gli errori della sinistra

Quando la sinistra perde consensi e voti, nelle sue file si genera subito una specie di riflesso condizionato: un’analisi secondo la quale la sconfitta è dovuta al tradimento dei valori tradizionali suoi propri e l’allontanamento dalla “sua gente” (Bersani). Un difetto morale prima ancora che politico, di solito il cedimento alle sirene del capitalismo, oggi neoliberismo, che produce uno spostamento a destra. Implicito è il rimedio, il ritorno a casa e magari il pentimento.

Di errori la sinistra, nelle sue diverse espressioni storiche fino al Pd, ne ha commessi, ma quali le cause? Vediamone alcuni.

Immigrazione. La sinistra, in nome dei suoi valori (accoglienza, solidarietà) ha tardato ad accorgersi delle preoccupazioni e del disagio specie proprio nei quartieri popolari a più alto insediamento di immigrati; e non ha contrastato l’idea diffusa che fosse favorevole ad un’accoglienza senza limiti. Poi ha corretto, almeno in parte, questa percezione, ma troppo tardi. Si può dire, secondo gli schemi tradizionali, che avrebbe dovuto spostarsi a destra ma l’ha fatto tardi.

Pensioni. L’errore in questo caso è stato commesso al momento della riforma del 1995, quando fu introdotto il metodo contributivo di calcolo. Si sarebbe dovuto applicarlo a tutti (sia pure pro quota, cioè da quella data in avanti), invece si esentarono quelli con una certa anzianità contributiva; in sostanza dai cinquantenni in su. In questo modo si introdusse una cesura tra anziani e giovani e non si realizzò un risparmio che sarebbe potuto andare ad altri interventi di welfare state (assistenza, sanità). Lo stesso Cofferati era favorevole al contributivo per tutti, ma dovette arrendersi di fronte alla resistenza della CISL e di molte forze politiche, tra cui la Lega.

Di nuovo, nessun cedimento alla destra ma a pressioni a favore dei garantiti che si ammantavano di una fraseologia di sinistra.

Articolo 18. Anche in questo caso, l’errore non è stato quello di abolirlo, ma di farlo solo per i nuovi assunti, così scavando un altro solco tra garantiti e no. Alla riforma doveva corrispondere una riforma e un rafforzamento degli ammortizzatori sociali, che in parte c’è stato, in parte ha incontrato forti resistenze, sia degli industriali che dei sindacati (cassa integrazione).

Quando si lamenta la disattenzione per la condizione giovanile, si rammenti i motivi per cui queste due riforme sono andate a favore dei garantiti.

Come si vede, lo schema del riflesso condizionato che guida le analisi delle sconfitte non regge a un’analisi più precisa delle ragioni degli errori; che sembrano piuttosto provocati da una difficoltà ad aggiornare il proprio programma in rapporto all’evoluzione sociale e a contrastare spinte che si presentano come “di sinistra” ma spesso sono solo coroporative.

Un grande errore è stato invece commesso, ma più da Clinton e Blair che dalla sinistra italiana, quello di sottovalutare l’impatto della deregolamentazione finanziaria che ha provocato la crisi del 2008 e aggravato le diseguaglianze. La sinistra italiana, per parte sua, ha sempre capito poco di finanza internazionale (a cominciare da chi scrive).

 

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