che fare?

by Amicus Plato

Napolitano dice che non si possono fare elezioni anticipate solo per esigenze tattiche di un partito;  deve essere successo qualcosa perchè si interrompa la legislatura. Bè, per la verità è successo che il NO ha preso il 60% al referendum. In questa situazione elezioni anticipate sarebbero la cosa più opportuna, se ci fosse la ragionevole certezza di avere, dopo il voto, un governo stabile per i prossimi anni. Il punto vero dunque non è che non è successo niente, ma che il paese, per effetto della vittoria del No e della sentenza della Corte costituzionale, dopo le elezioni sarebbe di fatto ingovernabile. Come era prevedibile e come le vestali della Costituzione più bella del mondo avevano fatto finta di non vedere. C’è da stupirsi se lo spread risale?

Solo il ballottaggio e una sola camera che dà la fiducia potevano rendere governabile il paese. Con una debole legittimazione del Governo, dicono i critici. Bè, sempre meglio che la paralisi, così come l’anemia è meglio della leucemia.

A meno che una lista prenda almeno il 40% dei voti, cosa molto improbabile. Renzi dice “votiamo presto” e chiede agli elettori di dargli la maggioranza per governare. Posizione logica, ma assomiglia a una scommessa. D’altra parte, coloro che, come martella ogni giorno il Corriere della sera, vogliono portare a termine la legislatura devono dire come è possibile governare tra un anno: che cosa cambierà da oggi ad allora? Forse si spera che il Movimento 5 stelle si logori, ma anche questa è una scommessa.

D’Alema, per parte sua, non vuole votare solo perchè spera di fare fuori Renzi prima delle elezioni. E minaccia la scissione. Ricordate cosa diceva durante la campagna referendaria? Che lui non ce l’aveva con Renzi ma che voleva solo eliminare una cattiva legge, poi sarebbe tornato a Bruxelles, ai suoi studi e convegni. Infatti…
Si ripropone l’eterna pulsione a dividersi della sinistra italiana: tra quattro anni si celebra il centesimo anniversario della nascita del Pci, da una scissione del Psi. Ma allora ci si divideva su Lenin e la rivoluzione d’ottobre, oggi sulla data del congresso. La storia come tragedia e come farsa.

Insomma, la situazione è davvero drammatica, sembra che la vittoria del No abbia demolito le soluzioni possibili. A me piacerebbe che Gentiloni potesse governare, fare approvare riforme rimaste a metà, correggerne altre, intanto che le forze politiche si chiariscono le idee. Ma temo invece una campagna elettorale lunga un anno, congressi sanguinari e corporazioni scatenate contro le riforme. Che fare?

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