la costituzione materiale

by il nostro corrispondente in Transatlantico
costituzione
C’è una Costituzione scritta e ce ne è una “materiale”: tra le due c’è la differenza che c’è tra un disegno e la sua concreta realizzazione storica. La seconda varia nel tempo a seconda delle trasformazioni sociali e dell’evoluzione della politica, della dottrina e della giurisprudenza.
Guardando alle ricerche dei servizi studi della Camera e del Senato, se ne vede la differenza. Nel primo anno della legislatura inaugurata con le elezioni dell’anno scorso, le due camere hanno approvato 63 disegni di legge: di questi 33 sono leggi di conversione di decreti legge del Governo, 22 ratifiche di trattati internazionali, sempre di iniziativa governativa, 4 leggi di bilancio, anche queste varate dal Governo, e solo 4 leggi ordinarie.
Si vede allora come il potere legislativo, che è del Parlamento, si è spostato in una notevole misura sul Governo, ed il Parlamento ha mantenuto la limitata possibilità di emendare i progetti del Governo.
Inoltre, l’attività legislativa si concentra quasi esculsivamente sull’approvazione di decreti legge, che dovrebbero essere, secondo la norma costituzionale, una fattispecie caratterizzata dalla “necessità ed urgenza”. Necessità ed urgenza che quasi mai si riscontra o che lo è solo per una parte di decreti stessi, così come essi entrano in Parlamento, e soprattutto come ne escono, dopo tutta una serie di aggiunte e modifiche.
Non si tratta di tendenze recenti. La produzione legislativa è diminuita regolarmente nel tempo: se nelle prime legisilature repubblicane si approvavano in media circa 30 leggi al mese, si è scesi via via alle attuali 5, mentre i decreti che erano nelle prime legislature il 3-4% delle leggi approvate, sono poi cresciuti con un balzo a partire dal 1976 intorno al 20%. Ora però, con il Governo Berlusconi, che pure gode di un’ampia maggioranza parlamentare, essi sono arrivati al 52% delle leggi approvate (ma, come si è detto, gran parte del resto è ratific di trattati).
Tanto da suscitare gli allarmi di Napolitano e da fare ritenere che non si tratti più di un’evoluzione, quanto di una precisa strategia del Governo, tesa a spostare l’equilibrio dei poteri verso se stesso.
E mentre il Governo legifera con il “concorso” del Parlamento, i parlamentari continuano a presentare inutili progetti di legge destinati a rimanere nei cassetti o a essere mostrati agli elettori come prova dell’impegno degli eletti: se solo 63 sono state le leggi approvate, e solo 4 di iniziativa parlamentare, in compenso sono stati presentati più di 5000 progetti di legge.
Ma non tutto va male: prosegue il confronto sulle modifiche regolamentari per dare più efficacia ai lavori, garantendo sia al Governo di potere realizzare il suo porgramma, sia all’opposizione di esercitare un adeguato controllo e vedere discusse le sue proposte.
Si sta studiando la riforma dei documenti di bilancio e il Ministro Calderoli sta portando avanti il programma di abolizione o accorpamento di migliaia di leggi, che dovrebbe ridurle da circa 180.000 a non più di 5000.

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