l’autonomia e la coesione

by Amicus Plato

Sostengono i fautori dell’autonomia differenziata che si può fare senza oneri per lo Stato. Nella storia, in realtà, ogni trasferimento dei poteri non è stato senza oneri, per il motivo che le amministrazioni centrali non hanno mai ridotto il personale proporzionalmente ai poteri trasferiti. Ma in linea di principio l’affermazione è giusta: le regioni che hanno chiesto maggiori funzioni, se le esercitano in modo più efficiente rispetto allo stato centrale – ed è probabile che lo facciano – avranno un risparmio che potranno destinare ad aumentare quantità e/o qualità dei servizi, senza oneri per il bilancio dello Stato.

Ma questo aumenterà le differenze sia in termini di servizi che di reddiito e occupazione e favorirà migrazioni alla ricerca di lavoro e di migliori servizi sanitari e scolastici. A questa obiezione, rispondono che non è colpa loro se sono più efficienti, le altre regioni le imitino e saremo tutti più felici.

A ben vedere è lo stesso argomento che in ambito europeo ci rivolge la Germania: “che colpa abbiamo, ci dicono i tedeschi, se siamo più efficienti di voi? Fate le riforme necessarie, copiate le nostre istituzioni e le nostre politiche e aumenterete la produttività e ridurrete il deficit pubblico”.

Il ragionamento tiene in teoria, ma nel concreto, siccome questa convergenza non è facile da raggiungere, richiede volontà politica, consenso, tempo e riforme, spesso non prive di costi, i divari sono destinati a crescere e con loro a diminuire la coesione nazionale. C’è nei fatti un conflitto tra autonomia e coesione, due valori consacrati dalla Costituzione.

Che fare? La risposta non ce l’ho ma di una cosa sono sicuro: che il problema deve essere affrontato dalle regioni insieme, quelle del Nord e quelle del Sud, e non una per una nel rapporto con il Governo, per di più confuso e diviso. Era questo in fondo lo spirito della riforma costituzionale bocciata dal referendum del 4 dicembre 2016: dare ad una camera di rappresentati delle regioni il potere legislativo concorrente con l’altra camera sulle materie di loro competenza e di comune interesse. Gli italiani, ispirati da cattivi maestri – non solo Grillo e Salvini, ma Berlusconi, D’Alema, Bersani, Zagrebelskj – hanno detto di no, ma la riforma è più che mai necessaria.

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