giovani e no

by Amicus Plato

I miei amici sono in prevalenza per il SI’, ma se parlo del referendum con qualche giovane la situazione cambia: il NO è largamente in maggioranza. I contenuti della riforma sono conosciuti in parte, di certo non lo è la discussione che da venti anni appassiona molti di noi e che ce la fa sembrare importante perchè emblematica, e forse conclusiva,  di un lungo conflitto tra conservatorismo e riformismo istituzionale.

L’orientamento al NO è di tipo politico, ma non nel senso che si vede l’occasione di fare cadere il Governo, come è nelle intenzioni di molti sostenitori del NO. Per quanto il Governo non goda di particolari simpatie, sono pochi a pensare cha la sua caduta cambierebbe in meglio la situazione. Direi che le ragioni del NO attengono a una più generale contestazione della classe dirigente e in particolare di quella politica. Della sua agenda e della sua narrativa: tutta centrata sul recupero di efficienza e produttività, sulla tenuta dei mercati, sulla competizione internazionale. Poco attenta ai temi dell’equità nella distribuzione della ricchezza e delle opportunità o della condizione dei più disagiati. In particolare quella dei giovani precari o malpagati.

La globalizzazione non è contestata in via ideologica ma per i suoi effetti incontrollati, l’immigrazione non rifiutata egoisticamente ma temuta per il suo disordine; l’Europa è vsta come un potere largamente ostile anche se non è l’exit la soluzione desiderata; la polemica di Renzi verso la UE è apprezzata ma se ne coglie la difficoltà a dare risultati concreti e a provocare un cambiamento profondo negli orientamenti delle istituzioni eruropee.

Il Movimento 5 stelle è visto da molti come la forza politica più sensibile a queste domande, anche se confuso e spesso demagogico. Il Governo, anche quando fa cose giuste, come la lagge sulle unioni civili, appare  come parte dell’establishment e, anche se Renzi ha 40 anni, responsabile delle scelte del passato che aggrovigliano e compromettono il futuro.

Direi che quello che è difficile fare passare nella discussione è la fatica del riformismo, non solo per le difficoltà oggettive e la complessità istituzionale, ma proprio come metodo politico improntato al realismo e al gradualismo, perchè non si coglie il nesso tra scelte contingenti e prospettiva di cambiamento. E non senza ragione, perché scelte e comportamenti non sono sempre coerenti e le prospettive appaiono spesso oscure e la narrazione poco appassionante.

Si vorrebbe un cambiamento più rapido e più profondo. Così, l’attenzione della politica economica verso le imprese è vista come una preferenza politica rispetto ad altri ambienti, piuttosto che come una condizione necessaria per rilanciare crescita,  buona occupazione e reddito.

In questo contesto, nel mentre si critica la classe politica per incapacità e incoerenza e se ne chiede il rinnovamento e l’autoriforma, non si apprezza che la riforma costituzionale è un passo importante e coraggioso in quella direzione.

Da ultimo, le divisioni nel PD fanno un pessimo effetto. Non se ne può più, mi dicono.

 

One thought on “giovani e no

  1. Angelo Tomassetti

    A mio avviso non è una questione di merito.della riforma. È solo la voglia di mandare via Renzi. Possiamo ricordare, visto che abbiamo la memoria corta, il referendum sulle trivelle del quali non fregava niente a nessuno ma era un’occasione per tentate di indebolire o addirittura mandare a casa Renzi. Credo che proprio per questo che il no perderà perché è solo un no senza nessuna proposta nessuna idea solo una negazione.

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