una strada lunga

by A.L.

Si capisce che il Governo valorizzi i segnali di ripresa anche sul mercato del lavoro: che l’andamento dell’economia abbia invertito il segno è importante, anche perché l’ottimismo si autoalimenta, ma la ripresa è ancora debole e gli effetti sull’occupazione non saranno forti nell’immediato.

Quando riprende la crescita del Pil, c’è da recuperare la disoccupazione nascosta nei dati della cassa integrazione e c’è un recupero della produttività stagnante per anni. A parità di aumento del Pil, ogni incremento della produttività va a scapito dell’occupazione: perché l’aumento della  produzione abbatta il tasso di disoccupazione occorre un aumento del Pil dell’ordine del 2% e siamo ancora lontani. Nell’immediato può perfino esserci un aumento dei disoccupati, a causa del fatto che persone che non cercavano attivamente lavoro, perché scoraggiati dalla situazione di recessione, ricominciano a cercarlo.

Questo non significa che il Governo stia sbagliando politica, sta facendo tutto il possibile, date le condizioni del bilancio: sta sfruttando i margini disponibili dai vincoli europei e cercando di allentarli. Il jobs act, combinandosi con le mutate condizioni generali – svalutazione dell’euro, caduta del prezzo del petrolio, politica monetaria espansiva della BCE – sarà di aiuto per un aumento e una maggiore stabilità dei posti di lavoro.

Ma la politica europea non ha cambiato di segno in modo significativo: non c’è una politica fiscale europea, il piano Juncker da 300 miliardi gioverebbe se fossero davvero 300 e concentrati in poco tempo, e manca un coordinamento, peraltro previsto dai trattati, per cui i paesi che se lo possono permettere – cioè che non hanno un debito pubblico alto e hanno un attivo nei conti con l’estero – spingono la domanda interna a sostegno della ripresa dell’intera eurozona o dell’intera unione.

Bisogna insistere con tenacia, sia sulla via delle riforme che aumentano il potenziale produttivo del paese, sia per una politica economica europea che sostenga la ripresa degli investimenti e dei consumi.

E’ una strada ancora lunga e non facile, ma non ce ne sono altre.

 

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