il partito di pietro

by il nostro corrispondente
di pietro
E’ finito il primo congresso IDV. Di Pietro acclamato presidente: questo rimane il suo partito personale, anche se qualche contestazione non manca, ad esempio da un nutrito gruppo di delegati di Milano.
Si sente l’eco di polemiche sulla doppia anima del partito, quella giustizialista e moralista della prima ora e qualle politicista che fa campagna acquisti tra gli scampoli della prima Repubblica e gli insoddisfatti dei propri partiti di appartenenza. Le critiche di Micromega sulla deriva clientelare del partito trovano sponda in De Magistris, che prende le distanze sull’alleanza con l’UDC e sull’appoggio a De Luca in Campania. E’ accolto da una standing ovation, ma non affonda la critica: in fondo, ha fatto notare lui stesso, ha quasi venti anni meno del leader e ci sarà tempo per lui.
Intanto, Di Pietro guida la svolta politica, dalla testimonianza e la denuncia all’alternativa a Berlusconi e il Governo; abbraccia Bersani, non attacca l’UDC, sostiene De Luca, malgrado sia inquisito. Il partito è pienamente nelle sue mani: l’Ufficio di presidenza è composto solo dai capigruppo e i responsabili di alcune commissioni di lavoro, scelti da lui, e ha perfino il potere di cambiare lo Statuto approvato dall’assemblea. L’Esecutivo è composto dagli eletti nel Parlamento, nei consigli regionali, sindaci ecc. ecc., più i coordinatori regionali.
Ma per ora, le organizzazioni periferiche sono in maggioranza commissariate: i congressi regionali entro settembre dovranno dare una forma democratica al partito, eleggendo i coordinatori sulla base delle tessere fatte entro la fine di Marzo. Si prospettano dure lotte in periferia ma il leader non è in discussione; a meno di una dèbacle nelle elezioni regionali che però non è nelle previsioni. Anzi.
Insomma, da qui al 2013 si vedrà se il partito di Di Pietro diventerà un partito vero.
Intanto, nelle Marche, è entrato, insieme al PD e all’UDC, in quello che Ucchielli ha chiamato il nuovo baricentro del centrosinistra, amputato della sinistra radicale. La svolta governista di Di Pietro, nelle Marche ha già avuto il suo battesimo e la regione si presenta, anche da questo punto di vista, come un laboratorio. Se poi il composto che uscirà dall’alambicco sarà velenoso o benefico si vedrà. Intanto, proprio dal coordinatore dell’IDV delle Marche Borghesi – ex PCI pesarese, ma non amico di Ucchielli – è venuto il discorso al congresso di esplicito apprezzamento della nuova alleanza regionale, la cui nascita Favia ha concordato passo passo con Ucchielli.
Ma anche nelle Marche non macano i mal di pancia sulla gestione personale di Favia e non mancheranno le lotte per i tre posti in Consiglio regionale che il partito spera di conquistare: a Pesaro, Acacia, consigliere comunale di Pesaro, in questi giorni tacciato di gestione disinvolta di fondi del partito, e Ninel Donini, già capogruppo dei DS nel Consiglio regionale; ad Ancona, Coltrinari, ex popolare, in lotta con Eusebi e con il nuovo acquisto Cingolani, appena dimessosi dal PD jesino per la vicenda della centrale elettrica; mentre pare che non saranno della partita i nuovi acquisti sul mercato invernale (Bellini, Brandoni, Giaccaglia).
A Macerata, Paola Giorgi, assistente parlamentare di Favia contro Mirco Montecchiani. Ad Ascoli Piceno, Merlonghi, ex socialista e attuale presidente dell’ente fieristico regionale, contro Sandro Donati fuoriuscito anche lui dal PD.
Un seggio scatterà ad Ancona, un altro probabilmente a Macerata e il terzo non si sa. Poi si vedrà per l’assessore, che potrebbe essere anche un non eletto. Il criterio che si intende fare valere è che chi fa il consigliere non fa l’assessore.

One response to “il partito di pietro”

  • raniero says:

    Il congresso di Idv ha offerto alcuni spunti interessanti per il panorama politico italiano e sostanzialmente si sono scontrate due linee:
    1) Di Pietro ha dichiarato che vuole arrivare al 2013 (le prossime Politiche) con un partito di solida struttura nazionale e territoriale che si possa inserire a pieno titolo nel novero dei partiti Liberaldemocratici europei, ricordando che Idv aderisce nel Parlamento Europeo al gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali
    per l’Europa) insieme a partiti di ben più solida tradizione come il Partito liberale tedesco o il partito Liberaldemocratico inglese.
    Naturalmente Di Pietro sa benissimo che per trasformare Idv in un qualcosa di assimilabile soprattutto al partito Liberaldemocratico inglese, un partito di lunga tradizione e che riscuote il 20% o oltre dei voti, di strada da fare ce n’è molta e per arrivare ad una simile consistenza elettorale l’antiberlusconismo non basta di certo: occorre dimostrare una solida capacità di governo.
    2) De Magistris invece spingeva per un rafforzamento del ruolo di opposizione di Idv e di possibile alleanza con partiti e movimenti che abbiano a cuore la tutela assoluta della nostra Costituzione: anzi ha parlato di Idv come del partito della costituzione.
    Non so francamente come sarà possibile fare di Idv un partito di lotta e di governo; mi ricorda tanto il PRC di Bertinotti e sappiamo come è finita.
    Ancora più interessante sarà vedere se e come a livello locale sarà possibile mettere da parte certe presenze ingombranti come il nostro Favia nelle Marche.

    Staremo a vedere. Credo che comunque Bersani abbia gradito una linea politica meno movimentista di Idv e più di governo.

    Comment by raniero
    February 10th, 2010 @ 10:17 pm

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