caccia alla volpe

by Amicus Plato

E’ in pieno svolgimento la caccia alla volpe. La volpe è Renzi e l’accanimento concentrico, dentro e fuori del partito, è impressionante. Eppure, ha da poco vinto il congresso con ampio margine, che sia lui il leader del Pd non dovrebbe essere in discussione, sia per gli avversari che per i dirigenti. Le amministrative sono andate male, ma invece di approfondirne le cause, locali e nazionali – se a Jesi, Fabriano, Tolentino, Civitanova il Pd ha perso è colpa di Renzi? – si spara a palle incatenate.

Bersani alza la voce, lo accusa di dividere, ma non è lui che ha organizzato la campagna per il no al referedum, in sintonia con Berlusconi, Grillo e Salvini e poi se ne è andato perchè non era riuscito a disarcionarlo? Non è lui che dice, con Renzi mai? Orlando chiede le primarie di coalizione, ma di quale coalizione? Vuole per favore dirlo prima di chiedere le primarie? La realtà è che si vogliono sperando in una attacco congiunto di partiti “alleati” e minoranze interne per farlo fuori. E quale coalizione sopravviverebbe con un programma simile? Davvero si spera di prendere il 40% con questo spirito?

Veltroni, ci si mette anche lui, dice che Gentiloni deve  fare “due o tre cose” per il lavoro e contro le diseguaglianze, se no il Pd assomiglia alla Margherita. Ma quali cose? Vuole per favore, lui che si è candidato a fare il premier, dirlo?  I governi Renzi e Gentiloni hanno messo al centro della loro azione la crescita e l’occupazione. I risultati sono parziali e insufficienti. Bene. Dica Veltroni cosa non è andato e cosa bisogna fare nelle condizioni date, invece di fare il verso a Nanni Moretti. Ricordate? “D’Alema, dì una cosa di sinistra!”. E davvero la Margherita avrebbe approvato le unioni civili e avrebbe aderito al PSE?

Sui programmi si sorvola, il problema è solo la leadership. I grandi giornali martellano, Massimo Franco sul Corriere lascia intendere che se Renzi non avesse questa smania di rìtornare a Palazzo Chigi tutto si appianerebbe. Commentatori indispettiti, ex leader inaciditi nascondono dietro i loro attacchi responsabilità per il passato che pesa sul presente, e vuoti di analisi e strategia.

Sembra che pezzi importanti dell’establishment si rivoltino contro Renzi e il Pd. Ma per andare dove? Non è chiaro che senza il Pd non si governa? Lo scenario che hanno in mente è il seguente: un Pd che va male alle elezioni, in modo che Mattarella, dopo un giro di consultazioni in cui vari partitini diranno no a Renzi, darà l’incarico a qualcun altro, che governerà stentatamente e perennemente sotto ricatto di partiti, giornali, lobby e magistrati. Sempre che una maggioranza sia possibile. Davvero, qualcuno a sinistra pensa che un bella coalizione con Pisapia leader e dentro D’Alema e Fassina, Fratoianni e Montanari, possa vincere e soprattutto governare?

Questo non è altro che la fine del progetto politico del Pd, l’eterno ritorno dell’Italia del particolarismo, palla al piede dell’Europa.

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