Tra le mie responsabilità come passato amministratore comunale di Ancona c’è quella di avere proposto la civica benemerenza a Gino de Dominicis, artista di assoluta eccellenza che avevo anche potuto conoscere negli anni ‘70, in certe serate estive al bancone di un bar nella piazza di Numana.
Poi quella di avere convinto Enzo Cucchi a donare alla città di Ancona una scultura in bronzo intitolata “I piedi di Caravaggio”, considerata dalla destra e dai perbenisti non adeguata a rimpiazzare un’aiuola del Passetto.
Stiamo come stiamo.
Ancona ha un rapporto a dir poco problematico con i suoi figli migliori.
Basta andare al museo della città ed ascoltare, alla fine dell’esposizione, la storia recente
della seconda metà del Novecento, ricostruita da qualche demenziale curatore, per constatare come la parte migliore sia omessa, assente, e abbia invece ampio spazio l’immagine convenzionale e rassicurante di una mediocre ma tranquilla città della provincia italiana.
Poteva trovare la propria dimensione in tal contesto un personaggio come Gino De dominicis?
Se l’opera di allontanameto di corpi estranei è stata così determinata con Cucchi, come ricorda Emilio, figuriamoci con De dominicis di cui ìAncona ricorda a malapena il colore degli abiti (nero d’inverno e bianco d’estate) e le stravaganze di un uomo non abituato a vivere li.
Oggi, come per tante occasioni in passato, Ancona avrebbe potuto testimoniare riconoscenza e raccogliere qualche frutto (anche economico, dato che la cultura è produttiva, come dicono ormai i piu avveduti amministratori pubblici) ad un suo figlio che è stato celebrato il tutto il mondo e di cui molti hanno rimpianto. Poteva essere tra gli organizzatori della prima grande mostra che il Maxxi dedica a questa figura centrale dell’arte contemporanea. Invece il fatto è ignoto ai più, molti dei quali dovrebbero occuparsi dell’evoluzione della città. Così mentre Rovereto ha costruito il Mart attorno a Depero, Bologna la sua galleria su Morandi, Città di Castello su Burri, Ancona preferisce occuparsi d’altro.
Comment by vittorio salmoni
February 12, 2010 @ 9:27 am
Buonasera a Voi
anziché lamentare i Vostri ritardatari rimpianti, fatevi sentire, a New York vi era una delegazione marchigiana, ora per rendere onore a super-Gino perché nessuno dice nulla della violazione fatta all’artista? Un catalogo, tra l’altro istituzionale. Cosa direbbe se fosse vivo=
Tra le mie responsabilità come passato amministratore comunale di Ancona c’è quella di avere proposto la civica benemerenza a Gino de Dominicis, artista di assoluta eccellenza che avevo anche potuto conoscere negli anni ‘70, in certe serate estive al bancone di un bar nella piazza di Numana.
Poi quella di avere convinto Enzo Cucchi a donare alla città di Ancona una scultura in bronzo intitolata “I piedi di Caravaggio”, considerata dalla destra e dai perbenisti non adeguata a rimpiazzare un’aiuola del Passetto.
Stiamo come stiamo.
Comment by Emilio D'Alessio
February 5, 2010 @ 12:24 am
Ancona ha un rapporto a dir poco problematico con i suoi figli migliori.
Basta andare al museo della città ed ascoltare, alla fine dell’esposizione, la storia recente
della seconda metà del Novecento, ricostruita da qualche demenziale curatore, per constatare come la parte migliore sia omessa, assente, e abbia invece ampio spazio l’immagine convenzionale e rassicurante di una mediocre ma tranquilla città della provincia italiana.
Poteva trovare la propria dimensione in tal contesto un personaggio come Gino De dominicis?
Se l’opera di allontanameto di corpi estranei è stata così determinata con Cucchi, come ricorda Emilio, figuriamoci con De dominicis di cui ìAncona ricorda a malapena il colore degli abiti (nero d’inverno e bianco d’estate) e le stravaganze di un uomo non abituato a vivere li.
Oggi, come per tante occasioni in passato, Ancona avrebbe potuto testimoniare riconoscenza e raccogliere qualche frutto (anche economico, dato che la cultura è produttiva, come dicono ormai i piu avveduti amministratori pubblici) ad un suo figlio che è stato celebrato il tutto il mondo e di cui molti hanno rimpianto. Poteva essere tra gli organizzatori della prima grande mostra che il Maxxi dedica a questa figura centrale dell’arte contemporanea. Invece il fatto è ignoto ai più, molti dei quali dovrebbero occuparsi dell’evoluzione della città. Così mentre Rovereto ha costruito il Mart attorno a Depero, Bologna la sua galleria su Morandi, Città di Castello su Burri, Ancona preferisce occuparsi d’altro.
Comment by vittorio salmoni
February 12, 2010 @ 9:27 am
Buonasera a Voi
anziché lamentare i Vostri ritardatari rimpianti, fatevi sentire, a New York vi era una delegazione marchigiana, ora per rendere onore a super-Gino perché nessuno dice nulla della violazione fatta all’artista? Un catalogo, tra l’altro istituzionale. Cosa direbbe se fosse vivo=
Comment by Luca
May 29, 2010 @ 2:38 am