il futuro del porto

by Amicus Plato

Secondo appuntamento nella biblioteca Amatori sul tema: il declino di Ancona si è fermato? Stavolta si parla del porto.

L’assessore Ida Simonella segnala dati incoraggianti, parla addirittura di rinascita: il buon momento della cantieristica, gli accordi definiti con Governo, Ferrovie, ANAS per l’uscita dal porto e il collegamento alla grande viabilità, i progetti per il waterfront.

Più contraddittori, anche perché non quantificati, i dati sul traffico: la crisi, specie quella della Grecia, ha colpito, anche se non si sono perse quote di mercato, il traffico container, pur marginale rispetto ad altri porti, in miglioramento. Non si accenna al traffico passeggeri, alla crocieristica, il diporto, il porto peschereccio.

Il Porto, si dice, è la più grande azienda cittadina, perché nell’area portuale entrano più di 5000 lavoratori ogni giorno, ma è un po’ come dire che la seconda azienda è la Baraccola: l’area è una cosa, le aziende un’altra, alcune sono legate ai traffici, altre all’economia marittima in senso ampio, altre ancora né agli uni né alle altre. Soprattutto non ci sono dati sulla variazione dell’occupazione o sul reddito prodotto.

Il prof. Bologna, esperto di portualità e logistica, traccia dinamiche nazionali e globali: i piccoli porti sono in ripresa mentre l’enfasi sulle grandi navi, e di conseguenza sui grandi porti, è ormai ridimensionata; ma la redditività si abbassa e la concorrenza, specie dei porti croati, che hanno costi del lavoro molto più bassi, è forte. Contano molto, dice, elementi come la governance portuale – segnali positivi per scelte appropriate del governo – o la informatizzazione delle dogane, e non solo l’investimento in infrastrutture. Ma poi sottolinea l’importanza di consistenti investimenti a fondo perduto nell’intermodalità con le ferrovie fatti dalla Regione Friuli.

Insomma, il quadro è ancora incerto e aperto a sviluppi diversi. Anche perché Bologna mette in guardia contro le previsioni: quelle relative al gigantismo navale e all’economie di scala, che sembravano sicure, sono state smentite. Chi ricorda l’isola di Montanari?

La tastiera da suonare è ampia, occorre una forte collaborazione tra enti e operatori, ma anche pluralismo e concorrenza. Da questo punto di vista l’intesa tra Comune e Autorità portuale è un buon segno.

Alla fine viene fuori l’interrogativo che appassiona l’opinione pubblica da molti anni, quello sull’uscita a Ovest dal porto. Gli amministratori rassicurano: si procede per una soluzione “coi piedi per terra”. Quella precedente, bocciata dal Governo, evidentemente non lo era, ma nessuno ha spiegato i motivi e perché nessuno se ne era accorto.

Uscendo dalla biblioteca e risalendo Corso Garibaldi vedo una novità assoluta per Ancona: venditori ambulanti di borse taroccate con i loro lenzuoli a terra; come a Roma, Venezia, Firenze. Sarà anche questo un segno di rinascita?

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