fine del bipolarismo?

by Amicus Plato

Il bipolarismo, il modello a cui ci siamo ispirati in Italia per uscire dal proporzionale, si sta decomponendo un po’ dappertutto.

Nel Regno Unito Cameron governa con la maggioranza assoluta nel parlamento solo grazie ad un sistema fortemente maggioritario (collegi uninominali e un solo turno), ma si sono affermati altri soggetti (UKIP, nazionalisti scozzesi, oltre ai liberaldemocratici) che hanno modificato il tradizionale sistema bipartitico imperniato su conservatori e laburisti.

In Francia dopo il successo di Marie Le Pen si è formato un sistema tendenzialmente tripolare.

In Spagna ai due partiti egemoni (popolari e socialisti) si sono aggiunti nuovi partiti, Podemos e Ciudadanos, con la conseguenza che ancora, diversi mesi dopo le elezioni, il paese è senza governo.

Perfino in Germania si è affermato nelle recenti elezioni regionali un nuovo partito di destra che si è aggiunto ai due tradizionalmente maggiori – cristiano democratici e CSU da una parte, socialdemocratici dall’altra – e ai tre minori, liberali, verdi e sinistra ex-comunista; già oggi solo una grande coalizione tra i due maggiori rende governabile il paese.

Nello stesso parlamento europeo, di fronte all’ascesa di partiti populisti e euroscettici, si è dovuta formare una maggioranza tra popolari, socialisti e liberali.

In Italia, con l’affermazione del Movimento 5 stelle, è nato un sistema tendenzialmente tripolare, con la complicazione che nessuna coalizione è possibile tra due dei tre maggiori partiti: quella nata dopo le elezioni del 2013 per mancanza di alternative tra PD e Forza Italia si è rotta con la scissione del partito di Berlusconi.

Nei sistemi bipolari l’arena politica era rappresentabile tracciando una  linea verticale che divideva destra e sinistra. Nei nuovi sistemi, volendo rappresentare l’arena in modo sintetico occorre tracciare anche una linea orizzontale, che divide i partiti populisti ed euroscettici dagli altri.

In questo modo lo spazio politico si divide in quattro quadranti: guardando all’Italia, in alto a sinistra possiamo mettere  il PD, che sotto la guida di Renzi si sposta verso l’incrocio degli assi (il cosiddetto partito della nazione)  nel tentativo di ottenere perlomeno una forte maggioranza relativa; in alto a destra troviamo Forza Italia che fa parte del partito popolare europeo; in basso a destra la Lega, populista ed euroscettica; in basso anche Grillo che muove da sinistra verso destra: ha posizioni ambigue sul tema dell’immigrazione e  sulla questione delle unioni civili ha dato libertà di coscienza ai suoi parlamentari.

Il movimento cerca cioè di presentarsi come un soggetto politico né di destra né di sinistra. In sostanza, cerca di proporre come dirimente solo la divisione tra l’alto e il basso, politica e antipolitica, candinandosi a rappresentare il popolo contro l’elìte.

Anche la Meloni si muove in modo analogo, dichiarando che in un eventuale ballottaggio nelle elezioni comunali di Roma potrebbe votare per la candidata dei Cinque stelle. A Milano, per converso, molti voti grillini potrebbero convergere al ballottaggio sul candidato del centrodestra.

Salvini si propone come leader di un nuovo centrodestra spostato su posizioni populiste ed euroscettiche, mettendo in crisi il disegno di Berlusconi che vuole un partito di moderati integrato nel partito popolare europeo. In sostanza, vuole spostare il centrodestra nella parte bassa dello spazio politico.

Se Grillo e Salvini competono per rappresentare il popolo contro l’elìte, in questo momento la loro strategia converge contro Renzi e il Governo e troverà espressione nei ballottaggi comunali e poi nella campagna per il referendum costituzionale.

Ma che succederà poi nelle elezioni politiche del 2018 e nel relativo probabile ballottaggio? Per chi voteranno gli elettori di Lega e Forza Italia in un eventuale ballottaggio Renzi- Di Maio? O per converso quelli dei Cinque stelle in un ballottaggio Renzi- Salvini?
Due cose sono chiare: la prima, che la nuova legge elettorale è l’unica speranza di garantire governabilità al paese; la seconda, che l’azione della minoranza del Pd rischia di essere tafazzismo all’ennesima potenza.

One thought on “fine del bipolarismo?

  1. enrico turchetti

    Analisi condivisibile. Conclusioni un po’ affrettate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *