palmiro e gli altri

Sunday, January 10 2010

by Amicus Plato
lenin
Maria Cristina Benedetti sul Corriere Adriatico di oggi interpella i maggiori esponenti del PD marchigiano sulle alleanze politiche regionali. Marina Magistrelli la mette giù dura verso l’UDC: “non può dettare legge e farci tornare indietro, a prima del bipolarismo e alla politica dei ricatti; se vuole, l’UDC si aggiunga al centrosinistra, perchè squadra che vince non si cambia”. Ma, a parte il fatto che non tutti sono così certi che la squadra così come è vincerebbe, è chiaro che nessuna alleanza è possibile se si propone al potenziale nuovo partner semplicemente di aggiungersi; leggi il seguito

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il battesimo di red

Saturday, February 28 2009

by Amicus Plato
rosso
Folla, calore, applausi, il battesimo di RED nelle Marche, officiato da Oriano Giovanelli e Massimo D’Alema è stato, come previsto, un successo. E’ tanta l’incertezza tra i democratici anconetani, sia per le vicende nazionali che per quelle comunali, che la presenza di D’Alema è stata, specie per quelli dell’area DS, un momento di rassicurazione e incoraggiamento. Quanto di questo successo si trasferirà su RED Marche è da vedere: dipende se Giovanelli e i suoi saranno in grado di dire qualcosa di interessante e originale sulle Marche, senza timore di pestare i piedi a qualche potente.
Ma D’Alema ha parlato pochissimo del partito, leggi il seguito

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due interventi sul pd

Saturday, December 13 2008

by Amicus Plato
equilibrio
Su Il Riformista di oggi, Michele Salvati riassume, secondo me in modo chiaro ed esauriente, i nodi irrisolti nel Pd che rischiano di provocare lo stesso fallimento del progetto del nuovo partito. E sono cinque:
1. un residuo problema ideologico – culturale, che divide le due formazioni fondatrici del nuovo partito soprattutto sui problemi su cui pesano gli interventi della gerarchia ecclesiastica. Dice Salvati che questa divisione non sarebbe difficile da comporre se ci fosse stato quel processo di rimescolamento tra le diverse componenti che si auspicava, ma che non è avvenuto. leggi il seguito

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red marche chiama d’alema

Wednesday, October 22 2008

by Amicus Plato
giovanelli
RED, ovvero rosso, ovvero “Riformisti E Democratici” (secondo D’Alema), ovvero “Riformisti E Dalemiani”, secondo altri, è la corrente/non corrente fondata da D’Alema, filiazione della sua fondazione Italiani/Europei, presieduta dall’ex ministro dell agricoltura De Castro, che si sta organizzando anche nelle Marche.
Ha un comitato promotore nazionale in cui ci sono persone di varia provenienza politica, dai dalemiani storici Turco e Ventura, al prodiano De Castro, al presidente della Regione Emilia Romagna Errani, al lettiano Boccia, al calabrese Olìverio, vicino a Marini. leggi il seguito

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le marche al governo

Friday, May 23 2008

by il nostro corrispondente nel Transatlantico
marche
Fatte le commissioni parlamentari. Non è facile ritrovare tutti gli eletti nelle Marche, perchè alcuni sono degli illustri sconosciuti paracadutati (chi sono Abrignani, Barbaro, Brigandì?). Comunque, alla Camera abbiamo Giovanelli nella commissione affari costituzionali, Cavallaro alla Giustizia, Pistelli agli Esteri, Ceroni, Ciccanti e Vannucci alla Bilancio, Favia ai Trasporti, Ciccioli vicepresidente agli Affari sociali, Agostini all’Agricoltura e Merloni agli Affari europei (materia di cui è ministro ombra per il PD).
Al Senato, Tonini è agli Esteri, Amati alla Difesa, Rossi al Bilancio, Baldassarri presidente della Finanze, Magistrelli e Morri all’Ambiente, Casoli e Piscitelli all’Industria. Ma se Tonini, Rossi, Pistelli, Morri e altri non sono marchigiani, abbiamo anche Sbarbati (Industria) e Saltamartini (Affari costituzionali) eletti in Sardegna e Paolini della Lega che ha optato per la Toscana.
Nessuno al Governo. Tremonti e il PDL non si sono spesi per Baldassarri, considerato uno che si agita troppo in cerca di visibilità, mentre anche da AN delle Marche si è fatto sapere che se uno doveva andare al Governo, quello non era Baldassarri. I dirigenti regionali della Confindustria lamentano che non ci sia nessun marchigiano al Governo e dicono di averne parlato con Berlusconi che ne avrebbe parlato con Napolitano. Nientemeno. Non si rendono conto che avere uin sottosegretario – per inciso, a quale ministero? – conta meno di avere un buon parlamentare. I sottosegretari non partecipano alle riunioni del Governo e talvolta non vedono il loro ministro per mesi.
Che le Marche, e in particolare la sua industria, meritino un sottosegretario è una cosa che non ha senso; nè un sottosegretario può compensare la valanga di paracadutati nelle liste marchigiane. Invece di piatire posti di (sotto)governo bisognerebbe battersi in modo bipartisan per il diritto di scegliere i propri parlamentari.

