la torre di babele

by Amicus Plato
babele
Mentre scrivo è riunito il Consiglio comunale di Ancona per quella che appare la riunione decisiva per la crisi comunale. Non so come finirà. A prescindere dai suoi esiti, la crisi anconetana è una miniera di possibili suggestioni per chi vuole analizzare e magari capire la politica oggi. Un laboratorio che forse finirà distrutto da un incendio, ma in cui si sono combinati per vari motivi una serie di elementi interessanti e potenzialmente esplosivi – dalla involuzione e dall’invecchiamento della classe dirigente alla nascita del PD con le sue contraddizioni – e hanno operato diversi soggetti, oltre ai partiti e ai singoli amministratori e consiglieri: stampa, magistratura, intreccio tra pubblico e privato.
Affronto qui solo un aspetto, quello della frammentazione politica. In passato, la frammentazione era già un male, tant’è che la nascita di due grandi partiti, a sinistra e a destra, è stata vista come un rimedio. E invece sembra che le cose siano peggiorate.
In passato, la frammentazione era limitata da due fattori: uno era dato dai partiti che, attraverso proprie regole interne, la riducevano riconducendola a decisioni condivise o perlomeno accettate. Per esempio, la disciplina di gruppo nelle assemblee elettive era sostanzialmente rispettata. Il secondo era un meccanismo a due stadi, per cui dapprima i partiti prendevano le loro decisioni al loro interno e poi si giocava la partita tra i diversi partiti, complessa anche essa, ma semplificata dal filtro preventivo operato dagli organi di partito.
Ora, il caso anconetano mostra due cose: che i meccanismi di semplificazione interna ai partiti non funzionano – si teorizza perfino la libertà di voto per i singoli consiglieri a prescindere dalle decisioni collettive – e poi i partiti, nel momento in cui trattano tra loro, non rappresentano effettivamente i loro eletti o dirigenti. Per cui, tutti trattano con tutti, i giochi si intersecano e si sovrappongono. Il sindaco – e non credo che sia un caso solo anconetano – che in passato era l’espressione di un accordo tra i partiti e perciò aveva scarsa autonomia e poteva essere sostituito in qualsiasi momento, è diventato un dominus che però, mano mano, si è trovato a governare una realtà sempre più intrattabile e a dovere trattare coi singoli consiglieri.
E si guardi la comunicazione: anche in passato c’erano dichiarazioni individuali e di gruppo, ma erano in sottordine rispetto alla comunicazione gestita da chi dirigeva i partiti. Oggi, quella dei segretari di partito è solo una voce tra le altre, il cui valore dipende dalla misura, sempre incerta e variabile, in cui egli ha consenso dentro il partito, nell’amministrazione e nel Consiglio comunale. Si formano cordate tra singoli amministratori o dirigenti e giornalisti, ciascuna della quali veicola notizie, indiscrezioni e interpretazioni funzionali al proprio gioco politico.
Formazione delle decisioni dentro i partiti e rapporto tra partiti e sue rappresentanze nelle assemblee elettive, due questioni chiave su cui lo statuto nazionale e la bozza di quello regionale incredibilmente tacciono. Ma, naturalmente, non è solo una questione di regole, ma anche di etica e di manico.

3 responses to “la torre di babele”

  • raniero says:

    “Ma, naturalmente, non è solo una questione di regole, ma anche di etica e di manico”.

    E già, caro Amicus: E’ SOPRATTUTTO QUESTIONE DI MANICO.
    Del resto la legge elettorale con cui sono stati eletti i consiglieri e il sindaco del comune di Ancona è la stessa degli altri comuni.
    Ma la “babele” anconetana, soprattutto da uno-due anni a questa parte, non ha pari!
    Quando una squadra di calcio perde continuamente e gioca male, si cambia innanzitutto l’allenatore.
    E spesso l’esperienza insegna che basta ciò a trasformare la squadra!
    Per questo non vedo tutto questo dramma nelle elezioni anticipate, che sono, stante la situazione, il male minore.
    Se continuiamo fino al 2011 in queste condizioni, al di la dei danni alla città, ci ritroveremmo con Ciccioli sindaco (…) e forse anche prima del 2011…

