uno sguardo ai dati

by Amicus Plato

Il primo dato è quello dell’affluenza, circa 200.000 votanti in meno nelle Marche rispetto a 5 anni fa; rispetto alle politiche del 2013 gli astenuti sarebbero molti di più, ma è giusto confrontare dati omogenei, perchè le regionali sono state sempre meno frequentate delle politiche.

Un dato che ormai nasconde realtà diverse: dall’astensionismo fisiologico o frutto di indifferenza,a quello di protesta verso l’intero sistema politico, a quell’astensionismo critico che riguarda elettori che sono legati a partiti o aree politiche ma che non ne condividono le scelte, senza per questo passare ad altro partito o schieramento.

Il Pd perde circa 38.000 voti rispetto a cinque anni fa ma avanza di 4 punti percentuali. Si giova di un più stabile radicamento territoriale, della prova superata delle primarie – ampia partecipazione e piena unità intorno al candidato vincente (a differenza della Liguria) – di un candidato giovane e nuovo per la Regione ma con esperienza amministrativa.

E anche della sciagurata scelta di Spacca che, presentandosi con gli avversari di dieci anni, gli ha consegnato la bandiera del cambiamento, al tempo stesso togliendola ai suoi nuovi alleati. Che non hanno potuto, come in Liguria e in Umbria, fare una campagna contro il governo uscente.

La coalizione di Ceriscioli prende 10 punti in meno di Spacca cinque anni fa; effetto della defezione del Governatore, ma sopratutto della scomparsa dell’IDV, che nel 2010 aveva preso il 9%. Si giova invece del buon risultato degli alleati (socialisti, verdi, Udc).

Il Movimento 5 stelle non c’era in Consiglio regionale, non è possibile fare confronti, ma perde circa 175.000 voti e 10 punti percentuali rispetto alle poilitiche del 2013, che lo avevano visto primo partito nella regione. I suoi 5 consiglieri sono comunque la principale novità della nuova assemblea.

Il dato più evidente è la crisi del centrodestra. Che si manifesta in due modi: da un lato la sconfitta di Forza Italia. che perde più di 110.000 voti rispetto alle politiche e 54.000 voti rispetto alle europee (nel 2005 era insieme ad AN nel PDL). Dall’altro la divisione dalla Lega e da Fratelli d’Italia che invece ottengono un buon risultato. In particolare la Lega è l’unico partito che aumenta i voti (+ 23.000) rispetto al 2010. E scavalca abbondantemente FI.

Laddove il centrodestra si è presentato unito, malgrado la crisi di FI, i risultati sono stati migliori.

Archiviato l’infelice esperimento dell’appoggio a Spacca, l’incognita per il futuro è se il centrodestra saprà ricomporsi ed essere competitivo in un sistema bipolare o se soccomberà alla iniziativa di Salvini.

Da questo dipende anche se il sistema si baserà ancora su una competizione bipolare tra centrosinistra e centrodestra, così come è stato negli ultimi dieci anni – ma integrato della presenza del nuovo terzo polo a cinque stelle – o invece vedrà un solo schieramento di governo, quello di centrosinistra, attorniato da forze e movimenti inclini alla protesta e incapaci di coalizzarsi.

L’area di centro non trova una sua unità e identità: dopo l’esperimento di Monti del 2013, che è evaporato nel giro di un anno, anche quello di Quagliariello e Spacca è fallito. Una sfida per il nuovo governo , e per il Pd in particolare, che dovrà sapere rappresentare anche aree di elettorato moderato. Così come è nel progetto di Renzi.

Infine, la sinistra raccolta intorno a SEL, sempre alla ricerca di una nuova bandiera, dalla Grecia alla Spagna, da agitare, ma in lento declino: da Rossi (candidato 5 anni fa) a Mentrasti perde circa la metà dei voti.

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