il caso palamara

 

Tanta ipocrisia sul caso Palamara. Che non è una mela marcia ma un rappresentante, se volete particolarmente sfacciato e intrigante, di un sistema che coinvolge l’intera magistratura e che questa conosce benissimo.

Il CSM ha il compito importantissimo di scegliere i magistrati per gli incarichi direttivi e questo spiega perché entrarvi sia così ambìto e le lotte per farlo così forti. Se un organo collegiale deve fare delle scelte, tanto più delle nomine, inevitabilmente si formano correnti, negoziati, spartizioni. Non ci sono in qualsiasi giunta comunale quando si decidono gli amministratori delle aziende?

Questo non vuole dire che il merito non sia considerato. Le correnti sono composte da persone normali che ci tengono alla reputazione, per un incarico importante non sosterrebbero un incapace; ma il merito è opinabile, provate a chiedere ad un primario un’opinione su un collega, o a un professore universitario un giudizio su un collega di una diversa “scuola di pensiero”.

Per cui la soluzione sarà quasi sempre un compromesso tra merito e “protezione”. Un magistrato non appoggiato difficilmente approderà a un incarico importante, a meno che non sia talmente bravo da essere indiscutibile (caso molto raro) o la soluzione di compromesso di un negoziato fallito tra le correnti.

Si commettono reati? Si opera in una zona grigia e si sta bene attenti – e chi più bravo di un magistrato a farlo?- a non uscirne.

La vera novità del caso Palamara, sta nell’introduzione del Trojan. Ma non perché sveli riunioni tra magistrati per discutere di nomine – quanta ipocrisia! – e neanche perché c’erano politici: nel CSM ci sono magistrati (i togati) e politici (laici), volete che non parlino di nomine dentro e fuori dell’aula del Consiglio?

Ma per il motivo per cui è stato utilizzato, cioè un’inchiesta promossa da un procuratore di una corrente avversa nell’ambito di una lotta per la nomina a capo della procura di Roma, la più importante d’Italia. Per potere utilizzare il Trojan si è dovuto ipotizzare un reato (la corruzione) che è già caduto. E poi, va da sé, si è fatto circolare tutto sui media. Questo sì è un salto di qualità: si usano i poteri delle procure per la lotta tra le correnti.

Se non si vuole il sistema delle correnti, si modifichino le norme per la scelta dei magistrati: affidandole a un potere monocratico (politico o togato), agli elettori (come avviene in diversi stati americani) o magari al sorteggio. Sapendo che non ne esistono senza difetti, anche gravi.

E poi si combattano le degenerazioni vere, che nascono in primo luogo dalla perversa alleanza tra procure e media, che ha creato il mito del magistrato eroe, per difendere il quale occorre spacciare la fake new della mela marcia.

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