    Comment by raniero
    February 14th, 2009 @ 2:08 pm

  • Amicus Plato says:

    caro raniero,
    a me sembra che concentrare tutto sul manico sia una sempificazione. Anche perchè di manici ce ne sono diversi, perlomeno due, quello del partito e quello dell’amministrazione.
    Se, ad esempio, consiglieri non votano la fiducia al sindaco insieme al quale sono stati eletti, quale manico non funziona?
    Quanto ad altri enti locali, ti segnalo profonde divisioni che in questi anni ci sono state in molti di essi: a Fano, a Jesi, in provincia di Ascoli e di Macerata e così via e, temo, altre ne seguiranno, anche se ad Ancona, concordo con te, sono state speciali.
    Quanto alle elezioni anticipate, concorderei con te se l’alternativa fosse continuare come si è andati avanti (o indietro) nell’ultimo anno.
    Non c’è una soluzione migliore?
    Ferme restando le responsabilità del Sindaco, penso che i problemi che vediamo siano il frutto di un insieme di circostanze – la perdita di coesione interna dei partiti, la nascita del PD, la concentrazione di responsabilità sui sindaci eletti direttamente – su cui non abbiamo riflettuto e che non abbiamo affrontato adeguatamente.

    Comment by Amicus Plato
    February 14th, 2009 @ 6:49 pm

  • raniero says:

    Andiamo per ordine.
    I problemi non sono solo dovuti al “manico” alias Sturani tanto è vero che ci sono anche da altre parti.
    Vero, ma siccome il sindaco viene eletto dai cittadini ed è a loro che deve rispondere, non ai partiti.
    Ovviamente poi i suoi provvedimenti devono anche essere approvati dal Consiglio, per cui è inevitabile che si debba scendere a compromessi, ma, tornando alla metafora calcistica, è l’allenatore (sindaco) che deve scegliere la formazione (assessori) e stabilire la loro posizione in campo (delega loro assegnata).
    E se il giocatore non sta giocando bene, si sostituisce.
    La differenza abissale tra Galeazzi e Sturani è che il primo è riuscito a farlo, il secondo no.
    Se a questo aggiungiamo un vice-sindaco che si è spesso atteggiato da sindaco in pectore; le divisioni nella maggioranza che ricalcano le divisioni non solo nel Pd, ma in Ds e Margherita tra sostenitori di Sturani, sostenitori di Duca, sostenitori di Galeazzi, sostenitori di Magistrelli, sostenitori di Simonetti ecc. ecc. il risultato è la babele che viene citata.
    Per quanto riguarda i problemi di Jesi, nascono dalle divisioni createsi tra Belcecchi e Melappioni alle elezioni.
    Io sono del parere che ciò non sarebbe accaduto se il candidato sindaco fosse stato scelto con le Primarie, come chiedeva Melappioni. Il modo migliore per far dimostrare a ciascuno quanto (e se) vale è farlo gareggiare… o no?
    Per quanto riguarda Fano, la vittoria di Aguzzi è’ frutto, come del resto avvenne a suo tempo a Bologna con Guazzaloca, di una scelta intelligente del centro-destra che ha proposto un candidato competitivo, in quanto di provenienza Ds e quindi in grado di prendere voti anche nello schieramento avverso, oltre che alla presenza di una lista civica “la tua Fano” che ha preso il 10% di voti.
    In elezioni a doppio turno si vince anche in questo modo: scegliendo un candidato adatto e facendo delle alleanze intelligenti.
    Ma in questo caso, come mi ha detto un mio collega di Fano, la gente era stanca di una gestione del comune che era più attenta alla spartizione delle poltrone che al bene comune.
    E hanno deciso di cambiare.
    Per quello che mi riguarda, ho sempre ritenuto che l’alternanza sia un valore primario in ogni democrazia e quindi la vittoria dello schieramento avverso non è di per se il male assoluto da cui sottrarsi.
    Il problema è che in Italia non abbiamo la Merkel: abbiamo Berlusconi!
    E ad Ancona non avremmo “il nostro Guazzaloca” ma magari un Ciccioli, che fedele alla sua storia politica, è tra i proponenti di una proposta di legge per equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani!
    Questo è il problema, anzi il dramma.
    Ma talvolta è proprio nelle avversità che ciascuno può dimostrare il suo valore.
    Chissà che non sia così anche stavolta.
    Una considerazione infine sui consiglieri dissidenti rei di non aver votato la fiducia al Sindaco.
    Ma secondo voi sono tutti dei pazzi kamikaze che vogliono far affondare la nave su cui stanno?
    O non sarà che ritengono che la nave rischi di finire sugli scogli e vorrebbero evitarlo?
    Ma per evitarlo bisogna virare bruscamente; non basta una correzione di rotta.
    E magari anche sostituire il comandante al timone…

    Comment by raniero
    February 14th, 2009 @ 8:38 pm

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