usa 2016

by Amicus Plato

Gli stessi commentatori che davano per sicura la vittoria della Clinton ora si stracciano le vesti nell’autocritica e “scoprono” le virtù di Trump. In questo modo non fanno che giustificare le critiche di superficialità che a loro sono state rivolte: continuano a  cavalcare l’onda, solo che questa è cambiata.

Qualcosa sui dati innanzitutto: quasi nessuno ricorda e dà il dovuto rilievo al fatto che nel voto popolare ha vinto Hillary. Solo la particolarità della legge elettorale – che molti vorrebbero cambiare ma per farlo la Costituzione americana prevede maggioranze praticamente impossibili da mettere insieme – ha dato la vittoria al suo avversario.  Le norme elettorali sono talmente radicate che la stessa Clinton, nel cosiddetto “concession speech”, non ha citato la sua vittoria virtuale. Decisiva è stata la prevalenza per pochi voti di Trump in alcuni stati con molti voti elettorali  (Pennsylvania, Florida). Questo fatto, perlomeno dal punto di vista dell’anaisi, ridimensiona l’ondata a favore di Trump. Che è stata forte, beninteso, soprattutto per la capacità del candidato di compattare l’elettorato repubblicano – molto più unito del suo gruppo dirigente – aggiungendo nuovi voti, ma non irresistibile.

Lo stesso si potrebbe dire del voto per la Brexit: il leave ha vinto per un milione di voti, molti meno di quelli che una vigorosa battaglia del Labour party avrebbe potuto aggiungere al Remain. Insomma, il populismo non è imbattibile, purchè non sia sottovalutato o affrontato con sufficienza o furbescamante cavalcato pensando di strumentalizzarlo. E soprattutto sia compreso nelle ragioni di fondo che lo alimentano, alle quali va data risposta.

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