tornare a maastricht?

by A.L.

Renzi propone di “tornare a Maastricht”, ma a Bruxelles, e soprattutto a Berlino e Francoforte, molti sono contrari. E anche la stampa benpensante è critica, ma che vuole dire?

Il Trattato di Maastricht prevedeva un disavanzo massimo dei bilanci dei paesi aderenti alla moneta unica del 3% rispetto al PIL. Un limite che veniva considerato rigoroso.  Dopo la crisi del 2011, quando la credibilità dell’Italia era stata demolita dal Governo Berlusconi-Tremonti (ricordate i sorrisetti di Merkel e Sarkozy?), i vincoli furono irrigiditi dal Fiscal compact, che ci impone di arrivare presto al pareggio di bilancio e di scendere rapidamente ad un rapporto debito/PIl del 60%: oggi siamo al 130.

Monti e il Parlamento accettarono questi vincoli, e forse, data la situazione del momento, non sarebbe stato facile fare diversamente, ma la conseguenza è stata un rafforzamento dell’austerità e della recessione in Italia. I governi di Renzi e Gentiloni si sono impegnati in una continua e difficile trattativa con Bruxelles per allentare questi vincoli perché non soffochino la ripresa che è in atto, ma il Fiscal compact rimane come una spada di Damocle, tenuta in mano soprattutto dalla Germania, su di noi. Tornare a Maastricht vuole quindi dire avere più spazio per ridurre le tasse sul lavoro e le imprese e/o per aumentare gli investimenti, privati e pubblici, e sostenere la ripresa. In cambio mantenere l’impegno a proseguire sul cammino delle riforme avviate (mercato del lavoro, banche, pubblica amministrazione, giustizia) per aumentare nel medio termine il potenziale di crescita italiano.

Per capire il problema bisogna esaminare il cruciale rapporto debito/PIL, che deve diminuire progressivamente: il rapporto diminuisce se si riduce il numeratore (il debito) e/o se aumenta il denominatore (il PIL). Una politica fiscale restrittiva diminuisce il debito ma deprime la domanda e quindi il PIL; può quindi essere inutile o controproducente. D’altra parte, sostenere con una politica fiscale espansiva il PIL fa aumentare il debito.

Su questo punto si scontrano gli economisti: quelli “keynesiani” propendono per sostenere il PIL, quelli “ortodossi” per ridurre il debito. Questa controversia ha visto finora prevalere a Bruxelles gli “ortodossi”, anche se la politica di austerità ha perso sostenitori negli ultimi anni, anche per effetto della battaglia condotta dall’Italia per cambiare la politica economica europea.

Il motivo principale per cui è così difficile cambiare la politica economica europea è  la teoria del cosiddetto moral hazard (traduzione letterale un po’ oscura in italiano:”azzardo morale”). C’è azzardo morale quando un operatore – una banca o anche uno stato o un semplice privato – fa scelte poco responsabili perché ritiene di essere protetto dalle eventuali conseguenze negative. Ad esempio, una grande banca può fare scelte rischiose perchè sa che lo Stato non potrà non salvarla se le cose andassero male (too big to fail); ma anche uno stato, se sapesse di potere contare sul salvataggio di altri, potrebbe farle (vedi il caso della Grecia).

Questa teoria è molto popolare in Germania, dove sia i governi che gli elettori temono di dovere pagare per le scelte sbagliate di altri paesi, legati ad essa dai trattati della moneta unica. In particolare, questa teoria ha dato dignità “scientifica” al tradizionale pregiudizio tedesco nei nostri confronti, secondo cui gli italiani sono spendaccioni e incapaci di rispettare gli impegni. Eppure in questi ultimi anni li abbiamo rispettati, ma ciò non ostante il pregiudizio è duro a morire. E a volte si ha la netta impressione che si impongano vincoli irraggiungibili per mantenere l’Italia in una condizione di minorità, quella dello studente sempre sotto minaccia di bocciatura.

Tornare a Maastricht vuole dire dunque dal punto di vista economico mettere fine alla politica di austerità che deprime la crescita, e dal punto di vista politico uscire da una condizione di minorità. Ci vuole un governo credibile nei suoi impegni ma anche non subalterno, determinato a realizzare i necessari cambiamenti sia in Italia che  a Bruxelles.

2 thoughts on “tornare a maastricht?

  1. Ho letto dallo inizio alla fine ma continuo a non capire: l’Italia come ha fatto a raggiungere il 130% e rotto di debito/PIL nonostante abbia mantenuto tutti gli impegni ed abbia sempre speso meno di quanto entrava con la tassazione? Come ha fatto ? Me lo dite per favore? E se non lo sapete spiegare “Scientificamente” e cioè con i numeri per favore tacete!

  2. non ha speso di quanto entrava con la tassazione, ha avuto dei disavanzi nei limiti fissati dalla UE. Questo ha fatto crescere il debito (numeratore) e siccome il PIL (denominatore) è diminuito, il rapporto debito/PIL è aumentato.
    Con una crescita reale del 2% e un’inflazione al 2% il rapporto debito/PIL diminuisce anche con disavanzi del 2-3%. Non mi pare così difficile da capire

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