cercasi strategia

by Amicus Plato

Un vecchio amico su Facebook dice che Renzi non ha una strategia. L’affermazione merita un ragionamento, sempre che su Renzi si possa ragionare, il che non è facile perfino coi vecchi amici.

La verità, secondo me, è un’altra: Renzi – e dirò una cosa che potrà sorprendere – una strategia l’ha avuta ed è la stessa che da venti anni a oggi hanno portato avanti Prodi e Veltroni, D’Alema e Amato, e Fassino. Per non dire dei padri nobili, Ciampi e Napolitano.

I suoi modi di comunicare per tweet e di governare in modo pragmatico con allleanze variabili e spregiudicate per raggiungere gli obiettivi, la sua “maleducazione” rispetto alle liturgie del passato, l’hanno fatto apparire anomalo a chi è abituato a un tipo diverso di leader poltico, sopratutto a sinistra, ma sulla strategia non è stato un innovatore: la sua, come quella di D’Alema (già proprio lui) è stata quella di “fare dell’Italia un paese normale” (come disse una volta D’Alema), cioè un paese con istituzioni politiche ed economiche di tipo europeo, superando alcuni mali storici del paese, dal particolarismo al corporativismo.

Lui non ha detto ai suoi interlocutori più anziani “ho una nuova strategia”, ha detto invece “io riuscirò dove voi avete fallito”, e lo farò perchè ho più coraggio, più determinazione, magari perché sono più giovane. E in parte ci è riuscito, o perlomeno ci ha provato, e il declino della sua popolarità è dovuto tanto ai suoi errori che alle sue realizzazioni.

Il jobs act, per intenderci, avrebbe voluto farlo D’Alema, e pure Prodi, ma non ne ebbero il coraggio. E quanto alla riforma costituzionale, D’Alema ne aveva concordata una ben più radicale con Berlusconi – niente meno che il sempresidenzialismo alla francese – di quella bocciata il 4 dicembre.  Per sua fortuna non arrivò al referendum, se no potete immaginare cosa avrebbero detto Zagrebelsky e Sabina Guzzanti (quella di Dalemoni, ricordate?). Le lenzuolate sulle liberalizzazioni le lanciò Bersani, salvo lasciarle a metà.

Il punto è che il 4 dicembre ha segnato un punto di arresto di questa strategia, in contemporanea con l’appannamento dell’ideale europeistico e l’emergere di nuovi problemi drammatici, come quello dell’immigrazione.  Siamo rimasti tutti un po’ storditi, non solo Renzi, perchè ci chiediamo se sia appunto solo una battuta d’arresto o un cambio di fase, abbiamo guardato al Regno Unito (brexit) per disperarci, alla Francia per consolarci. Va dato atto a Renzi che con la sua maleducazione ha imposto una riflessione ai “tecnocrati” di Bruxelles, aprendo la strada ai più educati Gentiloni e Padoan, ma i risultati sono ancora insufficienti.

C’é da sperare che dopo le elezioni tedesche si avvii una stagione di rilancio e riforma della UE,  per partecipare alla quale l’Italia deve avere un governo autorevole e credibile che solo il PD può guidare. Sempre che il tafazzismo di sinistra non prevalga ancora una volta.

Galli della Loggia sul Corriere dice che Renzi rischia di essere una promessa mancata, ma ammette che non c’è di meglio in giro. Dobbiamo tutti sperare che Renzi dimostri di avere la stoffa per affrontare questa sfida diversa, e più impegnativa, da quella che l’ha proposto all’attenzione del paese. E che la si smetta di dividersi sul nulla: tipo, il numero dei suoi globuli rossi o se si debba andare con Pisapia oppure no.

E se no lo cambieremo, come abbiamo cambiato Bersani senza pentircene. Perché, per fortuna, nel Pd per scegliere il leader si vota.

2 thoughts on “cercasi strategia

  1. Bravo Silvio, renzi dovrebbe nominarti suo spin doctor ‍⚕️

  2. Sono anch’io d’accordo; il brutto è che i nostri avversari sono solo accecati (qui devo usare una parola grossa ma efficace) dall’odio personale e viscerale contro Renzi; non lo capiranno mai.

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