di pietro prepara il congresso

Monday, June 7 2010

by Amicus Plato
DI PIETRO
L’IDV si avvia al suo primo congresso e il conflitto anconetano è solo un assaggio di quello che succederà un po’ dappertutto.
Di Pietro ha il controllo del partito, ma non mancano conflitti e critiche sia sulla direzione nazionale che su quelle regionali del partito: basti pensare al fuoco amico di Micromega leggi il seguito

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ius primae noctis

Friday, May 28 2010

by Peggy
ius primae noctis
L’iimmaginario maschile va sempre a pescare sul sesso, anche quando non c’entra niente.
E questo accomuna personaggi molto diversi, come Berlusconi e Di Pietro.
Ricordate quando Berlusconi, rivolgendosi alla Polverini disse (scherzando va da sè) “ricordati che ho lo ius primae noctis sulle candidate”?
Frase fuori luogo, anche perchè è difficile pensare che la prima notte della Polverini non sia passata da tempo, per cui in realtà la battutaccia voleva dire “ricordati che se vieni eletta me la devi dare”. leggi il seguito

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il partito di pietro

Monday, February 8 2010

by il nostro corrispondente
di pietro
E’ finito il primo congresso IDV. Di Pietro acclamato presidente: questo rimane il suo partito personale, anche se qualche contestazione non manca, ad esempio da un nutrito gruppo di delegati di Milano.
Si sente l’eco di polemiche sulla doppia anima del partito, quella giustizialista e moralista della prima ora e qualle politicista che fa campagna acquisti tra gli scampoli della prima Repubblica e gli insoddisfatti dei propri partiti di appartenenza. Le critiche di Micromega sulla deriva clientelare del partito trovano sponda in De Magistris, LEGGI IL SEGUITO

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italia dei valori: quali?

Monday, January 4 2010

by Amicus Plato
dipietro
Ma quali sono i valori dell’Italia dei valori? Questo partito ha una doppia faccia, una romana e un’altra locale.
Non lo dico io, ma Micromega e Paolo Flores d’Arcais, che pure di Di Pietro sono sostenitori.
A Roma campioni della completa subordinazione della politica alla morale, senza sconti o distinguo. La morale secondo il loro leader, va da sè, e guai non dico a contrapporsi, ma a non essere d’accordo, a non condividere iniziative e posizioni, perchè si è automaticamente conniventi e complici della malapolitica, quando non del malaffare.
Ma a livello locale è tutta un’altra musica, LEGGI IL SEGUITO

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westminster?

Tuesday, May 13 2008

by il nostro corrispondente dal Transatlantico
inciucio
Parla poco di programmi Berlusconi nel suo discorso alla Camera per la richiesta di fiducia. E quello che dice è la riproposizione di impegni presi in campagna elettorale. Sui temi spinosi sorvola o media: Alitalia, no alla pubblicizzazione MA ANCHE alla vendita agli stranieri; sull’immigrazione, padroni in casa propria, MA ANCHE fedeli alla nostra tradizionale ospitalità. Annuncia una “politica per la vita”, ma si guarda dal seguire il Papa che ha scelto proprio ieri per lanciare la sua crociata contro la legge 194. Silenzio ovviamente su sistema radiotelevisivo e conflitto di interessi; rassicura che non sarà un uomo solo al comando.
Quello che conta, e che tutti notano, è il tono di grande apertura al rapporto con l’opposizione, compreso i Governo ombra. E il dibattito si concentra su questo punto: Fassino prefigura l’opposizione, alternativa e propositiva, Calderisi risponde proponendo riforme istituzionali e regolamentari, compreso lo statuto dell’opposizione. In questo quadro, sono interessanti i posizionamenti dei partiti minori: la Lega non abbandona i toni aggressivi, l’IDV, che pure sottoscrisse il programma del PD e si impegnò a fare gruppo unico, richiama i processi archviati per effetto delle leggi ad personam e proclama “uno, dieci, mille Travaglio!”. Per Di Pietro, la linea “anglosassone” del PD è l’occasione per occupare le praterie dell’antiberlusconismo lasciate libere dalla sinistra radicale e dai nostalgici dell’Unione.
Ma anche l’UDC sente i clima bipartitico montante e lo soffre, attacca sul neostatalismo di Tremonti, provoca Berlusconi a vendere una rete televisiva ed abolire il canone RAI e lo ammonisce a non considerare il Parlamento come un accessorio e a non agire come se di opposizioni ce ne fosse una sola.
Il tema del giorno è il bipartitismo tendenziale, evocato da alcuni come la strada verso Westminster, temuto da altri, compresi alcuni deputati del PD che passeggiano nel Transatlantico, come inciucio o tattica per evirare l’opposizione. Staremo a vedere.

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e se…

Thursday, April 24 2008

by A.L.

Un lettore anonimo ci pone due interrogativi stimolanti, ancorché puramente accademici. Il primo gli viene suggerito da ciò che accade in Zimbabwe, dove il riconteggio dei voti sembra abbia ribaltato il risultato delle elezioni, dando la vittoria al dittatore Mugabe. E se, si domanda il lettore, fosse successo così anche in Italia due anni fa? Riconteggio immediato e vittoria per un pugno di voti alla Camera di Mugabe, pardon Berlusconi. Che sarebbe successo? Caos, recriminazioni, ricorsi e poi risicata maggioranza per il capo del Governo, addirittura assente al Senato, alle prese con Alitalia, buco di bilancio creato da Tremonti, monnezza napoletana, crisi, elezioni e magari vittoria del centrosinistra. E l’Ulivo, di fronte al risultato, avrebbe avuto il coraggio di andare speditamente alla fondazione del PD e all’appuntamento elettorale?
O magari, governo istituzionale per le riforme e poi ritorno al voto. Chissà che non sarebbe stato meglio così piuttosto che come è andata?
La seconda domanda riguarda Di Pietro: è chiaro che queste elezioni sono andate particolarmente bene per quelle formazioni (Lega e Di Pietro) che si sono apparentate con quelle maggiori: esse hanno potuto godere della possibilità di presentarsi come forze di governo mantenendo la loro identità e quindi raccogliendo anche parte di un voto di protesta contro la politica in generale. Ed oggi l’IDV in particolare canta vittoria, in modo del tutto sproporzionato, perchè è un partito che ha un personale politico raccogliticcio e scarso radicamento. Che sarebbe successo se il PD non si fosse apparentato con l’IDV? Molto probabilmente, questa non avrebbe raggiunto il quorum e sarebbe rimasta fuori dal Parlamento. Il PD avrebbe preso qualche voto in più, probabilmente anche la Sinistra arcobaleno e la destra (la Lega in particolare); PDL e Lega avrebbero vinto ugualmente e con qualche seggio in più, ma niente Di Pietro in Parlamento.
A ciascuno concludere se l’Italia ci ha guadagnato o ci ha rimesso.

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