arriva starbucks?

Pare che Starbucks abbia intenzione di sbarcare in Italia con la sua catena di caffetterie. E allora ripubblico il post della mia amica Peggy pubblicato nel 2007 quando per la prima volta si parlò di questa eventualità.

Arrivano anche in Italia le catene delle caffetterie – Nespresso, Illy, Bialetti – sull’onda di Starbucks? Beh, era ora, perchè, diciamocelo, il caffè da noi è cattivo in otto bar su dieci. E i bar sono pure brutti, poco accoglienti, non sono appunto dei caffè. Quasi mai ci si può sedere, tocca sorbirsi i discorsi da bar, tipicamente maschili: calcio e barzellette sconce. Se entra una donna, la fanno a fette come macellai.

Le catene hanno ricette e arredi standardizzati, ma il loro caffè è buono e sempre uguale e ci si può sedere; l’arrivo delle catene scremerà l’offerta e a sua volta aprirà la strada a caffè specializzati, quelli dove si può scegliere la miscela tra molte provenienti da ogni parte del mondo, come succede all’estero.

Prendete Ancona: il caffè è forse buono in un paio di bar, La bottega del caffè e Giordano, ma la prima è un bazar dove si vende di tutto e il secondo è minuscolo. Ci sono pochissimi bar dove ci si può sedere: quattro tavolini all’Acrilico, un po’ di più al Bar Giuliani, altro porto di mare.

Buona pasticceria da Saracinelli, Patrignani, Moldavia, ma da portare via, come pure i gelati. Rosa è una catena di montaggio per lunch e pizza, mentre l’unica sala da tè (se la vogliamo chiamare così) è il Viale bar, sempre affollato, con sedie scomode e pasticceria scadente. Lombardo, in declino da tempo, ha chiuso e fallito. Andate allo Stadio bar se volete parlare di calcio, ma non per il caffè. E le librerie sono troppo piccole per avere un caffè al loro interno, dove sfogliare un libro, civilissima innovazione introdotta all’estero.

Insomma, non ci incontreremo George Clooney, ma se arriva Nespresso noi siamo contenti.

 

 

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