l’isola infelice

by Amicus Plato

Dopo otto anni di crisi i marchigiani sono sfiduciati e pessimisti. Lo dice una ricerca commissionata dal Consiglio regionale, coordinata da Ilvo Diamanti e  presentata ieri all’ISTAO. Non è una sorpresa: negli anni recenti il PIL pro capite marchigiano è diminuito più della media nazionale e oggi si attesta su un livello leggermente inferiore a quello nazionale. Anche la disoccupazione, che è stata sempre inferiore alla media, oggi vi si avvicina, mentre rimane bassa la produttività del lavoro. Migliaia di imprese sono sparite e tendono a deteriorarsi anche indicatori del benessere diversi dal PIL, da sempre migliori della media.

Cala la fiducia nelle istituzioni e quella interpersonale, si indebolisce la rete associativa, anche questi elementi positivi e distintivi del cosiddetto modello marchigiano. Il capitale sociale, quel patrimonio frutto della storia di tanti centri antichi e che rende più fluide le relazioni sociali e personali, non è più come nel passato la carta vincente della regione. Non compensa più come nel passato, riducendo i costi delle transazioni economiche e quelli del welfare, le debolezze tipiche della regione: la piccola dimensione delle imprese, la bassa produttività, il difetto di economie di scala e il posizionamento periferico.

Si perdono i vantaggi relativi, ma non gli svantaggi.

La ricostruzione delle zone terremotate, quasi un terzo della regione, può essere un’occasione per attivare il motore di uno sviluppo di qualità, sotto il profilo dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale. Forse.

Diamanti aggiunge considerazioni sulla mappa politica marchigiana. La caratteristica tipica di regioni come la nostra (il centro e il Nord est) è stata la forte e stabile coloritura politica, sia nelle zone “rosse” come in quelle “bianche” della prima Repubblica. Il consenso al Movimento 5 stelle, primo partito nel 2013, si spalma in modo omogeneo e per certi aspetti anche quello del PD. A Jesi e Urbino vincono liste civiche.

La società marchigiana era meno liquida e questa era la sua originalità. Ora tende ad assomigliare alla media. Il tono è allarmato: senza passato non c’è futuro, dice Diamanti. Dall’esaltazione dell’isola felice siamo passati alla paura dell’omologazione. Forse si esagerava ieri e si esagera oggi, ma c’è motivo di riflessione per la politica regionale. Sempre che una dimensione regionale della politica esista ancora.

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