giachetti vs. speranza

by Amicus Plato

Le cose dette da Giachetti sono inaccettabili nella forma ma sacrosante nella sostanza. Che gli ex amministratori della “ditta” lavorino per rovinarla pur di fare fuori chi è succeduto a loro è una cosa mai vista nel Pd e nei partiti che l’hanno preceduto.

Questo mi sembra perfino ovvio, eppure nei giorni della campagna referendaria mi è capitato di parlare con molti militanti sostenitori del NO, che magari venivano dal PCI – partito che faceva del rispetto delle decisioni prese nei comportamenti pubblici motivo di vanto oltre che regola statutaria ed etica – e che pure giustificavano i comportamenti di Bersani e Speranza con le argomentazioni più acrobatiche.

Mi sono chiesto le ragioni e mi sono dato due risposte: la prima è che nell’epoca della disintermediazione e del caos mediatico – nella quale si può dire qualsiasi cosa – è venuta a mancare la funzione di orientamento e di critica dei partiti (pedagogica si potrebbe dire). In questo senso la responsabilità di Speranza e c. è doppia, perché non solo si sono comportati in modo sleale, ma sono venuti meno ad una funzione dirigente seminando confusione e sconcerto su una regola basilare, senza il rispetto della quale il partito – qualsiasi partito – perde credibilità e smette di esistere.

La seconda ragione riguarda in particolare i militanti che provengono dal PCI-PDS. Alcuni di loro hanno portato con sé un atteggiamento che era presente nei partiti di provenienza e che mina la convivenza tra posizioni diverse nello stesso partito:  la pretesa cioè di essere i soli interpreti dell’identità vera del partito, il tribunale mai eletto né nominato che giudica chi è di sinistra e chi non lo è.
In sostanza, la ragione di un comportamento che in altri tempi e circostanze sarebbero stati i primi a condannare è che Renzi si è posto fuori lui dal vero partito, che loro invece difendono. Non si rendono conto che questa è proprio la logica argomentativa con la quale la Chiesa, qualsiasi chiesa, scomunica chi osa mettersi fuori da un’ortodossia.

Un partito è il suo programma e il suo statuto, oltre che la sua storia, ma mentre la storia è opinabile e nessuno può parlare ex cathedra in suo nome, programma e statuto, decisi dagli associati con le (imperfette) procedure della democrazia, stanno scritti nero su bianco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *