il senato vota la propria soppressione

dal nostro corrispondente dal Transatlantico

Lasciatelo dire a uno che conosce il Senato da tempo: fare votare ai senatori il superamento del bicameralismo paritario, e cioè la trasformazione dell’assemblea di cui fanno parte, è stato un miracolo. Dopo il referendum confermativo del prossimo anno si potrà dire che siamo al termine di un  viaggio di almeno venti anni, interrotto da resistenze, crisi di governo, elezioni anticipate.

Tanto che ancora non è detta l’ultima parola: un’altra lettura alla Camera dei deputati, presumibilmente senza sorprese, poi dopo qualche mese ancora due letture, in cui però si potrà solo votare sì o no alla riforma in blocco. E infine il referendum, che vedrà schierati contro Lega e Movimento 5 stelle, Forza Italia e SEL, e magari qualche PD, tutti accomunati dalla parola d’ordine dell’attentato alla democrazia, ma più ancora dall’obiettivo politico di fermare Renzi.

Fino ad allora, solo una crisi di governo ed elezioni anticipate potranno fermare la riforma. Se prima si voleva fermare la riforma per fare cadere il Governo, si cercherà di fare cadere il Governo per fermare la riforma.

Insieme alla nuova legge elettorale (Italicum), la riforma costituzionale configura una nuova forma di governo, in base alla quale un governo scelto dagli elettori avrà la possibilità di governare in modo stabile per cinque anni e di realizzare il suo programma. Mentre il Senato svolgerà funzioni di raccordo con regioni ed enti locali, e di controllo sull’attuazione delle politiche. Potrà intervenire nel procedimento legislativo, ma non bloccarlo, parteciperà all’elezione del Presidente della Repubblica e alla scelta dei giudici costituzionali.

Per avere un’idea dell’alternativa, se il progetto dovesse fallire, si andrà a  votare con una legge proporzionale, dopo di che per formare un governo occorrerà mettere d’accordo Renzi (o chi gli succederà) e Grillo, ovvero Renzi e Salvini. Roba da fare crollare la credibilità dell’Italia che si sta faticosamente riconquistando.

Rimane un punto caldo: molti insistono per un cambiamento nella riforma elettorale, che dia alla coalizione e non al partito vincente il premio di maggioranza. Lo chiede Berlusconi che da solo non potrà mai vincere, lo chiede il NCD che rischia di diventare ininfluente. Lo chiedeva anche la minoranza del PD, non è chiaro perchè. Non lo vuole Il M5stelle, che non si allea con nessuno per principio e pensa di arrivare al ballottaggio e poi di attrarre anche voti di destra (e questo spiega le sue posizioni ambigue sull’immigrazione). Non conviene a Renzi, perchè aiuterebbe il centrodestra, ma se l’avversario principale fosse Grillo?

Ormai se ne parlerà, se se ne parlerà, dopo il referendum sulla riforma costituzionale. Ma intanto i giochi sono cominciati: Quagliariello minaccia di lasciare il NCD se la legge elettorale non viene cambiata. E’ un suicidio rimanere legati a Renzi, dice, senza avere nemmeno la garanzia di potere fare con lui una coalizione elettorale, tanto vale riposizionarsi al centro, anche se in questo momento è un luogo dove regna la confusione. Poi si vedrà.

Dal suo punto di vista non gli si può dare torto: ma concedere quello che vuole vorrebbe dire mettere le sorti di un futuro governo nella mani di una minoranza che potrebbe ricattarlo. Renzi non esclude di allearsi con altri, ma dopo le elezioni e per allargare una maggioranza già autosufficiente.

Punti di principio e convenienze di partito si sovrappongono. Staremo a vedere, ma intanto godiamoci il voto dei tacchini a favore del Natale.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *