le conseguenze del no

by Amicus Plato

In un sistema tripolare, – emerso nelle elezioni del 2013 con l’exploit dei Cinque stelle –  la governabilità è più difficile, specie se tra i tre poli non c’è possibilità di alleanza. Nel 2013 fu possibile fare un governo per due motivi: il primo è che la legge elettorale detta Porcellum dava un premio di maggioranza al primo arrivato alla Camera a prescindere dai voti ottenuti (punto che fu poi dichiarato incostituzionale dalla Corte); questo non era tuttavia sufficiente a garantire una maggioranza perchè il premio non c’era per il Senato. Fu decisivo allora il secondo motivo, cioè la formazione della grande coalizione tra PD e Forza Italia (e altri minori) nei giorni convulsi della rielezione di Napolitano a Presidente. Coalizione che poi Berlusconi fece saltare, ma che non demolì la maggioranza di governo per la scissione di AP (Alfano) che abbandonò Forza Italia.

Dunque un primo modo di garantire la governabilità in un sistema tripolare è la formazione di grandi coalizioni tra due dei tre poli, oppure tra un polo e una parte di un’altro che si separa dalle sue alleanze.

Per superare questa condizione, il PD propose e fece approvare una legge elettorale con doppio turno e ballottaggio e una riforma costituzionale che desse alla sola Camera, e non anche al Senato, la prerogativa di votare la fiducia al Governo. La bocciatura della riforma costituzionale avvenuta nel referendum del 4 dicembre 2016 ha portato con sè l’eliminazione del ballottaggio, perchè è insensato avere due ballottaggi per due camere diverse (potrebbero esserci due vincitori diversi). Non è vero che sia stata la successiva sentenza della Corte a demolire il ballottaggio, la Corte si è limitata a dire che è necessario fissare una soglia per accedere al secondo turno, correggendo sotto questo profilo il Porcellum, sono stati invece la bocciatura della riforma costituzionale voluta dai fautori del NO e il conseguente mantenimento del bicameralismo paritario a provocare questa conseguenza.

E’ bene ribadire questo punto e ricordarlo a chi oggi, dopo avere fatto propaganda per il NO, lamenta che il sistema è diventato ingovernabile o paventa la formazione di una maggioranza non omogenea, come se questa non fosse la conseguenza inevitabile della vittoria del NO.

Infatti, eliminato il ballottaggio – che invece ha dato una chiara vittoria a Macron in Francia e oggi gli consente di governare con una forte maggioranza – a meno che un polo non ottenga più del 50% dei seggi in entrambe le Camere nelle prossime elezioni – eventualità che tutti i sondaggi considerano pressochè impossibile – l’unico modo per garantire un governo sarà la formazione di una grande coalizione, ovvero, come è avvenuto nel 2013, la dissoluzione di un polo, una parte del quale si allea con un altro. Quello che tutti quelli che sanno fare di conto e a prescindere dalle loro preferenze personali prevedono o paventano, cioè la separazione tra Forza Italia e Lega e la formazione di una maggioranza tra PD e Forza Italia; oppure tra Grillo e Salvini.  Sempre che ci siano i numeri per formarle, cosa tutt’altro che scontata, perché in base ai sondaggi odierni nemmeno queste maggioranze sarebbero possibili, e l’Italia rischia di cadere in una spirale di elezioni ripetute.

Naturalmente, nella campagna elettorale centrosinistra, centrodestra e Cinque stelle chiederanno agli elettori di avere la maggioranza assoluta dei seggi, ed è giusto che lo facciano, ma è davvero improbabile che i sondaggi siano radcalmente sovvertiti dall’esito elettorale.

(continua)

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