la truffa

 

by Amicus Plato

I candidati dei Cinque stelle non li conosce nessuno, tranne qualcuno dei loro elettori. E’ un bene o un male?

Che chiunque possa governare è un mito della democrazia – ma anche del qualunquismo e perfino del comunismo. Si richiama alla democrazia ateniese, che aveva due caratteristiche, secondo molti: era diretta, non rappresentativa, e appunto chiunque poteva governare, anche perché molte cariche erano sorteggiate.

In realtà le cose non stavano proprio così (vedi B. Manin, I principi del governo rappresentativo, Il Mulino 1997). Intanto, il popolo, riunito in assemblea, non comprendeva più di metà della popolazione, – donne, schiavi e immigrati, che erano quelli che dovevano lavorare mentre i maschi adulti deliberavano.

In secondo luogo, molte cariche erano elettive, cioè la democrazia ateniese era in parte rappresentativa in parte diretta, e gli eletti erano i più noti, ovvero i più bravi a parlare nelle assemblee. Che erano anche i più bravi a influenzare le decisioni dirette dell’assemblea. Per questo i maggiori filosofi mettevano in guardia dal rischio che la democrazia degenerasse in demagogia e fosse l’anticamera della tirannide.

Alcune cariche erano sorteggiate, ma chi si candidava doveva valutare attentamente le proprio capacità di governo, perché l’assemblea poteva essere spietata nel valutarne l’operato, punendolo eventualmente con l’esilio o anche con la morte. C’era insomma un’autoselezione.

Molti pensano che la democrazia rappresentativa sia una specie di ripiego rispetto a quella diretta, perché nei grandi stati moderni le decisioni assembleari sono impossibili. Ma non è così: la democrazia rappresentativa è stata selezionata dalla storia perché le decisioni sono migliori, c’è più competenza, la discussione, gli accordi, il contributo di esperti garantiscono esiti migliori. La Costituzione vieta il vincolo di mandato, perché i parlamentari devono essere liberi di confrontarsi e di convincersi. Il che, naturalmente, non ha niente a che fare con il commercio dei voti o il trasformismo opportunistico.

Questo non vuole dire che la democrazia rappresentativa funzioni bene, tanto meno nella situazione attuale di crisi dei partiti, spesso staccati dalla società o guidati in modo autocratico: basti pensare che Forza Italia, nei suoi 24 anni di vita non ha mai eletto il suo leader. Vuole dire invece che l’unica strada è quella del miglioramento della rappresentanza e della riforma dei partiti: meccanismi di selezione dei dirigenti e degli eletti, democrazia interna, finanziamento.

La crisi della democrazia rappresentativa e dei partiti ha favorito il riemergere del mito della democrazia diretta mediante l’uso della rete, che consentirebbe la formazione di una gigantesca assemblea virtuale al posto di quella ateniese.

Ma vediamo qual è la realtà: la presunta democrazia diretta dei Cinque stelle è in realtà controllata da un triumvirato (Grillo, Casaleggio e Di Maio), che prende tutte le decisioni più importanti, sovraintende alla piattaforma informatica, decide le candidature o le ammissioni alle elezioni interne, impone un vincolo di mandato ai parlamentari – con pene pecuniarie in caso di inadempienza, – che non li vincola ai loro elettori, ma ai vertici.

La rete non può sostituire la rappresentanza, chi sbandiera questo mito è un truffatore.

 

 

 

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