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federalismo fiscale

Wednesday, May 14 2008

by A.L.
FEDERALISMO
Uno dei temi più importanti, e più potenzialmente conflittuali, della prossima legislatura, è quello del federalismo fiscale. Per avere un’idea di come la maggioranza intende procedere si può vedere la pagina del Sole 24 0re del 12 maggio, che riporta uno studio sulla proposta avanzata dalla Regione Lombardia e che, nelle Marche, è stata ripresa da Bugaro del PDL.
Alle regioni andrebbe l’80% dell’IVA raccolta nel proprio territorio e almeno il 15% dell’IRPEF. leggi il seguito

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la cambiale più grossa

Friday, March 14 2008

by Amicus Plato

La prima cambiale, quella di Agostini, è stata pagata dalla Giannini candidandolo al Parlamento in un posto sicuro. Ma la più grossa verrà a scadenza quando si voterà per la Regione nel 2010, forse con qualche anticipazione in occasione delle elezioni europee del 2009.
Sulla ricandidatura di Spacca nel 2010 si rincorrono voci diverse nel Palazzo Raffaello: secondo alcuni, c’è un accordo per la staffetta con un PD pesarese (Ucchielli), che sarebbe preparata dalla candidatura del Governatore al Parlamento di Strasburgo. Secondo altri, l’accordo riguarda solo gli ex DS e prevede Ucchielli vicepresidente, mentre Spacca sarebbe confermato (da decidere, chi terrà il posto che è ancora per poco di Agostini fino al 2010).
Ma, per quanto chiari siano gli accordi – e non lo sono mai – ci sono sempre le incognite: a Pesaro intanto, già nel 2005 era emersa la candidatura di Oriano Giovanelli più che quella di Ucchielli (e allora aveva anche il gradimento di Fassino). E poi c’è Galeazzi, ormai libero di correre da outsider. Nè si può escludere che le primarie, obbligatorie per statuto, siano una cosa seria.
E ad Ancona, in occasione della visita di Napolitano, non è sfuggito il gioco di squadra Spacca-Pacetti, uniti nell’esaltazione del modello marchigiano e nell’ossequio al salotto buono del big business della regione; mentre a chi non ne fa parte – banche, cooperative, commercianti e altri – non è stata data neanche la parola. Pare che il rettore Pacetti si candidi per la quinta volta al vertice dell’Università di Ancona. Tutti si aspettavano, secondo le consuetudini, una staffetta con la Facoltà di Medicina – il neurologo Leandro Provinciali si stava già scaldando ai bordi del campo – ma l’infortunio dei test truccati ad Odontoiatria, soffocato con decisione dal rettore, ha dato il destro per rinviarla. Di un rettore proveniente da Economia, non se ne parla: da sempre c’è un patto ad excludendum firmato dalle due altre facoltà maggiori.
Così, il rettore potrebbe arrivare al 2010 come tale e non come ex, pronto a candidarsi alla presidenza della Regione con l’appoggio del salotto buono. Che ne dirà il politburo di Pesaro?

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sostiene giovanelli

Tuesday, January 15 2008

by Amicus Plato

In attesa di ascoltarlo venerdì, sentiamo brevemente Oriano Giovanelli, che ci anticipa le sue opinioni sui punti controversi del dibattito sullo statuto del PD (vedi il post “Ne parliamo venerdì”).
Sull’elezione del segretario, è favorevole al fatto che chi vorrà votare si registri preventivamente in un albo dei sostenitori. All’obiezione che così si limita la partecipazione, replica che è vero, ma quella che viene evitata è la partecipazione “emotiva” e occasionale.
Sul secondo punto, sempre riguardante l’elezione del segretario, dice che c’è consenso nella commissione statuto sul doppio percorso, dapprima un congresso dei soli iscritti (aderenti) che seleziona candidati e piattaforme e poi l’elezione a cui partecipano tutti i sostenitori. Il punto controverso riguarda la soglia di voti che sarà necessario ottenere nel congresso per potersi presentare all’elezione. E’ favorevole ad una soglia alta, 20 – 25%, e quindi ad una limitazione delle possibili candidature: la ragione, secondo lui, è che in questo modo si evita la frammentazione e si obbligano i vari gruppi e aree a mescolarsi per convergere su pochi candidati.
Infine, sul terzo punto, quello delle primarie, pensa che si debbano fare anche per i parlamentari, ma che gli organi del partito debbano selezionare preventivamente le candidature. Secondo Migliavacca, presentatore di emendamenti al testo base di Vassallo, solo chi avesse le firme del 35% dei componenti dell’assemblea del partito potrebbe candidarsi, una soglia talmente alta che si rischierebbe di avere un solo candidato e non più di due; Giovanelli pensa che sia troppo alta e che debba essere abbassata, ma non condivide l’idea del presidente della commissione Vassallo, di rinviare il punto con l’ argomento che non si sa quale sarà la legge elettorale. “In realtà“, nota “Vassallo ha un’idea top-down del partito e pensa che il vertice debba controllare le candidature per avere un gruppo parlamentare disciplinato”.

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