l’ordine delle cose

by A.L.

L’ordine delle cose di Andrea Segre è un film che merita di essere visto, perchè non segue il mainstream del cinema minimalista italiano – piccoli conflitti familari su sfondo freudiano, tipo Perfetti sconosciuti – ma affronta un grande problema politico che suscita conflitti moraii, come quello della migrazione dall’Africa all’Italia.

Un bravo funzionario del mInistero dell’Interno è incaricato dal Ministro e dal sottosegretario di una missione in Libia: deve convincere boss locali complici dei trafficanti di uomini a passare dall’altra parte, diventare controllori dei flussi e gestire il rimpatrio dei migranti. La missione ha successo, i soldi dei trafficanti sono sostituiti da quelli della UE, le motovedette libiche pattugliano il mare e i centri di smistamento dei migranti verso l’Italia si trasformano in centri per il rimpatrio. Con quali garanzie di rispetto dei diritti umani? Gli accordi lo prevedono ma saranno rispettati?

Il protagonista si trova di fronte un dilemma morale, quando una giovane somala gli chiede di aiutarla a scappare in Finlandia: da un lato il rispetto della legge e degli obiettivi della missione, dall’altro il volto dolente della giovane che chiede solidarietà.

Il film non è privo di difetti, in particolare il modo semplificato e scontato come vengono presentati i politici, interessati solo al consenso e al riflesso mediatico, dimenticando la vastità dell’impegno e la complessità del problemi che l’Italia si trova ad affrontare, coi suoi risvolti diplomatici, umanitari e perfino militari, ma ha il pregio di proporre il tema con sensiblità e senza retorica, lasciando ogni giudizio agli spettatori.

Che c’entra allora il tizio di Amnesty international che presenta il film, vanta il patrocinio della sua organizzazione e cerca di pilotare l’interpretazione verso la polemica contro il Governo? Quasi timoroso che gli spettatori possano giudicare da sè.

One thought on “l’ordine delle cose

  1. Salvatore Passanisi

    Andrò a vederlo stasera…..

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