jesi: la parola al popolo
by il nostro corrispondente da Jesi

Giorni cruciali a Jesi: la soluzione del nodo Sadam non può più essere elusa o rimandata.
In città, dopo un dibattito che ormai dura da mesi, si chiede una decisione in un senso o nell’altro.
Il Sindaco Belcecchi, che sottoscrisse a suo tempo l’accordo con l’azienda con l’appoggio dei sindacati, e che ora ne ha trattato uno parzialmente modificato, aveva preso impegno di portarlo alla discussione del Consiglio comunale. In cui però non ha i numeri per farlo passare, per la defezione di una parte dei consiglieri della maggioranza. E nel caso di bocciatura, era deciso a dimettersi.
Negli ultimi giorni è partita un’iniziativa trasversale di diversi consiglieri comunali che chiede l’indizione di un referendum cittadino sulla questione; peraltro con domande talmente tendenziose da apparire ridicole.
In risposta, il sindaco ha deciso di non portare più l’accordo alla discussione del Consiglio. Così, si va domani alla riunione del Consiglio comunale: il Sindaco illustrerà l’ipotesi di accordo con la Sadam, su cui però non si voterà.
Invece, si voterà sulla richiesta di referendum, ma senza i voti del PD in Consiglio comunale non c’è la maggioranza per indirlo e la riunione dell’altro ieri della segreteria comunale del PD con il gruppo consiliare ha deciso appunto di dire no alla richiesta di referendum; con toni tali contro i “dissidenti” nel partito da costringere il capogruppo Santarelli e anche un coordinatore di circolo a rassegnare le dimissioni dalle loro cariche.
L’intenzione del Sindaco e del PD è di siglare l’accordo con l’azienda senza il voto del Consiglio comunale: se poi il referendum si dovesse fare mediante la raccolta delle firme nella città, come prevede lo statuto del Comune, il PD vedrà il da farsi: presumibilmente non potrà smentire l’operato del Sindaco, ma neanche tenere uniti i suoi iscritti ed elettori. Ma da qui all’eventuale referendum passerà del tempo e qualcuno spera che prevalga in città l’idea che “cosa fatta, capo ha”.
Rimane la lacerazione della maggioranza: RC ha già preannunciato il suo abbandono, che potrebbe trovare altre ragioni nella rottura regionale co il PD, ma anche un consigliere del PDCi si dichiara per la consultazione popolare, per cui la permanenza della Giunta è appesa ad un filo. E la spaccatura nel PD, anzichè ricomporsi, si aggrava, con possibili riflessi negativi sulla prossima campagna per le regionali e l’elezione di un candidato PD jesino.
Tutto questo appare abbastanza irrazionale: a questo punto, il referendum cittadino, considerato a torto fonte di lacerazione, sarebbe l’unico modo per uscire dall’impasse senza spaccare tutto. Per quanto la sua indizione sia anche il frutto di una manovra strumentale da parte della destra e la domanda da sottoporre agli elettori dovrebbe essere riformulata in termini chiari e non tendenziosi, si tratta comunque di una procedura democratica, in cui la decisione popolare diretta si sostituisce, in via eccezionale, a quella delegata del Consiglio, in cui non si riesce a venire e capo del problema senza minacciare la stabilità del governo.
Nelle condizioni date, il referendum potrebbe essere l’unico modo per salvare la Giunta Belcecchi: comunque finisca – le previsioni sono per una vittoria del no alla centrale, ma questo dipende anche dal fatto che l’accordo con la Sadam non si conosce nei dettagli – il Sindaco potrà sostenere di avere fatto quello che riteneva giusto per salvare posti di lavoro e di accettare la volontà popolare.
Essere smentito dagli elettori sulla questione non vorrà dire necessariamente essere sfiduciato, mentre firmare senza il conforto del Consiglio o degli elettori sarebbe una forzatura.
Salve
solo 2 precisazioni.
Ottima campagna Jesina del PD, soprattutto per il salvataggio di ogni poltrona utile. Un poco di coerenza e di vera partecipazione alla prova dei fatti è sempre evitata.
Sul tendenzioso, ripetuto più volte nell’articolo, avrei moltissimo da ridire, mi limito a sostenere che allo stesso modo tendenzioso potrebbe essere considerato l’articolo. I 3 punti, disponibili su internet, dell’eventuale referendum sono chiari e neutri, tendenziosi forse solo all’occhio di chi li legge con malizia o con un parere personale.
Ad ogni modo grazie per dedicare spazio anche ad un problema extra-territoriale.
Comment by Sed Lex
February 4th, 2010 @ 5:44 pm
Vorrei chiarire un punto.
Il sarcasmo dietro una tastiera forse tradisce e fa perdere un poco di spirito goliardico.
Qui non si vuole attaccare nessuno, io addirittura dovessi votare a Jesi sarei contrario al referendum soprattutto se fatto ora, però si vorrebbe un partito che finalmente trovi il modo di ascoltare il popolo anche a costo di rimetterci una maggioranza.
Questa sarebbe coerenza, che sicuramente nel medio-lungo periodo pagherebbe.
Invece si ricade, quasi fossero cronici, sempre sugli stessi atteggiamenti.
Che si debba concludere che la politica non possa essere vicina al popolo o che il popolo non può avvicinarsi alla politica non comprendendola?
Comment by Sed Lex
February 4th, 2010 @ 6:05 pm