ancona tra mito e progetto

by Amicus Plato

Ancona: il declino si è fermato? Questo il titolo di un incontro nella biblioteca Amatori introdotto dal sindaco e dal sociologo Aldo Bonomi.
La risposta è affermativa per Valeria Mancinelli, che snocciola i nuovi investimenti, pubblici e privati, in programma: dalla crocieristica alla cantieristica (il CNR ha commesse fino al 2026), dall’ANAS alle Ferrovie ad Ancona Nord, fino al nuovo Salesi e alla risistemazione della zona Passetto A questo si accompagnano alcune nuove iniziative commerciali e una vivacità associativa e di proposta che il Comune cerca di accompaganare e indirizzare (vedi l’esperimento del bilancio partecipato).

Bonomi, specialista dell’invenzione di nuovi miti, parla di Ancona “piccola città anseatica” e individua il suo ruolo come anello di congiunzione tra due macroregioni, quella Adriatico-ionica e quella appenninica con Toscana e Umbria. Sembra che si parli di due declini diversi: quello tutto locale dovuto anche a vicende politiche recenti  (la chiusura anticipata delle sindacature di Sturani e Gramillano) e quello geoeconomico, legato a processi di lungo periodo.

Il Sindaco martella il chiodo della concretezza, polemizza con chi vorrebbe disegnare a tavolino lo sviluppo della città, che invece dipende in gran  parte da variabili fuori del controllo dell’ente locale, e che va dunque accompagnato, sfruttando le opportunità, dopo avere individuate alcune diretttrici. Che sono più o meno sempre quelle: porto, turismo, cultura, rilancio del commercio.

Giorgio Mangani nota la distanza tra i due piani della narrazione, quello amministrativo della Mancinelli, quello mitopoietico del sociologo. E’ possibile un punto di congiunzione? Sarebbe, a mio parere, il piano strategico della città, lanciato con molta enfasi e poi perso di vista: perlomeno dalla cittadinanza.

Tutti d’accordo però su un punto con Bonomi: manca la rappresentazione anconetana, un modo di proporsi all’opinione pubblica, da quella cittadina a quella internazionale, con un discorso che cucia mito e progetto, storia e futuro. Ma questo, nota il sociologo mettendo il dito sulla piaga, non può essere compito (solo) dell’amministrazione, ma degli intellettuali e della ricerca, sulla scia di Fuà e di Anselmi

 

One thought on “ancona tra mito e progetto

  1. Astolfi Andrea

    Fa bene l’amministrazione a stare sul pezzo, a lavorare sodo per recuperare, ripulire, intervenire nei quartieri nelle piazze, al passetto ecc. Come ricordi la attività comunale a causa della fine anticipate di due legislature ha molto da recuperare. La riflessione sul ruolo degli intelletuali non fa una piega, anche perchè pensando in particolare ad Anselmi, le opportunità che offrono ad Ancona la collocazione geografica e il Porto sono enormi. Certo non è che l’affermarsi di una narrazione che unisca mito e progetto si realizza con un bando di concorso per intellettuali, ci vuole che le forze sociali e quelle politiche trovino su quel terreno le ragioni del loro confronto per le seconde e delle opportunità per le prime. Ma forse con i tempi che corrono è chiedere troppo.

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