il partito di Renzi

by Amicus Plato

Interessante articolo ieri sul Corriere della sera di Ernesto Galli della loggia. In sintesi, dice che dietro Renzi non c’è un partito. Quello che c’è vive la crisi della miltanza, è davvero attivo in una parte solo del paese, è dominato da notabili locali che non assomigliano al leader.

Renzi è uomo di governo non di partito, è più simpatico che convincente, guarda al breve e non al lungo termine. Nell’immediato la cosa funziona ma alla lunga la mancanza di un partito solidamente insediato e in sintonia col leader può essere un handicap.

D’altra parte, ricorda Galli della loggia, se il voto che ha eletto Renzi alla guida del Pd fosse stato limitato ai soli iscritti, avrebbe fatto fatica a vincere.

Non è questione di immagine o di stile, ma di sostanza politica e culturale. Anche nelle Marche, quasi tutti sono oggi “renziani”, anche se all’inizio dell’avventura del sindaco di Firenze quasi nessuno del gruppo dirigente regionale lo era, ma è un’adesione tiepida o opportunistica, che si spiega col fatto che Renzi vince, almeno finora, o col patriottismo di partito, o con la comune aspirazione al ricambio generazionale; meno per un’adesione convinta alle sue idee. E c’è, come altrove, una parte del partito che non solo non lo approva, ma che lo considera fuori dal solco storico della sinistra.

I cosiddetti “renziani doc” si accreditano più che altro per la loro adesione “antemarcia”, gli altri non sembrano avere declinato cosa voglia dire, nella politica regionale e locale, essere in sintonia col leader. Il congresso regionale del Pd non ha certamente risolto il nodo, neanche le primarie, dove si sono confrontati due candidati, tanto validi quanto culturalmente diversi da Renzi.

Naturalmente, essere in sintonia col leader non è obbligatorio, tanto meno in un partito che vuole proporsi come federale. Rimane il punto segnalato da Galli della loggia. Può reggere una duratura opera di governo, che nel bene e nel male  – a seconda delle opinioni –  viene vista come profondamente innovativa rispetto alle culture storiche della sinistra e dei partiti progenitori, se questa rivoluzione non attecchisce, se non solo all’apparenza, in periferia?
Galli della loggia conclude in modo scettico; sembra credere ad una contraddizione tra Renzi e la stessa forma partito, ma forse anche lui è legato ad una forma-partito del passato e la domanda è: qual è la forma adatta al presente e ad un futuro che Renzi anticipa?

 

2 thoughts on “il partito di Renzi

  1. andrea astolfi

    Quale sie esattamente la forma adatta non lo so, so però per certo che il partito come è stato conosciuto in italia fino ad oggi, e non solo il partito di sinistra ma anche gli altri hanno rappresentato una anomalia rispetto al resto del mondo occidentale. Questa anomalia certamente perpetrata da un ordinamento sociale ed istituzionale anche esso sui generis ha prodotto effetti contraddittori. Se si può certamente affermare che la partecipazione e di conseguenza la consapevolezza e la predisposizione al voto della popolazione siano stati un fatto positivo, e vero altresì che questa forma partito ha lottizzato tutto dalla sanità alla Rai fino alla pro loco di roccacannucia. La partecipazione si è del resto manifestata come il miglior veicolo per trovare posti di lavoro favori o prebende varie. Renzi riesce ad intercettare il sentire del paese e ciò accade anche per questi motivi. Quindi i partiti come li avevamo conosciuti già con la nascita di Forza italia hanno iniziato a morire, ben venga Renzi che lo ha capito e che si muove sostanzialmente al di fuori di ciò che ne rimane. Comitati elettorali, grandi aggregazioni tematiche, sicuramente meno etichette ideologiche, gruppi locali che si costituiscono per governare il territorio, tutto ciò dentro un grande contenitore che offra il franchising.

    • mariano guzzini ariano.guzzini@parks.it

      Già oggi a livello nazionale la Lega ha più iscritti del Pd, e Grillo muove nel web molte più paglie dei molti siti del Pd, tutti desolanti e imbarazzanti. Non credo si debba inseguire sempre il mito del partito nuovo. Chi ha la mia età ricorda tutte le svolte e tutte le rottamazioni, ben più pesanti di quelle di Renzi. Ci fu un congresso del Pci che buttò fuori dalla direzione nazionale Ingrao, Bufalini, Lama ed altri ancora per lasciare il posto a giovani speranze che erano Goffredo Bettini, Claudio Burlando e Vannino Chiti. Personalmente ricordo che Zangheri, all’epoca capogruppo alla Camera, mi disse di aver saputo dal tabaccaio dell’Elba che lo avrebbero tolto e sostituito, cosa che poi regolarmente avvenne. Svolte, rottamazioni e sgambetti non sono invenzioni di Renzi. L’unica vera novità è il posizionamento sul centro destra, l’insofferenza verso i corpi intermedi e la dialettica democratica e la strafottenza. Da molti paesi europei vengono segnali di resistenza alla globalizzazione e alla società della comunicazione. Nascono nuovi partiti liquidi ma stalinisti. L’Italia per ora gioca il vecchio gioco con i vecchi schemi.
      Quei pochissimi che ancora seguono la politica nelle Marche e in Ancona non si curano di quanti iscritti se ne sono andati e di quanti ex elettori “nostri” non votano più. Non so se farò in tempo a vedere i nuovi partiti in arrivo e le nuove appassionanti forme di partecipazione dal basso e di rilancio dell’identità regionale. Ad oggi la crisi interna del Pd è sotto gli occhi di chi non si rifiuta di vederla. Max Weber conclude il suo profetico saggio sul lavoro politico come professione con la nota affermazione: “Solo chi è sicuro di non venir meno anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per ciò che egli vuole offrirgli, e di poter ancora dire di fronte a tutto ciò “non importa, continuiamo, solo un uomo siffatto ha la vocazione per la politica”.
      Max Weber è scomparso dalle librerie e probabilmente i pochissimi iscritti al Pd di Renzi non sanno nemmeno chi sia stato. Ciò nonostante credo di poter dire ancora che non importa, e che continuerò. Essendo la politica un virus purtroppo incurabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *