a ciascuno il suo

by Amicus Plato

Per orientarsi nel dibattito sulla legge elettorale bisogna avere come punti di riferimento le strategie politiche dei diversi partiti e i paletti fissati dalla Corte costituzionale. Discutere in astratto quale sarebbe la migliore legge serve a poco se poi non ci sono le condizioni per avere una maggioranza in parlamento.

Cominciamo da Berlusconi. Il Cavaliere non vuole legarsi alla Lega – la Merkel glielo ha caldamente sconsigliato – e vuole avere voce in capitolo nella futura formazione del Governo, magari essere determinante. Un sistema maggioritario non gli va bene perchè lo costringe ad allearsi con la Lega; vuole un proporzionale con sbarramento e non gli piacciono i collegi uninominali perché, siccome i sondaggi non gli danno più del 15%, ne vincerebbe molto pochi. Inoltre vuole controllare gli eletti: per questo preferisce le liste bloccate e le pluricandidature. L’accordo che si profila gli dà la possibilità di essere determinante per un futuro governo,  ma in posizione subordinata; introduce in parte i collegi uninominali che a lui non piacciono e  ci sono  le liste bloccate, ma sono corte e con i  nomi sulla scheda, per cui non sarà facile per  lui candidare la sua estetista. E non ci sono le pluricandidature. Diciamo che ottiene solo in parte quello che vuole.

L’aspetto più interessante, però, per cui a mio parere vale la pena coinvolgerlo nell’accordo, è il fatto che con questa legge si può smarcare dalla Lega e così si può formare un'”area europea” superiore al 50% dei seggi. Questo é importante perché il discrimine Europa/non Europa sarà decisivo nei prossimi anni.

Il PD che aspira a governare, avrebbe voluto un sistema maggioritario, ma l’esito del referendum ha compromesso il ballottaggio e in parlamento non c’è una maggioranza per varare un sistema tipo Mattarellum.

La proposta in discussione ha aspetti maggioritari – lo sbarramento al 5% e i collegi uninominali. Pur all’interno di un sistema nel complesso proporzionale, i collegi uninominali sono comunque utili perchè stabiliscono un collegamento con gli elettori migliore delle preferenze e hanno anche essi un effetto maggioritario: in moltissime realtà, infatti,  la competizione nei collegi sarà tra PD e Cinque stelle e questo attirerà voti sui partiti maggiori (il voto disgiunto tra collegi e liste è escluso). Sempre che presentino candidati validi. Questi due effetti maggioritari modificheranno la composizione delle camere: in altre parole, se il Pd farà una buona campagna e presenterà candidati forti, la sua rappresentanza potrà essere sensibilmente superiore alla distribuzione proporzionale dei voti e questo gli renderà più facile la formazione di un governo che abbia un programma coerente. Inoltre, il PD ha evitato le pluricandidature e introdotto le liste corte. Diciamo che anche il Pd ha ottenuto in parte quello che voleva.

Lo stesso vale per i Cinque stelle, che sono l’altro maggiore partito secondo le attuali indicazioni di voto. Non volevano i collegi perchè temono di non essere competitivi nell’uninominale, d’altra parte godranno degli effetti maggioritari della legge se sapranno presentare candidati validi nei collegi e nelle liste. Volevano le preferenze ma credo fosse una posizione di bandiera: decideranno i candidati via internet ma sotto la stretta sorveglianza del duo Grillo-Casaleggio. Non credo che Grillo pensi di potere vincere, punta piuttosto ad avere una rappresentanza molto forte in parlamento; il problema per lui sarebbe se insieme alla Lega avesse la maggioranza: che farebbe allora? Probabilmente si andrebbe ad una fase di instabilità seguita da nuove elezioni a breve.

Anche la Lega è favorevole alla legge, perchè non ha problemi a superare lo sbarramento e sa che in diversi collegi uninominali del Nord potrà competere con Pd e Grillo.

Infine, i piccoli partiti. Ovviamente sono contrari allo sbarramento e fanno opposizione su tutto, ma in fondo lo sbarramento è un forte incentivo ad unirsi per superarlo e avere voce in capitolo sulla formazione della futura maggioranza di governo. Fermo restando che la formazione di una maggioranza parlamentare tra Pd e l’area D’Alema, Pisapia, Fratoianni (ovvero tra Pd e Alfano) è molto improbabile, per non dire impossibile, date le attuali intenzioni di voto.

Rispondo infine all’osservazione sui rapporti Renzi – Berlusconi. Non c’era nessun accordo prima del referendum, altrimenti Forza Italia avrebbe votato diversamente. In realtà la strategia del Cavaliere sul referendum è stata vincente: lui era d’accordo sul merito della riforma, ma non voleva che dal referendum uscisse un Renzi troppo forte e in grado di governare da solo. Lo stesso obiettivo di D’Alema e quindi hanno votato no. Dopo di che è stato combattuto tra l’alleanza con la Lega e andare da solo con la prospettiva di partecipare ad una maggioranza con il Pd ma in posizione subordinata. Renzi ha minacciato di fare una legge maggioritaria accordandosi con Salvini, ma soprattutto l’alleanza con la Lega non sarebbe stata sufficiente per vincere e la Merkel gli ha detto chiaro che in questo caso si sarebbe messo fuori dal PPE. Così si è convinto.

P.S. E’ divertente leggere sui social le accuse ai Cinque stelle di inciuciare con Pd e Forza Italia. Chi di spada ferisce…

3 thoughts on “a ciascuno il suo

  1. roberto tontini

    questa analisi che tranne su un punto è corretta (questa legge elettorale non è la conseguenza della sonora bocciatura del referendum, ma della sua incostituzionalità) purtroppo non fa altro che dimostrare di quanto la politica e le scelte del pd renziano abbiano prodotto il totale fallimento rispetto alle idee fondative del pd

  2. Salvatore Passanisi

    Intervento lucido e chiarificatore, grazie Silvio !

  3. ormai la fake new che l’italicum è stato dichiarato incostituzionale si è consolidata, al punto che osservatori attenti come roberto la avallano. Allora, insisto, la Corte ha dichiarato incostituzionali due aspetti secondari dell’Italicum – la mancanza di una soglia per accedere al secondo turno e la possibilità per chi vince in più collegi di scegliere quello in cui essere eletto- che si potrebbe correggere facilmente. Il fatto è che siccome il referendum ha mantenuto il bicameralismo paritario, fare il ballottaggio in due camere diverse ha poco senso, perchè potrebbe portare a due vincitori diversi.
    Quanto alle idee fondative del pd, sicuramente tra di esse c’è la “vocazione maggioritaria”, che però i critici da sinistra del Pd e di Renzi hanno sempre contestato, perchè apriva la strada all'”uomo solo al comando”.

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