è già finito il tripolarismo?

by Amicus Plato

Ogni elezione locale fa storia a sè ma qualche tendenza è possibile sottolinearla. In sintesi, il centrodestra va bene, il centrosinistra discretamente e il M5Stelle male. Pesano la cattiva perfomance di governo locale dei grillini e l’incapacità di assumere un proflo credibile di governo. Pesa anche la loro indisponibilità a fare alleanze, mentre sia a destra che a sinistra si formano coalizioni con liste civiche, che ormai sono un protagonista stabile nelle elezioni amministrative.

E’ probabile che l’astensionismo abbia colpito in particolare i Cinque stelle questa volta. Sarà ora interessante vedere che faranno i loro elettori nel secondo turno. A Roma e Torino un anno fa i loro candidati hanno usufruito del voto degli elettori di centrodestra nel ballottaggio. Succederà qualcosa di simmetrico ora? Il risultato ci dirà qualcosa sul proflio del loro elettorato.

I ballottaggi sono quasi tutti tra centrodestra e centrosinistra. Fine del tripolarismo dunque e ritorno del bipolarismo? Non direi. Nelle elezioni politiche le cose possono cambiare: torna il voto “espressivo” o di protesta e non ci sono le liste civiche, il cui elettorato è per definizione più mobile e meno inquadrabile negli schemi bipolari.

Piuttosto, si affaccia, e non solo in Italia, un sistema politico più variabile e meno prevedibile, in cui le tradizionali divisioni tra destra e sinistra non scompaiono ma si combinano con altre che attraversano le classi, i luoghi e le generazioni. Cresce l’importanza dei candidati e della conduzione delle campagne elettorali, pesano fattori contingenti ed emotivi, esaltati dalla concorrenza tra social media e media tradzionali.

In questo contesto, le leggi elettorali modellano i risultati più che in passato: Macron ha scombinato il tripolarismo francese ma non sarebbe mai diventato presidente senza la legge con il ballottaggio; invece il tripolarismo inglese si è dissolto perchè l’UKIP, dopo la vittoria nel referendum pro Brexit, non aveva più niente da dire agli elettori.

Accanto alle discriminanti tra destra e sinistra decisive nel passato – eguaglianza e libertà, stato e mercato – ne compaiono altre nuove o vecchie ma declinate in modo nuovo: Europa e nazione, sicurezza e accoglienza, ambiente e sviluppo, diriitti civili e difesa della tradizione, giovani e anziani. Che salgono e scendono nel borsino elettorale.

Il legame tra partiti e base sociale è sempre meno stabile, si creano fenomeni virali che attraversano le divisioni tradizionali. Permane uno zoccolo duro di elettori affezionati ma si fa più sottile. L’elettore è ormai un personaggio poliedrico con un suo menu di valori e preferenze.

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