parigi e la messa

by Amicus Plato

Parigi vale bene una messa: potrebbe essere questo il ragionamento che ha guidato le scelte di Forza Italia nelle Marche.

Dal 1995 gareggiano per il governo della Regione e perdono regolarmente. Ora, dopo venti anni di centrosinistra e dieci di Spacca, quando un ricambio potrebbe apparire perfino fisiologico, anziché proporsi come campioni del rinnovamento, lasciano questa bandiera a Ceriscioli e fanno da stampella a Spacca alla ricerca di un terzo mandato che il PD gli ha negato.

D’altra parte, diciamolo francamente, in questi anni Forza Italia non ha fatto seriamente l’opposizione: sempre debole, spesso compiacente, non è stata capace di proporre un’alternativa di programma e di leadership.

Gli anni passano e i suoi capi disperano di entrare nella stanza dei bottoni prima della pensione: l’unica speranza è che Spacca li faccia entrare dalla porta di servizio.

Ma Parigi non è davvero Parigi, perchè le probabilità che Il governatore uscente vinca sono infinitesimali. E il sacrificio è più di una messa: è la perdita di un sacco di voti verso la Lega e della faccia verso molti elettori.

Allora perché lo fanno? Secondo me il motivo sta nell’ambizione di entrare, dopo venti anni di anticamera, nel salotto Merloni. Proprio ora che con il fallimento della Ardo e la vendita della Indesit, Merlonia sta chiudendo i battenti, sperano di entrarci.

Come quei turisti che vanno ancora in Via Veneto sperando di trovarci la dolce vita.

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