’anno prima e deve fare qualcosa di simile a quello che ha fatto Renzi, cioè proporre agli elettori un partito a vocazione maggioritaria, in grado di rappresentare direttamente – e non per interposta persona – aree centrali dell’elettorato. Dove Spacca mira ad insediarsi.

Non è facile ma è questa la sfida.

 

 

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