pd e cinque stelle

by Amicus Plato

Il nuovo segretario del Pd ha detto chiaro che non intende allearsi coi 5 stelle, eppure continuano a pressarlo su questo tema. Come mai? Penso che la ragione stia nel fatto che tra chi lo ha sostenuto ed eletto  – al netto di quelli che stanno sempre con chi vince (Franceschini, Fassino) e dei padri nobili in perenne attesa di essere richiamati in servizio (scegliete voi) – è diffusa un’interpretazione delle recenti vicende politiche italiane che in estrema sintesi si può così riassumere: Renzi ha snaturato il Pd trasformandolo da partito di sinistra in partito di centro, pertanto ha lasciato praterie all’iniziativa di Cinque stelle che si sono appropriati dei  temi che dovrebbero essere costitutivi della sua identità. Naturalmente i Cinque stelle li hanno trattati alla loro maniera combinando disastri. Ora con Zingaretti il Pd può riappropriarsene, occupando lo spazio abbandonato e i grillini saranno frantumati, dispersi o costretti a trattare da posizioni ben diverse da quelle conquistate il 3 marzo dello scorso anno.

Alla base del ragionamento sta l’idea di un’affinità tra gli elettori dei due partiti. Il nuovo segretario dice che non vuole parlare con Di Maio ma con i suoi elettori delusi. Ma i delusi sono, ad esempio, quelli che non vogliono la TAV, senza se e senza ma. Come la mettiamo?

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