o in giunta o in consiglio

by Amicus Plato

 

Si avvicinano le elezioni regionali (2020) e si torna a parlare di legge elettorale e di statuto nel Consiglio regionale. Presentate diverse proposte di modifica alle norme vigenti e una sola, quella di LEU, ha il coraggio di affrontare il nodo più importante, quello dell’incompatibilità tra consigiiere e assessore, sul modello dei comuni: chi è eletto consigliere e viene nominato assessore dal Presidente deve dimettersi.

Peccato che ai presentatori sia mancato il coraggio di andare fino in fondo: infatti la loro proposta prevede che il consigliere nominato assessore si dimetta solo temporaneamente e sia sostituito dal primo dei non eletti nella sua circoscrizione; se poi il Presidente lo licenzia, rientra in Consiglio e il suo sostituto se ne va.

Così si risolve solo un problema secondario, quello di un Consiglio che si sguarnisce se i consiglieri vengono nominati assessori, ma non il problema principale, che è la possibilità per il Presidente di avere una giunta scelta effettivamente da lui e non lottizzata. Col tempo si è  affermata infatti una regola non scritta per cui la giunta è composta per quote, uno per provincia,e poi un tanto a partiti e correnti, oltre alla quota di genere.

Gli effetti negativi sono molti: il primo è che, fatte quadrare tutte le quote, il Presidente praticamente si trova le scelte fatte e anche un piccolo rimpasto diventa un rebus insolubile; il secondo è che tra tutti i criteri quello sacrificato è quello della competenza, il terzo che anche il Consiglio è svuotato perchè i consiglieri più importanti vanno in giunta, condizionano le sue scelte e poi le votano in assemblea (ll confronto con il Parlamento non è probante, perchè lì i parlamentari ministri sono una quota trascurabile del totale).

Un ultimo effetto perverso è che gli assessori stanno in giunta per tutelare i loro territori, diventano una specie di proconsoli e ostacolano politiche di dimensione regionale: dalla spartizione dei posti in giunta segue inevitabilmente quella nei finanziamenti, nelle nomine, ecc.

La riforma dell’incompatibilità potenzierebbe sia il ruolo del Presidente, che potrebbe scegliersi i suoi collaboratori per merito e competenza, sia il ruolo di indirizzo e controllo del Consiglio, in cui sarebbero presenti tutti i pesi politici dei partiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *