le colpe dei leader

by Amicus Plato

Ma perchè tornare ancora sul referendum (vedi il post precedente)? si chiederanno i miei pochi lettori, ormai il popolo ha parlato. Vero, ma siccome ci avviciniamo alle elezioni sarà bene ricordare il recente passato per ricordare le responsabilità dei leader che hanno orientato il pronunciamento popolare.

Da questo punto di vista, sono molto grandi quelle di due dei maggiori leader dello scorso ventennio, Berlusconi e D’Alema, che si sono ritrovati insieme a ostacolare una riforma che in altri momento avevano sostenuto (anzi, ne avevano concordata nel 1998 una più radicale).

Il dibattito sul Cavaliere dura da un quarto di secolo, ma purtoppo si è concentrato sulle sue vicende giudiziarie o i discutibili comportamenti privati. Un esame più ampio, se ci fa riconoscere le novità che egli ha saputo introdurre o interpretare nel nuovo sistema politico della seconda Repubblica, mostra però un limite fondamentale, la prevalenza dei suoi interessi personali e di parte su quelli generali. E non parlo delle sue aziende, ma di obiettivi politici e ambizioni personali.

Intendiamoci, non c’è vero leader che non combini visione generale e senso dello stato con interessi di parte (il suo partito o movimento) e ambizioni personali. Al dunque, però, Berlusconi non li ha saputi conciliare e ha fatto sempre prevalere i secondi sui primi. Lo fece ai tempi della commissione per le riforme presieduta da D’Alema, quando abbandonò gli accordi quasi raggiunti appena si rese conto che l’immagine di D’Alema come demiurgo delle riforme sarebbe uscita molto rafforzata e ne avrebbe facilitato il cammino nelle successive elezioni. Lo ha fatto di nuovo lo scorso anno, disdettando gli accordi che aveva preso con Renzi e il PD quando si rese conto che così facendo avrebbe indebolito il segretario del Pd e avrebbe conquistato un spazio politico che sembrava perduto.

E così in effetti è andata, tutti parlano del fatto che il Cavaliere è di nuovo sulla cresta dell’onda e che l’alleanza da lui costruita con Salvini e Meloni, sebbene più che ambigua su determinanti punti di programma, può arrivare prima alle prossime elezioni: un grande successo tattico alle spese di una riforma di cui l’Italia aveva bisogno per dare stabilità alle sue istituzioni e contare in Europa.

Ma lo stesso è accaduto a D’Alema: risentito per avere perso il ruolo centrale nel centrosinistra che ha occupato per venti anni, ha combattuto una riforma che sapeva essere utile al paese, facendo prevalere su ogni altro l’obiettivo di demolire la leadership di Renzi nel PD.

Lui e Bersani non sono mai davvero usciti dal PD, siccome non riuscivano a sconfiggere Renzi da dentro, ci riprovano da fuori, pronti a riprendersi quel partito che hanno sempre considerato cosa loro.

3 thoughts on “le colpe dei leader

  1. Moreno Micucci

    Forse mi sbaglio, ma quando un presunto leader invita a non votare un referendum (trivelle), come fece Craxi su altro, deve aspettarsi una batosta popolare. Forse sbaglio, ma i comitati del No non riuscirono a raccogliere le firme, ma l’istinto leader plebiscitario del Si le ha raccolte al posto loro, anche se non era necessario. Forse sbaglio. Moreno Micucci

  2. Francesco Durantini

    Caro Silvio analisi perfetta. Ma D’Alema resta una mente politica di grande livello e se solo Renzi non lo avesse escluso da ogni incarico che il personaggio comunque avrebbe meritato, tutto questo non sarebbe accaduto. D’Alema sarebbe stato perfetto al posto della Mogherini. Renzi ha voluto strafare nella rottamazione (presumendo troppo di se stesso, da buon fiorentino), e si è quindi creato un nemico. Sono certo che D’Alema con un incarico di prestigio in Europa non si sarebbe messo contro il referendum e non avrebbe creato un partito fuori il PD. A Renzi non perdono questo errore marchiano e quello di aver personalizzato i referendum (segnandone in tal modo una sconfitta certa). Ci ha così privati di una riforma che nel merito aveva contenuti molto positivi. francesco

    • caro francesco, tu dici peggio di me: D’Alema avrebbe appoggiato il referendum se fosse stato nominato membro della Commisisone europea…

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