perché Renzi è antipatico (ai giovani)?

by Amicus Plato e Pietro Mantovani

Nel Corriere della sera di due giorni fa Galli della Loggia elenca alcuni motivi per cui Renzi, che pure ha fatto buone leggi e ha cercato di svecchiare e semplificare, ha perso nettamente: errori di comunicazione e immagine che lo hanno reso antipatico. Eccone alcuni: il profluvio di ottimismo contrastante con l’esperienza quotidiana di molti; la sua propensione al tono leggero e alla battuta che ne hanno diminuito la statura politica, la frequentazione intensa con gli ambienti dell’industria e della finanza, parte di quella èlite che è fortemente contestata; la politica dei bonus, dagli 80 euro in avanti.

Ho chiesto a mio figlio Pietro, che è un po’ il mio terminale informativo tra i trentenni e si occupa di comunicazione, se questi giudizi sembrano fondati a lui e ai giovani che frequenta, dal vivo e sui social.

Ecco la sua risposta, la mia replica e la sua controreplica.

 Mi sembra corretta l’analisi di Galli della Loggia, in particolare i punti 1) e 2). In generale alcune riforme non sono piaciute, penso ad esempio a quella del lavoro e della scuola. La percezione delle categorie toccate è che il lavoro e la scuola ne escano precarizzati, e se a questa percezione associ una comunicazione accattivante con hashtag ottimisti (#labuonascuola, #lavoltabuona – sembrava una pubblicità del Mulino Bianco) ottieni l’impressione diffusa di una presa in giro, di avere a che fare con un imbonitore. Una delle regole principali della vendita è che per essere buon marketing non deve sembrare marketing. Come direbbe Zizek, l’ideologia funziona a patto che sia inconscia. E la spavalderia di Renzi invece svela il trucco.

Basta pensare alla camicia bianca sbottonata. Salta subito all’occhio che si tratta di una mossa: ti togli la giacca e vuoi fare lo sciolto, ma è palese il ragionamento che c’è dietro.

Anche le star del Movimento di Grillo sono animali da telecamera – preferibilmente videocamera del cellulare – ma si nascondono dentro una finta umiltà: occhi da cerbiatti, presunta onestà e denunce con cui è facile empatizzare.

Forse, per quanto riguarda il voto dei giovani, il fatto è che Renzi è giovanilistico, non giovane. E non c’è niente che i giovani odino di più di un adulto che cerca a tutti i costi di essere cool.
La mia replica.
Bè che dire? Se è così i suoi consulenti per la comunicazione sono degli sfigati. Sembra che la sua comunicazione non sia diretta ai giovani ma agli anziani che hanno una certa idea dei giovani, magari veicolata dalla pubblicità o dalla tv di più ampio consumo.  Sui vari punti: l’ottimismo può essere irritante, ma c’è un fondo di verità nel messaggio che l’Italia è ripartita, anche se la ripartenza è lenta e limitata. Il bonus degli 80 euro non è un bonus ma una riduzione permanente di tasse che i media presentano come un bonus. La precarizzazione della scuola è sorprendente nel momento in cui si stabilizzano 100.000 precari. Il jobs act può essere criticato, secondo me a torto, perchè riduce le tutele dei padri non dei figli.

Quello che  mi sorprende di Galli al punto 2 è che dice che è meglio non farsi capire pur di mantenere un aplomb da uomo di stato che cercare di farsi capire con slide e semplificazione.

Sembra quasi che il modo sbagliato, perchè falsamente giovane, di comunicare determini un giudizio sulla sostanza più severo di quanto sarebbe giustificato.

E la sua controreplica.

“Sembra quasi che il modo sbagliato, perchè falsamente giovane, di comunicare determini un giudizio sulla sostanza più severo di quanto sarebbe giustificato.”

Esatto, perché quando abbiamo l’impressione che ci sia una macchinazione siamo portati a pensare che ci si nasconda qualcosa – in malafede – anche quando non è così. Non credo che i consulenti di Renzi siano sfigati, di sicuro conoscono i mezzi e li sanno usare, hanno fatto delle cose a mio avviso positive, ma se devo trovare una pecca è questa: Renzi spesso non appare sincero. Cioè fa venire il dubbio che cerchi a tutti i costi di sembrare sincero, risultando, quindi, poco autentico.Per quanto riguarda le riforme, non le conosco nel dettaglio. Quello che vedo nella mia limitata finestra di mondo è che in pochissimi nella mia generazione o di quella immediatamente precedente hanno una situazione lavorativa e personale stabile (e quelli che ce l’hanno vivono quasi tutti all’estero, quelli che invece sono in Italia vengono supportati dalle famiglie). I dati Istat sulla povertà di due giorni fa indicano una situazione preoccupante, con disuguaglianze che si accentuano. È vero che, come dici te, nel breve termine si vedono solo gli effetti negativi delle riforme, ma in una situazione così precaria purtroppo conta la condizione materiale qui ed ora, forse da questo deriva l’ondata apparentemente inarrestabile di malcontento: non c’è tempo per il ragionamento.Da parte mia, io vorrei una sinistra che torni a parlare in primis di disuguaglianze, e che affronti in modo strutturale alcuni temi delicati e urgenti del nostro tempo: lavoro e nuovo precariato, immigrazione (integrazione), casa, cultura (educazione). Ma temo che non sia il periodo storico giusto 🙂

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